29 maggio 2026

In ricordo di Alfio Micheli. “Grazie per averci fatto sognare. Ora sei in sella su una pista senza fine”

Alfio Micheli

Nei giorni scorsi Mandello Lario ha tributato l’estremo saluto ad Alfio Micheli. Il suo ricordo, le sue imprese e il suo stile di vita sono racchiusi fedelmente nel “ritratto” che di seguito pubblichiamo. Le due firme sono quelle di Claudio Bianchi e Aurelio Barutti e questa è la loro testimonianza:

Ci sono notizie che colpiscono duro, di quelle che ti riportano indietro nel tempo in un secondo, lasciandoti addosso un groviglio di nostalgia e magone. La scomparsa di Alfio Micheli per noi ragazzi degli anni Settanta, oggi fieri boomer, è una di queste.

Per noi Alfio non era semplicemente un collaudatore della Moto Guzzi o un pilota della porta accanto. Era il nostro “eroe”, il ragazzo che portava in pista la nostra passione, il nostro orgoglio e la nostra terra. Lo seguivamo ovunque, con quell’entusiasmo genuino che si poteva avere soltanto a vent’anni, quando bastava un motorino o una macchina stipata di amici per andare a vedere le corse.

E di motivi per entusiasmarci Alfio ce ne ha regalati tantissimi, firmando un albo d’oro da vero fuoriclasse. Come dimenticare quando andò a vincere la “nostra” Ballabio-Resinelli proprio con la Harley-Davidson 250 che usava in pista? Vederlo pennellare quei tornanti con una moto da circuito è un’immagine stampata nella memoria. Con quella stessa “250” conquistò il titolo di vicecampione italiano Junior, un risultato straordinario, replicato poi tra i Senior, dove si laureò vicecampione italiano nella classe 750 in sella alla Yamaha.

Alfio era un pilota totale, capace di volare anche nelle maratone più massacranti del mondo: indimenticabile il suo quinto posto assoluto alla mitica 24 Ore di Spa-Francorchamps, nel Mondiale endurance, una prova di forza e manetta che soltanto i grandi potevano firmare.

Ma Alfio era anche parte di una geografia magica, scritta sull’asfalto e nella leggenda di Mandello. Lui, “Lalo” e Alvaro: i tre cavalieri di via San Martino. Una via che ha respirato motori e mito come nessun’altra, la stessa via dove nacque Ezio e dove vivevano campioni del calibro di Duilio Agostini e Ferdinando Balzarotti. Una culla di piloti e di uomini veri.

Ognuno di noi custodisce un fotogramma speciale. C’è chi lo ricorda a Monza quando, nell’intervallo delle competizioni mondiali, scese in pista guidando la leggendaria “350” di Bill Lomas, il campione del mondo. Sentire l’urlo di quella moto mitica condotta dalle sue mani fu un’emozione da pelle d’oca, incredibile, da brividi lungo la schiena.

Poi il campionato italiano di velocità del 1976, sulla pista del Mugello. Ultima gara di campionato. Nei primi giri ci è sembrato di toccare il cielo con un dito: Alfio era là davanti, a carena tesa, a lottare gomito a gomito con i mostri sacri del motociclismo e con i piloti ufficiali. Per qualche minuto abbiamo sognato l’impossibile. Poi, inevitabilmente, il divario di una moto privata si è fatto sentire e i cavalli delle scuderie ufficiali lo hanno costretto a cedere il passo. Ma l’orgoglio di vederlo lassù a dettare il ritmo è qualcosa che non si è mai cancellato. Quella non è stata una sconfitta, è stata un’impresa che ci ha fatto battere il cuore in gola.

Oggi che Alfio non c’è più lo piangiamo con la tristezza di chi perde un pezzo importante della propria giovinezza. Ma insieme alle lacrime c’è un sorriso immenso, grato per tutte le emozioni e le domeniche indimenticabili che ci ha regalato.

Ci piace immaginarti così, Alfio: di nuovo in sella, su una pista senza fine insieme ai ragazzi di via San Martino, mentre apri il gas e torni a farci sognare. Buon viaggio, campione nostro!

Claudio Bianchi e Aurelio Barutti

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