31 luglio 2026

L’addio a don Mazzi. Nel 2014 a Barzio disse: “Esiste ancora il perdono ed è una faccia dell’amore”

Don Antonio Mazzi a Barzio nell'agosto 2014.

(C.Bott.) Era il penultimo giorno di agosto del 2014 e don Antonio Mazzi, morto oggi all’età di 96 anni, era a Barzio in occasione della festa per i 200 anni della Benemerita e per l’intitolazione a Emanuele Messineo della sezione di Introbio dell’Associazione nazionale carabinieri.

Nella chiesa parrocchiale di Sant’Alessandro il sacerdote fondatore di “Exodus” spiegò il motivo che lo aveva portato ad accettare l’invito che gli era stato rivolto di salire appunto in Valsassina.  “Ho una quarantina di comunità sparse un po’ ovunque, ma io vivo all’interno del Parco Lambro a Milano, dove tengo con me i ragazzi migliori. Uno di loro ha 20 anni e due anni fa ha rotto la testa a un carabiniere…”.

Ad ascoltarlo numerosi fedeli, silenziosi e attenti. “Quel ragazzo - aggiunse il sacerdote - stava rientrando dopo aver festeggiato il suo diciottesimo compleanno e guidava l’auto di sua mamma. Lui e i suoi amici sono stati fermati per un controllo e invitati a scendere dalla vettura. C’era un bastone, per terra. Quel giovane l’ha afferrato e ha colpito alla testa con estrema violenza un carabiniere, riducendolo in fin di vita al punto che dopo oltre 7 mesi di coma quel militare è morto”.

Una pausa, poi don Mazzi aggiunse: “Il ragazzo è stato processato e ha avuto l’ergastolo, pena in seguito ridotta a 20 anni. Adesso è lì con me. Ebbene, noi preti non diamo ragione a chi sbaglia, ma quando sono stato  in Tribunale a Firenze dove si doveva decidere se la pena gli sarebbe stata confermata oppure no è accaduto qualcosa di sconvolgente”.

“La moglie del carabiniere ucciso - ebbe a dire don Antonio - mi ha avvicinato e mi ha chiesto se poteva venire da me in Comunità perché voleva incontrare quel ragazzo e perdonarlo. Vedete, io vivo da 50 anni tra i disperati, ma questo è stato anche per me  un evento straordinario e vorrei che l’episodio che vi ho raccontato rimanesse nei vostri cuori. Ecco, oggi io sono qui per ringraziare i carabinieri”.

Il fondatore di “Exodus” raccontò altri particolari di quel drammatico episodio. “Quindici giorni dopo il processo - disse - quella donna è venuta in Comunità e ha abbracciato il ragazzo che gli aveva ucciso il marito a colpi di bastone. Il giovane era sconvolto da quel gesto, ma la gente deve sapere che queste cose accadono ancora. Io ho visto di tutto, in vita mia, ma un fatto simile non mi era mai capitato”.

Don Mazzi concluse: “Questo vuol dire che esiste ancora il perdono e che non abbiamo perso tutto, perché proprio il perdono è una faccia dell’amore e a ciascuno di voi io dico: tutti abbiamo qualcosa da perdonare, perciò vorrei che ringraziassimo Cristo perché le azioni più straordinarie che lui ha fatto sono state azioni di perdono”.

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