16 settembre 2026

L’addio a Lafranconi. “Caro zio, ricordi il 28 agosto? Prima di salutarci abbiamo pianto insieme”

Claudio Lafranconi

(C.Bott.) Un malore mentre stava accudendo gli animali lungo il sentiero che collega Olcio a Somana, i disperati tentativi di rianimarlo ancora prima dell’arrivo dei soccorritori poi il decesso. E’ morto così, venerdì scorso a Mandello Lario, il settantunenne Claudio Lafranconi e lunedì pomeriggio nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore sono stati celebrati i funerali.

Toccante, al termine delle esequie, la lettura del messaggio scritto dalla nipote Denise, a Liverpool per ragioni di studio. “Caro zio Claudio, avrei voluto essere presente - così iniziava il ricordo - avrei voluto essere lì con tutte le persone che ti vogliono bene. Avrei voluto abbracciare i miei nonni e piangere con le mie sorelle la tua mancanza, avrei voluto sedermi vicino a te un’ultima volta. Purtroppo non è stato possibile e allora ho cercato di mettere tutte le mie forze in questa lettera per far sentire a tutti la mia presenza e soprattutto per farla arrivare a te”.

“Avrei voluto vederti per l’ultima volta - così continuava il messaggio di Denise - ma non ci sono riuscita. Per questo ti ricorderò per tutta la vita come la sera del 28 agosto scorso, il giorno prima della mia partenza, quando prima di salutarci abbiamo pianto insieme mentre io ti dicevo che ci saremmo visti presto. Quel giorno, purtroppo, non potrà mai arrivare e forse è proprio la consapevolezza di questo che fa più male”.

E ancora: “Ti ricorderò come lo zio sempre presente: ogni Natale, ogni Pasqua e, in realtà, quasi ogni giorno della mia vita. Ti ricorderò come lo zio che quando ero piccola mi portava a vedere gli animali della fattoria con il nonno. E soprattutto ti ricorderò come una delle persone più importanti della mia vita, una di quelle a cui voglio più bene, una di quelle che nomino sempre quando ho a che fare con la parola “famiglia”. Perché non sempre serve avere un rapporto di sangue per essere veramente la famiglia di qualcuno. Tu sei la nostra, come noi siamo la tua. Sei il fratello del mio nonno e della mia nonna, il loro migliore amico, e sei lo zio di tutti noi. Sei il mio zio”.

Poi l’ultimo saluto (“Ti voglio veramente tanto bene”) e un post scriptum: “Ho utilizzato tutti i verbi al presente perché io so che tu sei ancora qui con noi, ne sono certa. E il bene che proviamo per te non cambierà mai”.

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