Padre Angelo Cupini all’omelìa del rito funebre celebrato a Olcio“: “Aveva un’attenzione profonda verso la vita di tutti e si metteva al servizio di chiunque incontrava sulla sua strada”. Don Mario Tamola: “Tra pochi giorni avremmo celebrato insieme i nostri anniversari di sacerdozio ma Gesù ci ha preceduti, così da essere Lui il primo a festeggiarti”
(C.Bott.) L’ultimo saluto è stato quello dei missionari clarettiani, la congregazione a cui lui apparteneva. Un saluto di affettuosa riconoscenza e un “grazie” sincero per la sua testimonianza, la sua forza d’animo, la sua umiltà e la sua sensibilità. Appena prima don Mario Tamola aveva ricordato che tra pochi giorni, esattamente domenica 20 settembre, avrebbero festeggiato insieme l’anniversario della loro ordinazione: per lui 60 anni di messa, per padre Elia il traguardo del giubileo sacerdotale.
“Tu ben lo sapevi - ha detto don Mario - ma Gesù, buon pastore, ci ha preceduti, così da essere Lui il primo a festeggiarti”. Poi il suo grazie “per averti conosciuto” e per “l’esempio di fede, di bontà e di sacrificio che ci hai dato”. Infine una supplica - “Ricordati di noi e prega per noi” - e un arrivederci: “Ci ritroveremo tutti insieme per una eterna festa in Paradiso”.
Nella chiesa parrocchiale di Sant’Eufemia a Olcio è il giorno dell’ultimo saluto a padre Elia Panizza, morto venerdì 4 settembre all’età di 79 anni. A presiedere il rito funebre padre Angelo Cupini, lui pure clarettiano (il suo nome si è legato negli anni dapprima alla comunità di via Gaggio poi alla “Casa sul pozzo” di Lecco), grande amico del missionario mandellese.
E’ lui a premettere, prima che le esequie avessero inizio, che “da oggi una stella in Cielo accompagnerà il nostro cammino” e a ricordare il suo grande amore per il Signore e il bene da lui seminato. Le parole di sant’Antonio Maria Claret, fondatore dei missionari Figli del Cuore immacolato di Maria, poi all’omelìa padre Angelo ricorda la sua amicizia con padre Elia, i viaggi compiuti con lui in terra d’Africa e in Gabon.
“Si interessava di tutte le persone che incontrava - ha detto - se ne prendeva cura e voleva mantenere i contatti con loro. Quando si spostava per portare l’Eucarestia si fermava a parlare con la “sua” gente e voleva che nessuno rimanesse solo. Aveva un’attenzione profonda verso la vita di tutti e si metteva al servizio di chiunque incontrava sulla sua strada”.
Poi la sua vicinanza ai “ragazzi di strada”, la consapevolezza che “la sua figura non sarà soltanto un ricordo perché lui ha voluto far crescere ovunque il rispetto per la vita” e l’invito a fare tesoro della sua esperienza e della sua intelligenza. “Al termine del rito lo accompagneremo al cimitero della sua Olcio - ha concluso padre Cupini - ma con la consapevolezza che ora lui è già nella gioia piena”.
Alla fine della messa, prima dell’aspersione e dell’incensazione della salma, le parole commosse dei familiari e dei nipoti di padre Elia. “Per noi eri un supereroe - ha affermato uno di loro - e la tua vita in Gabon è stata davvero da supereroe”. “Dalla tua umiltà scaturiva la tua grandezza - è stato anche detto - Ora continua a tenerci per mano e a rassicurarci”. E ancora: “Non dimenticheremo il tuo carattere mite, sensibile, generoso e tuttavia così tenace. Dopo averci guidato con straordinaria lucidità mentale la tua grande fede ti ha aiutato a sopportare ogni prova e nella malattia hai accolto e abbracciato la tua croce”.
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