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| Graziana Panizza e Armando Locatelli. |
(C.Bott.) Ottobre 1976 - ottobre 2026. Cinquant’anni. Sono quelli trascorsi dal giorno delle loro nozze, celebrate nella chiesa del “Sacro Cuore” dall’allora parroco don Erio Bertoletti, ad oggi. Cinquant’anni di sorrisi, di emozioni, di lacrime. Di gioie e di dolori. Cinquant’anni di sfide, molte delle quali difficilissime ma molte delle quali vinte, cinquant’anni d’amore. E di mobilitazione nel mondo del volontariato.
Graziana Panizza e Armando Locatelli tagliano il traguardo delle nozze d’oro. Lei, classe 1955 (è nata il 2 luglio) ha legato il nome alla cartolibreria Panizza gestita per anni in via Manzoni, lui - nato il 1° giugno 1949 - alla professione di installatore di impianti elettrici ma soprattutto al suo instancabile impegno a favore del Gruppo volontari assistenza agli anziani, del Corpo musicale mandellese, del Cai Grigne, del Soccorso degli alpini e del Gruppo alpini, a cui ha dedicato tempo, passione ed energie.
Poi, a proposito di sfide, la malattia della moglie, le tante battaglie combattute fianco a fianco con lei prima di dover lui stesso affrontare un non facile percorso tra le corsie e i reparti di un ospedale (ora si definisce ironicamente “dipendente dell’ospedale “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo”).
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| 16 ottobre 1976. Graziana e Armando il giorno delle loro nozze al "Sacro Cuore". |
Sua moglie Graziana ha condiviso tante tappe dell’impegno del marito nel campo del volontariato e nel servizio agli altri. Ha fatto parte a sua volta del Gruppo assistenza agli anziani, è stata la prima segretaria del Soccorso degli alpini ed è stata (e lo è tuttora) socia sostenitrice del Gruppo alpini di Mandello e da sempre vicina alle penne nere e alle loro iniziative.
Le penne nere, già. E’ con loro che Graziana e Armando questa settimana hanno “celebrato” il loro significativo anniversario di matrimonio. Cinque decenni di vita condivisi con la grande famiglia degli alpini. “Un bel tratto di strada - ha ricordato loro il capogruppo, Claudio Bianchi - e voi ben sapete che la strada non è stata sempre in piano. Avete affrontato la malattia e le preoccupazioni che porta con sé restando uniti e sostenendovi a vicenda, giorno dopo giorno. E’ in questi gesti quotidiani che si vede quanto sia forte un legame. E il vostro è un esempio d’amore che merita il nostro rispetto”.
“Noi alpini siamo un po’ rudi e con le parole affettuose qualche volta andiamo in difficoltà - ha aggiunto - ma certe cose le riconosciamo: esserci quando serve, non tirarsi indietro nelle difficoltà, dare una mano senza aspettarsi nulla in cambio. Sono cose che voi avete dimostrato anche fuori dalla vostra famiglia”.
E’ stato allora naturale il riferimento al contributo dato da entrambi alla nascita del Soccorso degli alpini “tenente Gildo Molteni”. “Una parte della sua storia porta anche la vostra firma - ha detto loro il capogruppo - Un impegno concreto che racconta il vostro attaccamento al nostro sodalizio e la vostra attenzione verso chi ha bisogno”.
E allora, insieme agli auguri, anche un grazie - “Per quello che avete fatto per il gruppo e per l’esempio che ci avete dato come coppia” - e un auspicio: “Vi auguriamo di avere ancora tanti giorni da condividere, con la serenità delle cose semplici e il piacere di ritrovarci insieme”.
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