12 settembre 2026

Quando Cermenati scriveva: “Amo la Grigna. È la prima montagna che abbia rallegrato i miei sguardi”

Una nuova puntata va ad arricchire la ricerca “Incroci di piccola e grande storia - Patrioti, colera, analfabeti, battelli a vapore, fanciulle al lavoro e l’ombra del peccato tra Ottocento e inizio ‘900 in quel di Mandello e in Italia” a cura di Luciano Rossi e Luigi Rompani. Di seguito il testo:

Siamo ancora nel primo capitolo dedicato al giornale della Pro Mandello del 1902. Dopo le puntate in cui parlavamo dell’ampio articolo del professor Provasi, proponiamo ora le riflessioni di Mario Cermenati sulla Grigna.

«Io amo la Grigna», firmato Cermenati

Il giornale del 1902 non finisce qui. C’è un articolo di Cermenati che è un autentico inno alla Grigna. Lui era di Civenna, dall’altra parte del lago, e sentite come inizia: «Io amo la Grigna. È la prima montagna che abbia rallegrato i miei sguardi, allora inconsci della sublime malìa dell’alto. Dai poggi aprichi di Civenna io l’ho contemplata la formosa matrona, nella sua interezza, quando tentava i primi passi. Più tardi, dalle medesime alture, nelle lunghe attese durante la caccia alla lepre, favorito da mattinate terse come cristalli, la scrutai con matura coscienza e con prepotente desiderio».

“A 12 anni - prosegue - io ne aveva già baciata la punta estrema”, e in seguito, «spinto dal fuoco sacro delle indagini naturali, dalla smania di raccogliere, a più non posso, e piante e animali, e pietre e fossili, la tormentai in più sensi, scalandola da ogni lato e martellandone l’ossatura rocciosa».

Precoce e poi insigne studioso di tutto ciò che è natura, e pur avendo a questo scopo girato il mondo, trovò qui il suo paradiso, perché «non v’ha montagna che più della Grigna raccolga in breve spazio così svariati tesori; lo zoologo e il botanico hanno indagini speciali da farvi; il geologo e il paleontologo, poi, vi trovano quel che si direbbe la loro terra promessa». E ce ne dà gli esempi, anche di carattere storico, come gli animali che un tempo la popolavano: orsi, lupi, cinghiali, camosci, caprioli, «avoltoi», aquile, cedroni, fagiani; o gli «esemplari bellissimi d’una rara chiocciolina, l’Elix frigida, caratteristica della fauna polare» e delizia dei malacologi; o ancora, per la gioia degli entomologi, «un carabo speciale, il Cychrus cylindricollis», scoperto da Napoleone Pini nel 1867 «frammezzo alle pietre degli alti macereti» e di cui ci fu chi ne fece anche mercato, vendendoli «fra i due ed i tre franchi per esemplare!»; o i minerali di piombo, rame, ferro, argento, forniti alle industrie; o i fossili, «strani e multiformi […] vistosi e microscopici […] fabbricati con lento lavorìo da architetti lillipuziani, giù negli abissi degli antichi oceani», come le «vaghissime conchiglie marine» o i laurosauri. O infine la caverna di Moncodeno con la sua ghiacciaia perenne (altri meteo, a quel tempo), conosciuta tra i dotti di tutto il mondo e i «touristi», ma «persino nei salotti dei poltroni e fra i tavolini dei caffè, essendosi più volte trasportato il suo ghiaccio a Milano, per confezionarvi gelati e fresche bibite durante le arsure canicolari».

L’invito naturalmente è di venire a Mandello e salire sulla Grigna, che «per le sue dovizie e i suoi splendori, merita davvero di essere visitata da quanti professano il culto del bello e dell’utile». Cermenati in verità coltivava anche altri interessi umani: tra il 1909 e il 1921 fu eletto, da vecchio esponente della sinistra radicale, deputato del Regno d’Italia, ricoprendo anche incarichi di sottosegretario, due volte all’Agricoltura e una all’Assistenza militare e Pensioni di guerra.

Nel giornale della Pro Mandello ne firma, oltre all’articolo sulla Grigna, un secondo sull’arte sacra, dedicato alle chiese di San Lorenzo, Madonna del fiume e San Zenone, e un trafiletto-invocazione alla Concordia, dove ritorna la contrapposizione tra città (Milano) e campagna, che tanto contribuiva al richiamo verso il nostro paese: «Qui gli agi delle popolose metropoli non sono incagliati da importuni frastuoni, qui […] tra il bisbiglio e il cinguettio brioso di mille augelletti, qui ove tutto è amore e poesia», questo è il regno della Concordia, di cui abbiamo assoluto bisogno.

Ma è sulla Grigna che Cermenati veramente ci smuove nell’animo. Nel salire in alto, si trovano «emozioni soavi, perle d’istruzione e di sentimento, farmaci infallibili alle tribolazioni morali e materiali della lotta per la vita». Vi era morto di recente, insieme a un compagno con cui era precipitato per una tragica disgrazia, un suo collega e intimo amico, con cui aveva compiuto lunghi viaggi di studio in Russia e Siberia. Si chiamava Carlo Riva e fu sepolto a Somana.

Da qui immagina che la sua voce si diffonda «sovra i pascoli estremi, intorno ai primi bianchi pinacoli» e inviti tutti a salire dove, fecondàti dal suo sangue, «cresceranno più rigogliosi i leontopodi, più purpurei i rododendri ed i ciclamini: venite, donne e fanciulle gentili che intristite fra le nebbie cittadine, venite a raccoglierli e a farne mazzi votivi. Al vostro passaggio, io vi manderò un saluto augurale dal mio sepolcro di Somana, ove dormo, fraternamente accanto ai fossili che ho studiato ed ho capito. Chi vuole onorare il povero caduto salga la Grigna; su su, fino alla vetta radiosa. Excelsior!».

Mario Cermenati si spegnerà nel 1924 lontano da qui, a Castel Gandolfo, evidentemente spintovi dall’attività politica romana.

Luciano Rossi 

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