03 giugno 2026

San Giorgio, la storia della chiesa e dei suoi affreschi spiegata ai ragazzi (e non soltanto a loro)

E' racchiusa in un libretto di cui sono autori Francesco Betti e Roberto Pozzi, che affermano: “Dal confronto fra un qualsiasi beato e un dannato infilzato su un ramo dell’albero del male emerge come l’essersi comportati da bravi cristiani fa diventare persone con una propria identità e armonia”


(C.Bott.)
Un agile libretto sulla storia della chiesa mandellese di San Giorgio. Ne sono autori Francesco Betti e Roberto Pozzi, che in modo chiaro e lineare spiegano nella pubblicazione, rivolta in particolare ai ragazzi ma non soltanto, gli affreschi che fanno di questo edificio religioso un autentico gioiello.

“Chi scrive - si legge nell’introduzione a cura del parroco della comunità pastorale di Abbadia Lariana, don Aldo Milani - ci porta con l’immaginazione a un tempo lontano, attorno al 1400, nella quotidianità della Mandello di allora. E’ curioso scoprire come tutto quello che è avvenuto allora riesca a collegarsi al nostro vivere di oggi, in modo diverso ma con un filo portante: la presenza di Gesù nella nostra vita”.

Il libretto su San Giorgio, scrigno di bellezza e di fede, è corredato dalle fotografie di Michele Gala, mentre l’impaginazione e la grafica sono di Silvia Pecis.

Quali, dunque, le motivazioni che hanno indotto Pozzi e Betti a realizzare una “miniguida” per aiutare a comprendere il grande ciclo pittorico del Giudizio universale della chiesa di San Giorgio? Sono gli autori stessi a rispondere: “L’esperienza delle visite guidate con  alunni della scuola primaria e della secondaria ci ha mostrato come oggi sia quasi scomparsa una cultura religiosa di base nei bambini e nei ragazzi, ma non soltanto. Ciò rappresenta un notevole ostacolo alla comprensione e all’apprezzamento di tutto il ciclo pittorico e rischia di veicolare significati distorti di una rappresentazione teologicamente complessa, unitaria e carica di senso per la mente e per il cuore di ciascuno di noi”.

Partiamo dal titolo di questa guida: “Il Giudizio universale di San Giorgio: un sentiero per la felicità?”

“La seconda parte rappresenta la chiave interpretativa che ci ha guidati per permettere ai visitatori di scoprire progressivamente il filo unitario sotteso dall’insieme del ciclo degli affreschi. Si tratta infatti di decodificare con naturalezza l’impianto teologico che ha guidato l’ideatore a suggerire ai pittori i criteri di scelta di fondo di tutto l’apparato. È necessario entrare nella cultura religiosa medievale per cogliere come le scene, nella loro struttura di base, siano il risultato di precise opzioni teologiche”.

Il Paradiso viene rappresentato come una ordinata città celeste circondata da mura, dove i beati, composti e sereni, rivolgono lo sguardo verso il Cristo. Al contrario, l’Inferno risulta un luogo caotico, disordinato, dominato da un susseguirsi di scene una più terribile dell’altra…

“La centralità del Cristo, sull’arco trionfale, rappresenta, contemporaneamente, Gesù-uomo, come lo hanno annunciato i precursori dell’intradosso, Cristo-maestro che insegna ai fedeli della chiesa - a cui rivolge il suo sguardo - che per diventare buoni cristiani devono seguire il suo esempio e Cristo-giudice che verrà alla fine del mondo. Per cogliere questi due ultimi significati sono importanti i segni della Passione che Cristo mostra e che una parte degli angeli regge, così come  i quattro angeli che annunciano l’apocalisse con il suono delle loro trombe”.

Continuando nella ricerca dei significati “nascosti” nella struttura  del Giudizio universale è  interessante  interrogarsi sui motivi che hanno guidato i pittori a rappresentare le opere di carità corporale fuori dalle mura della Città celeste, mentre hanno inserito all’interno dell’Inferno i sette vizi capitali, rendendoli una delle tante sue scene. Quali le ragioni di  questa scelta?

“Per i salvati, il tempo e la loro vita terrena non hanno più senso, sono espulsi dalla loro memoria; essi si trovano, per l’eternità, nella beatitudine eterna. Per i dannati, la situazione è diametralmente opposta: l’aver seguito eccessivamente le pulsioni del proprio corpo, come certifica la pesatura delle anime dell’arcangelo Michele, ha sedimentato nella loro memoria il peso dei loro peccati.  La conseguente  punizione non fa altro che ricordare loro la vita terrena peccaminosa. Mentre nel Paradiso, quindi, il tempo umano non esiste più, nell’Inferno esso è perennemente presente. Ma i significati sono veicolati anche dai diversi elementi che compongono le scene. La notevole dimensione dell’angelo delle opere di carità corporale rispetto a chi riceve il bene sta a significare che chi fa il bene diventa grande agli occhi di Dio”.

Chi osserva gli affreschi non può esimersi dal confrontare i beati con i dannati…

“Dal confronto fra un qualsiasi beato e un dannato infilzato su un ramo dell’albero del male emerge come l’essersi comportati da bravi cristiani fa diventare persone con una propria identità e armonia, mentre l’aver tradito gli insegnamenti di Gesù, quindi avendo fatto prevalere nella propria vita gli impulsi della carne rispetto alle istanze dell’anima, priva il dannato dei tratti dell’umanità  e della personale identità. Il colore verde che troviamo nel percorso dei purificati che escono dal Purgatorio per recarsi in Paradiso rappresenta lo scorrere dei giorni, mentre il giallo che circonda le tombe scoperchiate vuole indicare la fine del mondo, quindi quella del tempo, perché ormai esiste soltanto l’eternità. Con questa guida, in sintesi, intendiamo aiutare i visitatori a ricercare in un affresco del secondo Quattrocento i significati teologici che hanno parlato ai fedeli di quel tempo, ma che parlano anche a noi oggi. Lo scopo di tutto l’apparato pittorico non è tanto quello di spaventare il fedele con scene orribili della dannazione, bensì di suggerire i comportamenti virtuosi che  possono far belle la vita e la persona, che un’educazione alla responsabilità e alla libertà intende promuovere. Concezione lontana da quella privilegiata da una educazione negativa e guidata da principi indiscussi di autorità”.



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