01 maggio 2026

“Casa Comune” e la festa del Primo maggio: “Il lavoro che vogliamo: dignità, sicurezza e futuro”

“Fare politica locale significhi anche questo: tenere accesa la luce per chi vuole costruire il proprio futuro qui e lavorare ogni giorno perché farlo sia possibile e abbia senso”

Da “Casa Comune per Mandello democratica” riceviamo:

Oltre un secolo di conquiste ci guardano dalle spalle - le otto ore, i contratti collettivi, la tutela della maternità, le pensioni - ma il paesaggio del lavoro che ci circonda racconta oggi una storia più complicata e per molti versi più inquietante. L’Italia è la Repubblica fondata sul lavoro per eccellenza: lo dice l’articolo 1 della Costituzione, con una solennità che non invecchia. Eppure mai come in questo momento quella promessa fondativa chiede di essere rinnovata con urgenza, concretezza, coraggio.

C’è un paradosso che segna la nostra epoca e che non possiamo fingere di non vedere: lavorare non protegge più dalla povertà. Milioni di lavoratrici e lavoratori si trovano intrappolati in contratti a termine rinnovati all’infinito, in collaborazioni che non tutelano, in retribuzioni che non tengono il passo del costo della vita. Il risultato è una generazione - e non soltanto quella giovane - che lavora senza costruire nulla di stabile: senza la possibilità di programmare un mutuo, di mettere al mondo un figlio, di immaginare una vecchiaia serena.

La discussione sul salario minimo legale, che in gran parte d’Europa è già norma acquisita, in Italia si trascina come un dibattito infinito quando invece è una questione di civiltà elementare. Chi lavora deve potersi permettere di vivere. Non sopravvivere: vivere.

Ogni anno in Italia si contano centinaia di morti sul lavoro: quasi ottocento soltanto nel 2025.  Un numero che dovrebbe fermare il Parlamento, le imprese, la coscienza collettiva. Invece scivola troppo spesso nelle cronache locali, diventa statistica, viene dimenticato nel giro di qualche giorno.

Le morti bianche non sono fatalità: sono il segnale di un sistema in cui la prevenzione viene ancora percepita come un costo invece che come un investimento in umanità. Servono più controlli, più risorse per gli ispettorati del lavoro, responsabilità effettive e penali certe per chi viola le norme. Ma serve anche una cultura della sicurezza che si costruisce a scuola, nelle imprese, nelle famiglie.

Una delle ferite più silenziose del nostro tempo è la fuga. Non la fuga di singoli, ma di intere generazioni. I nostri ragazzi - spesso i più preparati, i più capaci - si trovano di fronte a un bivio crudele: restare accettando condizioni che non riconoscono il loro valore, oppure andare. E molti vanno. Non è scelta di comodo: è la risposta razionale a un mercato del lavoro che non li valorizza abbastanza.

Il nostro territorio rischia di perdere linfa vitale se non si rafforzano con serietà le politiche attive per il lavoro giovanile, in connessioni tra scuola e impresa, in spazi e opportunità che rendano attrattivo restare. Come “Casa Comune per Mandello democratica” crediamo che fare politica locale significhi anche questo: tenere accesa la luce per chi vuole costruire il proprio futuro qui e lavorare ogni giorno perché farlo sia possibile e abbia senso.

Celebrare il Primo maggio oggi non è nostalgia. È un atto di affermazione collettiva: il lavoro non è una merce, chi lavora non è un numero. Questa giornata ci chiede di non accontentarci dello stato delle cose, di pretendere di più, non per spirito di contrapposizione, ma per fedeltà a un’idea semplice e irrinunciabile: le comunità si misurano su come trattano le persone più esposte, più vulnerabili, più sole.

“La libertà senza la giustizia sociale è una parola vuota” (Sandro Pertini, presidente della Repubblica italiana).

Buon Primo maggio a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori di Mandello e del territorio.

“Casa Comune per Mandello democratica”

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