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| Suor Laura Canali alla mensa dei poveri di St. John's. |
“Carissimi, ogni venerdì di questa Quaresima sono andata in parrocchia per la preghiera della via Crucis. Una sera ho detto al signor Russell che guidava la liturgia: “Non è necessario venire qui in chiesa per partecipare alla via Crucis, basta accendere la Tv, che facendo scorrere notizie e immagini ci fa partecipare alla via Crucis reale dei nostri giorni, ci fa contemplare il Signore crocifisso oggi in tanti fratelli e sorelle intorno al mondo”. Il signor Russell mi rispose: “Per questo siamo qui a pregare”. Così, contemplando il Cristo del Golgota o il Cristo sulle strade di oggi arriviamo a celebrare la Pasqua del Signore”.
Inizia così la lettera che in occasione della Pasqua suor Laura Canali, classe 1943, originaria di Abbadia Lariana, scrive dagli Stati Uniti, dove si trova dal 2010 dopo avere esercitato il suo ministero anche in Sierra Leone. “Attorno al fuoco acceso del Sabato santo ascoltiamo con le candele accese il canto dell’Exultet: “Esulti il coro degli Angeli, esulti l’assemblea, un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto”. Risentiamo l’annuncio degli Angeli alle donne : “Perché cercate tra i morti colui che vive? Non è qui, è risorto! E dite ai suoi discepoli: “Ora vi precede in Galilea”. All’ascensione ascoltiamo il comando del Signore: “Avrete forza dallo Spirito santo e mi sarete testimoni a Gerusalemme e fino agli estremi confini della terra”. Con queste parole il Signore risorto stabilisce la fraternità universale per cui, come scrive San Paolo, non c’è più giudeo o greco, non c’è più schiavo o libero, non c’è più uomo o donna perché` tutti voi siete uno in Cristo Gesù”.
“Noi oggi - aggiunge suor Laura - siamo quelle donne e quei discepoli che mentre celebriamo la Risurrezione del Signore ci chiediamo: cosa vuol dire oggi accogliere il risorto e testimoniarlo? Perché in quel Crocifisso non c’è più soltanto Cristo Signore, c’è tutta l’umanità redenta e trasfigurata dalla sua morte e risurrezione. In questa Pasqua siamo invitati a prendere il mappamondo e a guardarlo con gli occhi nuovi della risurrezione per contemplare in quel Crocifisso la nuova umanità senza più confini e barriere, perché tutti siamo figli di Dio e in Gesù Cristo fratelli tra noi”.
“È da questa convinzione - osserva ancora la missionaria saveriana - che oggi ci viene chiesto di attuare concretamente il grido di Paolo VI “Mai più la guerra”, ripetuto dagli altri pontefici. Papa Francesco diceva che “la guerra è sempre una sconfitta e una perdita, una follia senza scusa” e oggi Papa Leone XIV la definisce come “tragedia”, “follia” e “scandalo” per l’umanità. Oggi come cristiani non possiamo più accettare alcun compromesso, ma dobbiamo denunciare apertamente l’uso delle armi e della guerra che sono la causa di tutti i mali che affliggono il mondo e l’umanità redenta da Cristo. Dobbiamo avere il coraggio e l’onestà di non celebrare e di non ricevere più l’Eucarestia se le nostre mani e la nostra mente sono compromesse con armi e guerre che uccidono uomini, donne e bambini e devastano la nostra casa comune. Non possiamo più permettere che il guadagno frutto di faticoso lavoro da parte di uomini, donne e purtroppo anche bambini invece di essere usato per la vita venga trasformato in strumenti di morte contro di loro”.

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