27 settembre 2026

Anno 1902, settanta mandellesi esprimono sconcerto per la situazione di Tonzanico…

L'attuale via Parodi a Tonzanico in una fotografia degli inizi del Novecento.

Spazio a una nuova puntata della ricerca dei mandellesi Luciano Rossi e Luigi Rompani “Incroci di piccola e grande storia - Patrioti, colera, analfabeti, battelli a vapore, fanciulle al lavoro e l’ombra del peccato tra Ottocento e inizio ‘900 in quel di Mandello e in Italia”.

Il paragrafo dedicato alla viabilità prosegue con l’arrivo rivoluzionario dei nuovi motori. Ma già avevano iniziato a circolare, sia pure in netta minoranza rispetto a carri e carrozze, anche le prime auto e moto e un nuovo regolamento, per la precisione Regio decreto numero 24 dell’8 gennaio 1905, comprende che anche per loro bisogna stabilire delle norme.

La maggior parte riguarda comunque ogni tipo di veicoli e sono di buon senso, come non ingombrare la sede stradale occupandone più di metà, non circolare di notte senza un lume acceso, tenere la destra e «solo per oltrepassare altri veicoli […] portarsi sulla sinistra». A questo segue un permesso che fa sorridere: «Possono però le autorità comunali delle città aventi una popolazione riunita superiore ai 25.000 abitanti prescrivere che, nell’interno delle città stesse, si tenga la sinistra, apponendo all’entrata delle medesime cartelli con la scritta ben visibile ‘tenere la sinistra’».

Poi ci sono i «veicoli semoventi senza guide di rotaie», ovvero le automobili, tenute ad avere una «licenza di circolazione» rilasciata dal prefetto, il cui numero verrà riportato sulle due targhe, anteriore e posteriore, accanto a quello corrispondente alla provincia (per Como era il 20), mentre il conducente deve avere almeno ventuno anni ed «essere munito di apposito certificato d’idoneità». Questo si può ottenere dopo una prova presso l’ufficio del Genio civile, consistente «in corse d’esperimento ed in manovre degli apparecchi». Le automobili devono inoltre «portare sul davanti almeno due fanali di cui uno a luce verde da collocarsi a sinistra», più uno dietro a luce bianca che illumini la targa, e un «segnale d’avviso costituito da una tromba a forte suono».

Un modello del 1912 dei motocicli "Frera".

La velocità «non deve, negli abitati, superare mai i 12 chilometri all’ora (trotto di un cavallo) né eccedere i quaranta chilometri all’ora in aperta campagna». Simili ma più semplici le disposizioni per i motocicli: un solo fanale a luce bianca davanti, una «cornetta a suono acuto» e l’età minima del conducente a 18 anni.

Ma era proprio il traffico e la velocità mai vista di tutti questi nuovi mezzi, che si aggiungevano ai tradizionali carri e carrozze, a turbare i cittadini. Pensate che già nel 1902, un mese dopo la pubblicazione del giornale della Pro Mandello, c’era stata una petizione rivolta al comune di Rongio da oltre settanta residenti, che esprimevano il loro sconcerto per la situazione di Tonzanico. «I sottoscritti: visto il passaggio sempre più crescente per Tonzanico di rotabili, bicicli, motocicli ed automobili (di cui alcuni voluminosissimi e mal dirigibili), considerato come la maggioranza dei ciclisti e quasi tutti gli automobilisti spingano, nell’abitato, la loro macchina con una velocità e violenza veramente irruenti e pericolosissime, specialmente per bimbi, ragazzi, vecchi e per le persone le quali per sordità od altra imperfezione più difficilmente possano schivare il pericolo, chiedono rispettosamente» che il comune faccia apporre cartelloni di avviso e sanzioni chi non terrà «i quadrupedi al passo o la sua macchina motrice ad un grado di velocità equivalente al passo o quanto meno al piccolo trotto». E il comune li aveva ascoltati, intervenendo con una delibera e poi con un manifesto per ordinare che ogni veicolo e bestia, da tiro o da soma, nell’attraversare l’abitato «dovrà essere messo al passo».

Torniamo ai motocicli, che allora a dire il vero assomigliavano più a una bicicletta con l’aggiunta di un motore, e qualche sorpresa che coinvolge Mandello c’è. Abbiamo trovato nell’Associazione targhisti italiani l’elenco delle moto iscritte a Como: la prima, con il numero 1 della licenza accanto al 20 della nostra provincia, è dell’agosto 1905, marca “Frera”, possessore anonimo. Seguono con numeri progressivi i nomi di tante altre nuove aziende italiane e straniere: Turkeimer, Stucchi, Ronchi, Peugeot, Gibellini... Dopo poco più di quattro anni, nel novembre 1909, siamo arrivati alla targa 281, moto Fabrique nationale di Liegi, e qui è nominato l’acquirente, che conosciamo bene anche noi. Sapete chi è? È Giuseppe Guzzi, fratello maggiore e futuro collaboratore di Carlo nella grande impresa che li aspetta.

Una seconda sorpresa lo riguarda ancora più da vicino ed è in verità dell’anno precedente, agosto 1908. Veniamo informati dal settimanale La Cronaca di Lecco che Giuseppe, quasi ingegnere, aveva aperto a Mandello una rappresentanza delle «più distinte ditte costruttrici di automobili, motocicli, biciclette e canotti a benzina, sia di Milano che d’altre città», e poi che pochi giorni prima, per mettere alla prova la resistenza dei suoi veicoli, aveva fatto uno straordinario giro per gli «angusti e rocciosi sentieri» da Motteno verso Maggiana e Crebbio, Linzanico, San Giorgio e Pramagno lungo la Provinciale, lui in motociclo e il suo meccanico di fiducia Achille Ferrario in bicicletta (ancora a scatto fisso e senza cambio, come avrà fatto?), «destando nei contadini di lassù», che non avevano mai assistito a niente di simile, «la più alta meraviglia».

Sapevamo della passione premonitrice della famiglia Guzzi per queste nuove moto e ora ne abbiamo conferma vedendone un esponente correre davanti a noi, ma ha dell’incredibile pensare che tra qualche anno saranno loro a progettarne e costruirne. E migliori di tutte le altre.

Luciano Rossi

Nessun commento:

Posta un commento