08 maggio 2026

Una riflessione da Mandello: “Dopo una tragedia il silenzio sarebbe la risposta più onesta”

Da Mandello Lario riceviamo:

C’è un momento in cui il silenzio sarebbe la risposta più onesta. Quello che segue una tragedia, prima che i fatti siano ancora "freddi", è uno di questi. Invece, puntuale come un orologio elettorale, è arrivata la dichiarazione. “Casa Comune” da un lato, il presidente dell’Associazione nazionale assistenti bagnanti dall’altro: proposte di “punti di sicurezza lacustre”, assistenti bagnanti, presidi professionali, investimenti pubblici. Il tutto mentre una famiglia sta ancora cercando di capire cosa è successo.

La cronaca, però, non negozia con le campagne politiche: il ragazzo annegato sabato scorso a Mandello Lario era entrato in una proprietà privata senza autorizzazione. Questo è il fatto. Tutto il resto è narrativa. Nessun Comune ha il potere legale, né economico, di presidiare ogni metro di costa privata con personale qualificato. Proporre di farlo non è prevenzione: è comunicazione di categoria travestita da etica pubblica. Ed è pagata con i soldi dei cittadini.

Esiste un nome preciso per questo meccanismo: si chiama capitalizzazione del dolore. Si individua una tragedia, si semplificano le cause, si presenta una soluzione che - guarda caso - richiede nuove assunzioni, nuovi finanziamenti, nuove competenze esattamente nel settore di chi sta parlando. Il tutto nel momento in cui l’emotività del pubblico è al massimo e la soglia critica è al minimo.

La sicurezza reale è una cosa diversa. Inizia dall’educazione al rischio, dal rispetto delle proprietà altrui, dalla responsabilità individuale. Non si compra a pacchetti e non si vende con un manifesto elettorale.

Ci sono errori di giudizio. Ci sono errori di metodo. E poi c’è questo: usare il corpo di un ragazzo come piedistallo per un programma di partito. Quello non è un errore. È una scelta. E le scelte, prima o poi, si ricordano.

Fabrizio Marra (Mandello Lario)

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