(C.Bott.) Il passaggio della fiaccola lungo la Provinciale 72 e a Pramagno profumo di Olimpiadi. Al centro sportivo comunale ci sono atleti che vestono (o che hanno indossato in un passato più o meno recente) l’azzurro della nostra Nazionale. Ci sono campioni di ieri e di oggi, di varie discipline. A dominare la scena è il canottaggio, che a Mandello, alla terra lariana e all’Italia ha regalato e continua a regalare grandi, grandissime soddisfazioni.
C’è Ivo Stefanoni, per cominciare, classe 1936, campione olimpico nel 1956 a Melbourne (il ritorno dall’Australia comportò 34 giorni di nave), bronzo ai Giochi di Roma del 1960 e in finale (dove fu sesto) alle Olimpiadi di Tokyo del ’64, un palmarès che comprende anche allori continentali, 25 titoli italiani e oltre 300 vittorie ottenute in una fulgida carriera sportiva. C’è Franco Zucchi (suo padre Giovanni, morto nel 2021, gloria della Canottieri Moto Guzzi, fu un altro grande del remo con la partecipazione a ben tre edizioni dei Giochi e un bronzo vinto a Roma nel ’60 con il “quattro con”), che di Olimpiadi ne ha collezionate due: quelle di Seul del 1988 e di Atlanta del 1996.
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| Ivo Stefanoni ieri a Pramagno con il sindaco di Mandello Lario, Riccardo Fasoli. |
C’è Carlo Gaddi, per tre volte ai Giochi tra l’88 e il 2000 (la prima volta a Seul, l’ultima a Sydney, passando per le Olimpiadi di Atlanta del ’96) e c’è Franchino Zucchi, che l’esperienza olimpica l’ha vissuta, sia pure nel ruolo di riserva, nel 1988 in Corea e che ai mandellesi non esita a dire che “nessun risultato arriva per caso” e che “dedizione e fatica sono indispensabili per raggiungere determinati traguardi”.
A Pramagno ci sono poi Lorena Fuina (ai Giochi paralimpici di Tokyo 2020, disputati l’anno successivo per la pandemia di Covid, fu finalista con il “quattro con” PR3 misto), Martino Goretti, in gara sia a Londra 2012 sia a Rio 2016, dove fu quarto in finale, e suo padre Eros, la cui carriera di allenatore lo ha portato a guidare le Nazionali di Messico e Ungheria.
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| Federico Pelizzari e Andrea Panizza. |
C'è Nicolas Castelnovo, medaglia d’oro ai Giochi olimpici giovanili estivi di Buenos Aires nel 2018 e naturalmente, reduce dall’esperienza di tedoforo appena vissuta ad Abbadia Lariana, c'è Andrea Panizza, alle spalle già due Olimpiadi: quella di Tokyo del 2021 e quella del 2024 a Parigi coronata dalla conquista di uno splendido argento.
Ci sono anche Antonio Gaddi, attuale presidente della Canottieri Guzzi, e Marco De Battista, che il sogno olimpico l’hanno accarezzato nel 1980, anno in cui l’Italia non partecipò ai Giochi di Mosca con atleti appartenenti a gruppi sportivi militari (dell’“otto” qualificato per le Olimpiadi facevano parte in prevalenza canottieri che difendevano appunto i colori di società militari) in seguito al boicottaggio deciso contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan.
Una citazione di merito è stata riservata a Davide Comini (assente perché in raduno), ai fratelli Carlo e Niccolò Mornati, a Fabio Triboli, a Piero Poli, all’indimenticato velista Alfio Peraboni e a Federico Pelizzari, uno tra gli atleti più giovani della Nazionale paralimpica italiana, in gara nello sci proprio alle prossime Paralimpiadi di Milano Cortina in scena dal 7 al 15 marzo. Così nell’aria di Mandello Lario ieri c’era un solo profumo, il profumo di Olimpiadi.
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