Così il primo cittadino, Riccardo Fasoli, nel suo discorso commemorativo. Accanto a lui il sindaco di Burshtyn, la città dell’Ucraina a cui proprio Mandello aveva destinato gli aiuti inviati nei primi mesi del 2022
(C.Bott.) “È il giorno in cui ricordiamo la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, ma è soprattutto il giorno in cui rinnoviamo il valore della libertà, della democrazia e della pace. Lo facciamo guardando alla nostra storia: ai partigiani che hanno scelto di resistere, spesso a costo della vita, ai reduci di guerra segnati da esperienze che nessuno dovrebbe mai vivere, alle famiglie che hanno conosciuto la paura, la perdita e la divisione”.
Riccardo Fasoli, sindaco di Mandello Lario, ha introdotto così il suo discorso commemorativo questa mattina nell’anniversario della Liberazione. Accanto a lui, dapprima nel corteo partito da piazza Leonardo da Vinci poi al cimitero del capoluogo, il primo cittadino di Burshtyn, Vasil Andriieshyn. Una presenza significativa, quella del sindaco di quella città di oltre 20.000 abitanti nel Nord-ovest dell’Ucraina, circa 100 chilometri a sud di Leopoli, a cui proprio Mandello aveva destinato gli aiuti inviati appunto in Ucraina nei primi mesi del 2022.
Lontana dalle zone di guerra, si stimava che Burshtyn avesse raddoppiato la popolazione accogliendo i profughi che non avevano voluto lasciare la loro patria. Andriieshyn ha una nipote in Italia, Liliya, che dal 2012 vive in Valchiavenna. Tramite lei il sindaco aveva chiesto aiuto al primo cittadino di Mandello e nell’aprile di quattro anni fa proprio da Mandello era partito un autotreno carico di generi di prima necessità.
Due anni e mezzo dopo il paese era tornato a mobilitarsi in aiuto alla popolazione ucraina e aveva organizzato una raccolta di prodotti di lunga conservazione, generi di primo soccorso e fondi per pagare il viaggio di andata e ritorno a Burshtyn. “Tutto ciò che verrà raccolto - aveva spiegato in quell’occasione Fasoli - verrà distribuito tra gli oltre 800 sfollati presenti in quella città della provincia di Ivano-Frankivs’k e spedito ai soldati al fronte”. E così era stato.
Lo ha ricordato, il primo cittadino, questa mattina nel suo intervento. “All’inizio del conflitto che ha colpito il suo Paese - ha detto - la nostra comunità ha cercato di offrire un aiuto concreto: viveri, beni di prima necessità, gesti semplici ma sentiti. Non sono stati atti straordinari, ma espressione di un sentimento umano fondamentale, la solidarietà”.
Da lì una serie di riflessioni, a partire da quella secondo cui “non spetta a noi stabilire chi abbia ragione nei conflitti del mondo”. “Non ne abbiamo sempre le competenze, né vogliamo avere la presunzione di giudicare realtà complesse e lontane - ha affermato - Ma una cosa possiamo dirla con chiarezza: la guerra è sempre un male. È un male per chi la combatte, per le generazioni di giovani che si trovano costrette a imbracciare le armi invece di costruire il loro futuro. È un male per le famiglie, per gli sfollati che devono lasciare le loro case, i loro affetti, la loro vita quotidiana. È un male per le comunità che si dividono, si lacerano”.
Poi un’altra considerazione - “La guerra non crea vincitori, lascia ferite. Ferite profonde che attraversano il tempo e si trasmettono alle generazioni successive. Lo abbiamo visto nella nostra storia, lo vediamo oggi in tante parti del mondo” - e l’aggancio alla ricorrenza odierna: “Il 25 Aprile non è soltanto memoria, è un impegno. Un impegno a riconoscere il valore della pace, non come parola astratta ma come scelta concreta e quotidiana. Un impegno a costruire comunità capaci di dialogo, di accoglienza, di rispetto. E significa anche saper prevenire i conflitti prima che nascano, evitando che le tensioni degenerino, riconoscendo le libertà fondamentali di ogni persona e i princìpi della nostra Costituzione. È su queste basi che si costruisce una convivenza autentica ed è soltanto così che si può impedire che le divisioni si trasformino in scontri e, nei casi più estremi, in guerre”.
Quindi un altro accenno al ruolo di Mandello e dei mandellesi. “Il nostro paese - ha sottolineato - ha dimostrato di saper essere comunità. Lo ha fatto nei momenti difficili, lo ha fatto tendendo la mano a chi aveva bisogno. E da qui dobbiamo continuare: dalla consapevolezza che anche i gesti più semplici possono contribuire a costruire un mondo meno segnato dall’odio e dalla violenza”.
Infine l’ultima considerazione: “Oggi ricordiamo chi ha lottato per darci la libertà e allo stesso tempo guardiamo a chi vive il dramma della guerra. Che questa giornata ci aiuti a non dimenticare! E soprattutto ci aiuti a scegliere, ogni giorno, da che parte stare: dalla parte della vita, della dignità, della pace, del rispetto e della democrazia”.
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