Alla vigilia del 25 Aprile, festa della Liberazione, il candidato sindaco di “Casa Comune per Mandello democratica” Riccardo Mariani ci invia la riflessione che di seguito pubblichiamo:
C’è stato un momento, ottant’anni fa, in cui migliaia di ragazzi e ragazze hanno scelto. Non erano eroi per vocazione, erano studenti, operai, contadini, insegnanti. Avevano paura come chiunque abbia paura. Eppure hanno scelto: da che parte stare, per quale idea di mondo valesse la pena rischiare tutto. Quella scelta non appartiene soltanto a loro. Appartiene a ciascuno di noi, perché è la scelta che ha reso possibile questo Paese, questa lingua civile con cui litighiamo e ci amiamo, questi diritti che diamo per scontati e che scontati non sono mai stati.
La libertà non è uno stato naturale delle cose. È qualcosa che qualcuno ha strappato al buio, pagandola cara. E ogni generazione che viene dopo eredita quella libertà senza aver sostenuto l’esame che l’ha prodotta, il che è un privilegio enorme e, al tempo stesso, una responsabilità che non finisce mai.
Una cosa sulla memoria, però, mi preme dirla. Ricordare il 25 aprile non è un rito. Non è la fotografia in bianco e nero da appendere una volta l’anno e poi rimettere nel cassetto. Ricordare è un atto etico. Significa capire perché è successo, come si arriva a un ventennio di dittatura, come si normalizza la violenza, come si impara a non vedere. Significa guardare il passato non per consolarsene ma per riconoscerlo, anche quando si ripresenta con facce nuove e parole diverse.
La cultura della memoria non è nostalgia. È strumento critico. È l’unica cosa che ci permette di non essere sorpresi dalla storia, di non ritrovarci a dire - come è già stato detto troppe volte - non sapevamo, non pensavamo potesse succedere davvero.
Eppure succede. E succede non per colpa di chi ha fatto il male, ma per colpa di chi l’ha lasciato fare. Lo sapeva bene Antonio Gramsci, che scrisse queste parole in un’Italia che stava già sprofondando: “L’indifferenza è il peso morto della storia... Opera passivamente, ma opera... È la fatalità; è ciò con cui si può contare… Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla propria volontà”. Erano parole del 1917. Suonano come scritte oggi. Buon 25 Aprile!
Riccardo Mariani

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