Alla Montagnetta di Fiumelatte ieri la commemorazione in ricordo dei sei partigiani fucilati l’8 gennaio 1945. Tra loro anche il mandellese Domenico Pasut
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| (fotoservizio Roberto Brembilla) |
Alla Montagnetta di Fiumelatte ieri mattina commemorazione dell’81.mo anniversario dell’eccidio dei sei partigiani della 55.ma Brigata Garibaldi “Fratelli Rosselli” fucilati in quella stessa località dalle Brigate nere l’8 gennaio 1945.
Alla cerimonia, voluta dal Comune di Varenna e dall’Anpi, sono intervenuti il viceprefetto Vanessa Clemente, il commissario capo Rosario Torrisi in rappresentanza del questore di Lecco, i sindaci di Mandello Lario (Riccardo Fasoli), Perledo (Fabio Festorazzi) e Bellano (Antonio Rusconi), il consigliere comunale di Lecco Alberto Anghileri e il comandante della Stazione carabinieri di Bellano, maresciallo Gennaro Cassano. Presente anche il Gruppo alpini di Varenna.
La commemorazione è iniziata con l’inno di Mameli, seguito dalla posa delle corone di alloro, dalla lettura dei nomi dei sei caduti - Carlo Bonacina, Ambrogio Inverni, Giuseppe Maggi, Virgilio Panzeri, Domenico Pasut di Mandello e Carlo Rusconi - e dalle note del Silenzio.
Nel suo intervento il sindaco di Varenna, Mauro Manzoni, ha sottolineato come quest’anno la commemorazione assumesse un significato ancora più profondo, perché nel 2026 l’Italia celebra gli 80 anni della nascita della Repubblica. Richiamando le parole del Presidente Mattarella, il primo cittadino ha ricordato che “la Repubblica è uno spartiacque nella nostra storia. Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone”.
“Questi sei ragazzi hanno fatto una scelta - ha proseguito Manzoni - Avevano tra i venti e i trent’anni, avevano la vita davanti a loro. Avrebbero potuto tacere, nascondersi, pensare soltanto a salvarsi. Invece hanno scelto di mettere a rischio la vita stessa per un ideale più grande. In loro ha prevalso il dono di sé, quel mettere qualcosa di più grande - la libertà, la giustizia, la dignità umana - davanti alla propria esistenza personale”.
Il sindaco ha poi richiamato l’attualità del messaggio della Resistenza: “Ogni nostro gesto, ogni nostra scelta quotidiana contribuisce a costruire o a disgregare il tessuto sociale. Non possiamo delegare ad altri la responsabilità di curare il bene comune. Quella responsabilità è di ciascuno di noi, ogni giorno”.
Manzoni ha chiuso il suo intervento con un impegno solenne: “Carlo, Ambrogio, Giuseppe, Virginio, Domenico, Carlo: grazie per il dono che ci avete fatto! Grazie per averci mostrato che esiste qualcosa per cui vale la pena dare tutto. Noi vi promettiamo di non dimenticare. Vi promettiamo di custodire gelosamente quella libertà per cui avete dato la vita. Vi promettiamo di continuare a costruire, giorno dopo giorno, quella Repubblica nata anche dal vostro sacrificio”.
Dal canto suo il viceprefetto Vanessa Clemente è intervenuto sottolineando l’importanza di mantenere viva la memoria di questi eventi tragici. Quindi Roberto Citterio, a nome dell’Anpi provinciale di Lecco, dopo una ricostruzione storica di quei drammatici momenti, ha ricordato i due principali compiti statutari dell’Anpi: trasmettere la memoria della Resistenza al nazifascismo per contrastare i sempre più sfacciati tentativi di rilettura della storia di quel periodo e dare piena applicazione al principale lascito della lotta di Resistenza, cioè la Costituzione repubblicana.
Citando un intervento di Aldo Moro al Congresso della Dc del 1962, Citterio ha sottolineato: “Sappiamo bene che la radice del totalitarismo fascista affonda nel corpo sociale della nazione, là dove vi sono privilegi che non vogliono cedere il passo alla giustizia, là dove vi sono angustie mentali, egoismi e chiusure, là dove si teme la libertà”. Ha quindi evidenziato l’attualità di queste parole nel mondo di oggi, dove il potere economico e le tecnocrazie vivono la democrazia come un impiccio e dove si assiste a una sempre maggiore amplificazione del potere esecutivo, che vede come ostacoli i contrappesi tipici della democrazia liberale.
“Questa concezione autoritaria della democrazia è ben distante da quella che ci hanno consegnato i padri costituenti”, ha osservato ancora Citterio, ricordando che gli articoli 3 e 49 della Costituzione disegnano una concezione di democrazia sostanziale e partecipativa, che richiede un’azione collettiva e organizzata con regole democratiche.
Richiamando l’articolo 11 della Costituzione e le parole del Papa sui giovani costretti alle armi, Citterio ha concluso ribadendo che l’unica strada è continuare a rivendicare il ruolo del diritto internazionale come unica garanzia di pace, contro le aggressioni di Stati sovrani e di popolazioni civili perpetrate in Ucraina, a Gaza, in Cisgiordania e in altre parti del mondo.
La cerimonia si è conclusa con il canto Bella ciao, intonato dai presenti in un momento di forte intensità emotiva.
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