(C.Bott.) Un concerto dedicato a chi ha combattuto e sacrificato la propria vita per la libertà, a chi ha affrontato sfide estreme. Un concerto per non dimenticare. A pochi giorni dalla Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate il Gruppo Ana di Mandello Lario ha chiamato a esibirsi il Coro alpino lecchese diretto dal maestro Francesco Bussani e ieri sera nella chiesa arcipretale di San Lorenzo il concerto incluso nel programma delle celebrazioni del IV Novembre ha visto il pubblico che vi ha assistito attraversare un ideale percorso di musica, memoria e emozioni.
“Celebrare questa ricorrenza - aveva premesso il capogruppo delle penne nere mandellesi, Claudio Bianchi - significa ricordare gli uomini che hanno sofferto per il nostro Paese”. Il primo pensiero era andato allora “agli alpini caduti in tutte le guerre, a chi è tornato portando sul corpo e nell’animo ferite mai del tutto rimarginate, a chi ha dovuto convivere per tutta la vita con il ricordo dei compagni lasciati lungo il cammino”. “Erano uomini con un mestiere, con una famiglia, con progetti ancora da realizzare - ha detto Bianchi - e dietro ciascuno di loro c’era una casa e qualcuno che aspettava”.
Da qui l’invito a ricordare le madri e i padri rimasti a casa: “Le giornate trascorse senza notizie, le lettere lette e rilette, l’attesa del postino, il timore di una comunicazione ufficiale. Genitori che continuavano a lavorare e a occuparsi della famiglia, mentre il pensiero correva a un figlio lontano. E per molti quell’attesa non ha mai avuto il conforto di un ritorno, talvolta neppure quello di una tomba su cui posare un fiore”.
“Anche questa sofferenza - ha aggiunto il capogruppo - appartiene alla memoria che abbiamo il dovere di custodire. Il canto può aiutarci a sentirla vicina. Una voce, una melodia, poche parole possono restituire il senso di una lontananza, la nostalgia di casa, l’affetto per una madre, la paura e il bisogno di trovare coraggio accanto a un compagno”.
Quindi una riflessione sul canto corale a cappella dove “tutto è affidato alle voci, al respiro, all’ascolto reciproco”. “Dietro la naturalezza che percepiamo - ha specificato - ci sono studio, sensibilità e un lavoro paziente. Ogni voce deve trovare il proprio posto e contribuire all’insieme e anche il silenzio e il respiro diventano parte della musica. È un’arte capace di suscitare emozioni profonde. Può far riaffiorare un volto, un ricordo personale, qualcosa che credevamo lontano. E può avvicinarci ai sentimenti degli altri, richiamando ciò che abbiamo di più umano: l’amore, la solidarietà, la dignità nella sofferenza, la speranza e il desiderio di pace”.
E un’ultima sollecitazione: “Quello del Coro alpino lecchese sia un concerto di gratitudine verso chi ha sofferto e ci faccia avvertire la responsabilità di trasmetterne la memoria a chi verrà dopo di noi”. Poi spazio alle belle voci dei cantori. E alle suggestioni dei brani da loro proposti.
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