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02 novembre 2026

Mandello e la ricerca storica. “Il pontile è malmesso, ma di chi è la colpa? E chi deve pagare?”

Un’altra puntata a firma di Luciano Rossi della ricerca da lui curata con Luigi Rompani sugli “Incroci piccola e grande storia” tra Ottocento e inizio Novecento in quel di Mandello e in Italia.

Forse siamo a una svolta sui litigi per l’uso e la manutenzione del pontile a fine Ottocento. Il 1884 è l’anno delle trattative. Tutti d’accordo che il pontile è malmesso e richiede interventi urgenti, ma di chi è la colpa e chi deve pagare? In febbraio si pronuncia il consiglio comunale di Mandello: le riparazioni richieste «furono cagionate dall’irregolare modo con cui i piroscafi fanno l’approdo, attesoché i medesimi non si danno cura di allontanarsi alquanto dal pontile prima di avviarsi, lo che dà luogo a continui urti e conseguentemente a successivi guasti».

In aprile replica “Società riunite”: viste le richieste di Mandello, abbiamo mandato un nostro ingegnere a visitare il pontile, così da «rilevare se le avarie sofferte fossero dipendenti da cedimento del terreno, ovvero da falsa manovra dei piroscafi nei loro approdi». E l’ingegnere certifica naturalmente che «il pontile è realmente in cattive condizioni di stabilità», con «larghe fenditure sulla fronte e sui fianchi, causate da cedimenti, da scorrimento del fondo e dalla insufficiente fondazione». Aggiunge che «fu grave errore quello di spingere la muratura del pontile tanto avanzante in lago sino a trovarsi sul ciglio di una scarpata abbastanza ripida e soggetta scoscendere per effetto delle ondate, specialmente in tempo di acque magre», quindi va affatto esclusa «l’idea che vi abbiano contribuito le qualunque siasi manovre d’approdo dei piroscafi della Compagnia».

In maggio interviene anche la “Geisser” con una considerazione mediana pro domo sua: «Il pontile è solidissimo e sicuro se approdiamo solo noi, mentre sbarcando la S.tà Lariana colle sue grandi moli nascerebbe il pericolo, in causa dei forti urti, di vederlo rovinare».

Quanto a pagare, si arriva alla fine a un compromesso. Il Comune chiede che la Lariana contribuisca per metà delle spese, la Lariana risponde che la proposta non può essere presa in considerazione ma che, viste le ristrettezze del Comune, è disposta a dare un contributo annuo di 100 lire «sempre che quel Comune si obblighi alla regolare e inappuntabile manutenzione del pontile».

Però c’è anche in ballo l’«eventualità più o meno remota della costruzione» della linea ferroviaria Lecco-Colico, che non si sa che impatto potrà avere sui trasporti via lago, perciò la Società promette «la continuazione del sussidio fino a tanto che crederà di mantenere il servizio sul ramo di Lecco». In effetti le due macchine a vapore, su acqua e su binario, entreranno in concorrenza tra loro, per il tratto fra Lecco e Bellano a partire dal 1892, e fino a Colico dal ’94, poi dopo un decennio, 1902, la ferrovia si modernizzerà passando alla corrente elettrica (prima fra tutte), ma insieme cominceranno ad arrivare, e non ci lasceranno più, i nuovi motori a scoppio su strada.

Intanto il pontile nella primavera 1884 è chiuso per i necessari lavori. La Lariana mette a disposizione il proprio capo falegname, che arriverà col «battipalo per mettere a posto le colonne». Tramite il servizio telegrafico di Tonzanico (attivo dal 1875), chiede da Como di «predisporre barca e uomini» per scaricarlo. Pensiamo che tutto sia andato per il meglio e il problema risolto, ma nel nostro archivio storico non abbiamo trovato ulteriori notizie. Molti documenti si riferiscono invece, estrema risorsa, a una ricerca di soldi tra i privati da parte del comune di Mandello, visto il persistente rifiuto di Rongio.

