01 dicembre 2023

Zamperini: “Tra parassiti e invasione di cormorani la biodiversità lariana è in serio pericolo”


Il cormorano preoccupa ora per l’infestazione dovuta al parassita Eustrongylides (Nematoda, dioctophyma tidae) che colpisce gli uccelli ittiofagi e contagia anche i pesci dulciacquicoli. Sull’argomento interviene il consigliere regionale lecchese Giacomo Zamperini, componente della Commissione VI che si occupa di ambiente e salvaguardia della biodiversità.

“Ogni cormorano - afferma - mangia tra i 400 e i 600 grammi di pesce al giorno e, secondo una relazione europea del 2011, si tratta di 300.000 tonnellate, ossia una quantità superiore alla produzione di pesce-acquacoltura di Francia, Spagna, Italia, Germania, Ungheria e Repubblica Ceca nel loro insieme. Negli scorsi mesi l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale ha autorizzato l’abbattimento di 346 esemplari nonostante questi risultino essere 9.439 dall’ultimo censimento a livello regionale. Con ogni probabilità il numero effettivo è sottostimato visto il loro continuo proliferare”.

“Nel 1973 un censimento europeo contava circa 170mila coppie di cormorani - aggiunge - dunque la specie è stata classificata come specie a rischio di estinzione. Nel 2013 il censimento contava in Europa una popolazione di quasi 3 milioni di coppie. Un incremento spropositato e fuori controllo. Soltanto in provincia di Lecco ve ne sono migliaia, pertanto il piano di controllo e contenimento deve essere rinegoziato sulla base dei dati aggiornati”.


“Alla perdita di pesce dovuta alla predazione del cormorano - osserva sempre Zamperini - si aggiungono ulteriori effetti negativi non trascurabili sulla comunità ittica come il ferimento dei soggetti che sfuggono alla cattura, in grado di condizionare lo stato sanitario e renderli maggiormente suscettibili alle malattie, e l’alterazione comportamentale dei pesci, che vengono spaventati e spesso indotti ad abbandonare settori di habitat occupati, anche in momenti strategici quali la riproduzione o il periodo di rifugio invernale. Ciò comporta un danno non soltanto al patrimonio ittico ma anche riflessi sulle attività di pesca professionale e sportiva. Il parassita trasmesso dal cormorano ai pesci non rappresenta un problema solo per la morte di questi ultimi, ma danneggia anche il settore della ristorazione e della commercializzazione, dal momento che è reale il rischio della trasmissione della parassitosi all’uomo qualora non vengano applicate misure di bonifica preventiva”.


Afferma ancora il consigliere regionale: “Il tema è trasversale e riguarda la salvaguardia della biodiversità lariana. La minaccia rappresentata dalle specie alloctone e nocive del nostro lago interessa tutte le istituzioni, dunque la tutela delle specie autoctone e tipiche lariane deve essere una priorità nelle agende politiche a ogni livello istituzionale. E’ indispensabile il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste, piscatorie e venatorie nel mettere assieme un piano efficace per il contenimento di questa specie, chiedendo alle istituzioni e alle università di aiutare a raccogliere e elaborare i dati necessari per intervenire. Penso ad esempio ad alcune realtà strategiche presenti sul nostro territorio, come quella rappresentata dall’incubatoio di Fiumelatte egregiamente gestito dal biologo professor Alberto Negri. L’obiettivo da perseguire è promuovere una gestione sostenibile della popolazione dei cormorani attraverso il coordinamento, la cooperazione e la comunicazione a livello scientifico e amministrativo. Sarebbe inoltre utile creare un database affidabile e efficace da aggiornare ogni anno sullo sviluppo, la quantità e la distribuzione geografica della popolazione di cormorani”.

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