Ci sono serate che non si limitano a raccontare storie. Ci sono serate che spalancano orizzonti, che fanno sentire a chi vi assiste il freddo del ghiaccio antartico, il silenzio di una grotta sommersa, il battito accelerato dell’esplorazione quando l’essere umano decide di spingersi oltre il conosciuto.
È quello che è accaduto giovedì scorso a “Olciolab” in occasione dell’incontro dedicato all’esplorazione geografica estrema con il team di Akakor Geographical Exploring, storica associazione italiana nata nel 1992 e impegnata da oltre trent’anni in spedizioni scientifiche e avventure ai confini del pianeta.
Un viaggio straordinario attraverso continenti, abissi, montagne, foreste e civiltà remote, guidato da due figure incredibili dell’esplorazione contemporanea: Lorenzo Epis e Soraya Ayub.
Lorenzo è pilota, speleologo, esploratore, organizzatore di “missioni impossibili”. Un viaggiatore estremo che ha trasformano la curiosità in una missione di vita.
Con oltre cinquant’anni di esperienza sul campo, Epis ha raccontato spedizioni che sembrano appartenere a romanzi d’avventura e che invece sono frutto di ricerca, preparazione tecnica e capacità di affrontare condizioni limite. Dalle profondità del Lago Titicaca alle esplorazioni nei tepui venezuelani, passando per Amazzonia, Islanda, Antartide e sistemi sotterranei italiani come quello della Bocca in Valsassina, ogni racconto ha trasmesso il peso reale dell’ignoto.
Va detto che Lorenzo Epis detiene il record mondiale di immersione in altitudine: una discesa a -70 metri nelle gelide acque del Lago Titicaca durante la spedizione Tiwanaku 2004 in Bolivia. Un’impresa estrema, dove fisiologia, logistica e resistenza mentale si fondono in un equilibrio delicatissimo.
Ma ciò che colpisce davvero non è soltanto la portata delle imprese. È la lucidità con cui vengono affrontate. Dietro ogni spedizione c’è una progettazione minuziosa, un lavoro multidisciplinare che unisce speleologia, arrampicata, speleologia subacquea, immersioni sotto il ghiaccio, studio geologico e gestione di ambienti dove il corpo viene portato al limite delle possibilità. Ma non solo, la parola chiave è collaborazione e integrazione di esperienze e competenze. Come Lorenzo ha più volte sottolineato, “sulla nostra nave ci sono e ci devono essere le più svariate figure professionali, dal biologo al medico, dallo psicologo al botanico, dall’archeologo all’esperto in strumentazioni scientifiche e telecomunicazioni”.
Accanto a Lorenzo Epis, si è detto, Soraya Ayub. Geologa e speleologa italo-brasiliana di fama internazionale, coordinatrice scientifica dell’associazione, Soraya ha raccontato decenni di esplorazioni pionieristiche con una passione contagiosa e una competenza straordinaria. Prima donna al mondo a immergersi nel Lago Titicaca a 3.800 metri di altitudine, prima donna a esplorare i tunnel interni della piramide Akapana di Tiwanaku, studiosa del cambiamento climatico e protagonista di missioni scientifiche dalla Grigna all’Amazzonia.
Le sue parole hanno restituito il lato più profondo dell’esplorazione: non la conquista, ma la conoscenza. Perché esplorare significa ascoltare. Comprendere territori remoti. Collaborare con le popolazioni indigene. Imparare tradizioni tramandate da generazioni, mappe invisibili che spesso si sono rivelate reali e decisive per trovare luoghi dimenticati.
Uno degli aspetti più affascinanti della serata mandellese è stato proprio questo: la consapevolezza che nessuna grande spedizione sia davvero possibile senza lo scambio umano e culturale con chi quei territori li vive da sempre.
Durante tutta la serata si respirava qualcosa di raro: la sete autentica di scoperta. Non il turismo dell’estremo ma l’esplorazione come forma pura di curiosità umana. La voglia di capire cosa ci sia oltre la montagna, sotto la terra, dietro una parete di ghiaccio o dentro un sistema sommerso mai attraversato.
Le immagini dei tepui venezuelani sospesi tra le nuvole, delle immersioni nei ghiacci, delle foreste amazzoniche e delle immense cavità sotterranee hanno fatto viaggiare tutti i presenti. E per qualche ora “Olciolab” si è trasformato in un campo base affacciato sul mondo. È stata in definitiva, quella di giovedì, una di quelle serate che fanno venir voglia di mollare tutto e partire. Di riscoprire quella curiosità primordiale che spinge l’essere umano ad andare oltre.
Grazie a chi esplora. Grazie a Lorenzo Epis, a Soraya Ayub e Mario Favareto e a tutto il team Akakor per aver condiviso non soltanto imprese incredibili, ma soprattutto una visione del mondo fatta di ricerca, rispetto, collaborazione e passione autentica. E grazie anche a chi c’era. E a chi, lungo queste spedizioni, ha fatto parte del viaggio e oggi non c’è più.
L’esplorazione vera lascia tracce profonde. Nei luoghi attraversati, ma soprattutto nelle persone che ascoltano queste storie e sentono nascere dentro di sé il desiderio irrefrenabile di partire.
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