L’assessore, a nome del sindaco, ha scritto una sorta di circolare e l’ha inviata a quelli che ritiene di poter coinvolgere: «Tutti comprendono la necessità di presto por mano alle opere di restauro del pontile dei piroscafi; come pure a tutti è notorio in quali strettezze finanziarie trovasi attualmente il Comune di Mandello del Lario; laonde non deve recare meraviglia se questo è venuto alla determinazione di invitare i principali interessati a concorrere con qualche somma affine di poter coprire la spesa necessaria per ridurre in piena solidità il manufatto di cui sopra». Prosegue dicendo di avere «già in mano un’offerta considerevole» e di nutrir «fiducia che anche V.S. non vorrà rifiutarsi dal fare un’oblazione proporzionata alla sua generosità ed all’utile che Le deriva dal pontile», assicurando da parte sua la massima sollecitudine nell’esecuzione dei lavori «acciò in breve si possa dal popolo goder i vantaggi del pontile stesso».

Le risposte presentano un campionario di varia umanità: diversità di sentimenti, di interessi, di partecipazione e anche di capacità di maneggiare nello scritto la lingua italiana, cosa a quel tempo per niente facile. Qui c’entra la scuola e bisognerà riparlarne. C’è comunque chi, come Micheli G.Battista, offre «lire 10, permettendo appena così il mio stato», ma sperando che lo facciano anche «gli altri principali utenti».

E c’è Evangelista Ferrario che, pur avendo un filatoio, afferma di non fare «nessunissimo servizio coi piroscafi» e di non trasportare nemmeno «un sol filo di seta od altro», ma di essere «uno dei più caricati di tasse comunali» e perciò di non sentirsela di contribuire. Aggiunge anche con un pizzico di sale che, riguardo a Micheli, «non sia necessità di molto studio per comprendere» che «a lui importi ben molto che il servizio lo si faccia al Pontile, imperciocché di tal modo» sarà molto meno pesante che con le barche (cosa faceva? Il trasportatore?).

Anche Giovanni Panizza è spiacente di non poter pagare, perché si serve di propri barcaioli per il trasporto merci e per «il cattivo andamento della propria industria», però concorda che sistemare il pontile è «tanto necessario e utile all’interesse generale del paese presente e avvenire».

Tra quelli “pronti a pagare ma…” c’è un tale Galbiati per Alberto Keller: «Volentieri concorrerò alla spesa, ma prima attendo di vedere» ridotta la tassa d’esercizio e sistemata la piazza e il molo dei Mulini, come avevate promesso anni fa, «quando gratis si concesse il terreno per l’allargamento della strada». Oppure Luigi Agostini, favorevole a patto che «venga fatto un nuovo pontile in altra località, che corrisponda pienamente ai bisogni commerciali». O ancora Giuseppe Luppi, purché paghino anche gli altri «che ne anno aumento».

Uno dei primi a rispondere è stato Carlo Ferrario, che dovrebbe essere il vecchio titolare dell’officina meccanica anche se qui non usa la carta intestata, e offre il suo progetto per le sole parti in muratura: «affrancazione del ponte con legature di ferro a regola d’arte» e «riparazione delle crepature», garanzia 10 anni, spesa 350 lire, «manutenzione della muratura, non compreso il legname, a £ 15 annuali». A quanto pare, non verrà preso in considerazione.

Infine un terzo Ferrario, Lodovico, è il più enigmatico per noi ma ci ispira simpatia per la sua franchezza e la fatica nel domare la grammatica italiana. Trascriviamo esattamente le sue parole, in cui si dispiace di «non poter dare alcuna oblazione a motivo che il pontile in parola non porta a me nessun vantaggio ma bensì perdita nel mestiere […] perché le spese di trasporto sono a carico dei comitenti e […] perché o bisogno che le gente vadino in carrozza e non in vapore». Scopriremo per caso (forse) perché dica così in un successivo capitolo.

Luciano Rossi (Mandello Lario)

Unisco una vecchia foto delle locomotive elettriche alla stazione di Lecco e una della comunicazione di Lodovico Ferrario al Comune in cui dice di non poter dare alcuna oblazione per il pontile.

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