13 settembre 2026

“Educare significa aiutare ciascuno a diventare una persona capace di pensare, di scegliere”

Messaggio agli studenti del vescovo di Como, cardinale Oscar Cantoni, alla vigilia dell’inizio del nuovo anno: “La scuola non serve soltanto a conoscere ciò che già esiste. È il luogo in cui impariamo a comprendere il presente senza rimanerne prigionieri, a immaginare ciò che ancora non vediamo”

Il vescovo Oscar Cantoni.

“Guardare lontano” è l’augurio che il cardinale Oscar Cantoni rivolge a studentesse e studenti, famiglie, insegnanti e a tutta la comunità educativa in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, fissato in Lombardia per lunedì 14 settembre.

In un suo messaggio il vescovo di Como richiama la scuola alla sua responsabilità più profonda: non soltanto trasmettere conoscenze e competenze, ma aiutare ragazze e ragazzi a farsi domande, a costruire relazioni, ad assumersi responsabilità e a immaginare il futuro. Un compito che - sottolinea il cardinale - non può essere affidato a una sola componente, ma richiede il dialogo e la corresponsabilità di famiglie, scuola, istituzioni e realtà del territorio.

“La scuola - scrive il prelato - non serve soltanto a conoscere ciò che già esiste. È il luogo in cui impariamo a comprendere il presente senza rimanerne prigionieri, a immaginare ciò che ancora non vediamo, a preparare un futuro che non è già scritto. Guardare lontano significa anche imparare a fare domande. In un tempo in cui sembra che si abbia sempre una risposta a portata di mano, questa capacità diventa ancora più preziosa. L’intelligenza artificiale può offrirci informazioni e suggerire soluzioni in pochi istanti ma non può sostituirci nelle domande fondamentali: che cosa è vero? Che cosa è giusto? Che cosa vale davvero la pena cercare? Quale persona desidero diventare? Quale mondo voglio contribuire a costruire?”.

Il messaggio del vescovo continua ricordando che “la scuola non può limitarsi a trasmettere competenze” e che “educare significa aiutare ciascuno a diventare una persona capace di pensare, di scegliere, di assumersi responsabilità, di riconoscere il bene e di mettersi in cammino verso di esso”.

“La scuola - afferma il cardinal Cantoni - è anzitutto un luogo di relazione. Si cresce attraverso ciò che si studia ma anche attraverso gli incontri, le parole che si ascoltano, le differenze con cui ci si confronta, le difficoltà che si imparano ad attraversare insieme. Abbiamo bisogno, allora, di una scuola nella quale ci si sappia parlare, ascoltare e accogliere. E accogliere significa saper riconoscere nell’altro una persona, prima ancora delle sue capacità, dei suoi risultati, delle sue difficoltà o dei suoi errori. Significa avere attenzione per chi fa più fatica, per chi rimane ai margini, per chi non riesce ancora a trovare la propria voce e il proprio spazio”.

Quindi l’auspicio di una autentica corresponsabilità educativa. “Famiglie, insegnanti, dirigenti, personale scolastico, istituzioni e realtà sociali e culturali - osserva il presule - ciascuno porta una responsabilità diversa e insostituibile. Quando queste responsabilità si incontrano e il dialogo diventa possibile anche nella diversità delle posizioni, la scuola diventa più forte e i ragazzi si sentono più accompagnati”.

Poi un riferimento al dialogo, che “non è soltanto una modalità per stare insieme ma è già educazione. Imparare ad ascoltare chi la pensa diversamente, a confrontarsi senza aggredire, a cambiare idea quando si comprende qualcosa di nuovo, a cercare insieme ciò che è vero e ciò che è buono sono capacità di cui il nostro tempo ha un bisogno urgente”.

Poi un appello alle studentesse e agli studenti: “Abbiate il coraggio di guardare lontano. Non lasciate che siano soltanto le paure del presente a decidere ciò che sarete domani. Non abbiate paura delle domande grandi, anche quando non avete ancora le risposte. Studiate, cercate, ascoltate, lasciatevi sorprendere. Abbiate cura delle relazioni e delle parole. Imparate a usare la tecnologia senza permettere che sia la tecnologia a decidere chi siete. Guardate lontano, dunque, perché il futuro non è qualcosa che semplicemente ci aspetta: è qualcosa che, insieme, possiamo costruire”.

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