Conferita la cittadinanza onoraria al 5° Reggimento alpini. Il sindaco Manzoni: “L’alpino è un soldato che serve anche quando non c’è nessun nemico da combattere”
Sabato 24 e domenica 25 ottobre Varenna ha ospitato due giornate di cerimonie, con il patrocinio del Comune e del 5° Reggimento alpini. Sono state ricordate due ricorrenze intrecciate: i 105 anni di fondazione del Gruppo alpini di Varenna e i 100 anni dalla traslazione della salma del capitano Corrado Venini, medaglia d’oro al valor militare, da Velo d’Astico al suo paese, nel 110° anniversario della morte.
Alle cerimonie hanno partecipato le penne nere del gruppo di Varenna e le sezioni Ana di Lecco, Valtellinese, Como e Alto Lario. Era presente il tenente colonnello Giovanni Pasotto, comandante del Battaglione alpini “Morbegno”, con alpini del 5° Reggimento, oltre a rappresentanti della Questura e del comando provinciale della Guardia di finanza di Lecco, al maresciallo Gennaro Cassano, comandante della Stazione carabinieri di Bellano, e alcuni sindaci e rappresentanti dei comuni della provincia.
Al sabato nella sala consiliare “Giorgio La Pira” è stata conferita la cittadinanza onoraria di Varenna al 5° Reggimento alpini. Il sindaco, Mauro Manzoni, ha spiegato che la storia del Reggimento - nato a Milano nel 1882, con battaglioni che portano nomi di valli e paesi lombardi - e quella di Varenna “si sono incontrate in modo indissolubile”. Il legame più forte è quello con il capitano Corrado Venini, ufficiale del 5° Alpini.
Il primo cittadino ha ricordato il Reggimento dalle guerre coloniali alla “grande guerra” e dalla Grecia alla Russia, fino alle missioni in Bosnia, Kosovo e Afghanistan e al soccorso alle popolazioni colpite da terremoti e alluvioni. Ha sottolineato che “l’alpino è sempre stato un soldato che serve anche quando non c’è nessun nemico da combattere”. Ha richiamato anche il motto del Reggimento - “Non per l’apparire, ma per l’essere” - in cui ha riconosciuto lo spirito degli alpini. Ha osservato che l’atto di eroismo è sempre personale, ma che nessuno diventa eroe da solo: onorare il Reggimento significa onorare “tutto ciò che rende possibile il coraggio del singolo”.
Nel pomeriggio di sabato si è svolta la salita a Vezio per la deposizione di fiori sulla tomba di Vittorio Varisco, storico capogruppo, e sono stati inaugurati i lavori di sistemazione del sentiero “Scabium” nei comuni di Varenna e Perledo.
La giornata di domenica è invece iniziata con l’ammassamento ai giardini di Olivedo e la sfilata per le vie del paese, accompagnata dalla banda “Alto Lario”. La banda ha eseguito anche l’inno nazionale e il Silenzio in vari momenti delle cerimonie. Nella chiesa prepositurale di San Giorgio è stata celebrata la messa in ricordo e a suffragio dei caduti.
Al cimitero di Varenna sono stati svelati e inaugurati i lavori di restauro della cappella Venini, dove sono custodite le spoglie di Corrado e Giulio Venini e di alcuni loro familiari. Il prevosto di Varenna, don Enrico Mauri, ha benedetto la cappella restaurata. L’architetto Eugenio Guglielmi ha illustrato l’opera di restauro della tomba di Corrado Venini e del figlio Giulio, finanziata dall’amministrazione comunale di Varenna.
Il sindaco Manzoni ha ricordato che nel 1921 un gruppo di uomini scelse di restare unito e che da 105 anni gli alpini di Varenna sono presenti “nelle cerimonie, nelle emergenze, nel silenzio di chi fa le cose senza chiedere nulla” e ha espresso loro la gratitudine di tutto il paese. Ha poi ripercorso la figura di Corrado Venini: ufficiale alpino, autore dell’Inno degli alpini sciatori, soccorritore dei terremotati della Calabria. Il 18 maggio 1916 a Cima Maggio, ferito mortalmente, rifiutò di lasciare i suoi uomini e per sette ore rimase al suo posto a incitarli: “Avrebbe potuto salvarsi, scelse di restare”. Anche il figlio Giulio, granatiere, in un’altra guerra fu insignito della medaglia d’oro. Il sindaco ha collegato quella scelta ai doveri della cittadinanza. Ha ricordato che l’articolo 52 della Costituzione definisce la difesa della Patria “sacro dovere del cittadino”, e che libertà e democrazia “non si regalano: vanno protette”.
“Difendere il proprio Paese - ha precisato - non significa amare la guerra né portare per forza una divisa, ma sentirsi parte di una comunità e curarsene”. Ha invitato tutti a mettere una parte del proprio tempo e dei propri talenti al servizio degli altri, in associazioni, Protezione civile, parrocchie o in Comune. “Non servono gesti eroici - ha detto - ma la costanza di piccoli gesti quotidiani”. Citando don Lorenzo Milani, ha quindi ricordato che “uscirne da soli è avarizia, uscirne insieme è cittadinanza”.
Dal canto suo il tenente colonnello Pasotto ha sottolineato, durante il momento commemorativo al cimitero, la continuità dei valori di patria, disciplina, onore, sacrificio, coraggio e lealtà che hanno animato e ispirano l’azione degli alpini di ieri e di oggi. Richiamando le gesta del capitano Venini, ha evidenziato come nel contesto internazionale questi valori rappresentino un riferimento per tutti gli alpini in armi.
Il capogruppo dell’Ana, Ivan Acquistapace, ha ricordato la medaglia d’oro del capitano Corrado Venini, alpino del 5° Reggimento, e da varennese anche quella del figlio Giulio, tenente dei granatieri di Sardegna. Ha parlato di un “caso più unico che raro”, due medaglie nella stessa famiglia in guerre differenti, e ha voluto ricordare anche Natalia Venini, moglie di Corrado e madre di Giulio, alla quale, come a tante altre donne dell’epoca, “andrebbe conferita una medaglia per quello che ha sopportato”.
La giornata si è conclusa con il pranzo comunitario preparato dalle Associazioni cuochi di Lecco e Bergamo in memoria di Ferruccio Castelli, alpino e per anni presidente dell’Associazione cuochi di Lecco, morto nel 2025.
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