20 marzo 2026

L'addio a Bossi, nel '93 “lanciò” Giorgio Siani. E a Mandello Lario disse: “Tutti faranno i conti con noi”

Il "senatur" morto ieri all'età di 84 anni era tornato a Mandello a fine gennaio del ’96 e aveva tenuto un comizio in un teatro comunale incapace di accogliere tutti coloro i quali erano intervenuti per ascoltare il leader leghista
 
Umberto Bossi con Giorgio Siani a Mandello Lario nel maggio 1993.

(C.Bott.) Era il maggio 1993 e Mandello Lario era nel vivo della campagna elettorale in vista del voto amministrativo che il 6 giugno avrebbe eletto nuovo sindaco Giorgio Siani, non ancora trentenne, prossimo alla laurea in ingegneria civile, alla guida della lista della Lega Nord. Era maggio, si è detto, e una gremita piazza Leonardo da Vinci accoglieva Umberto Bossi.

Nel suo intervento il leader dei “lumbard” morto ieri all’età di 84 anni aveva dapprima analizzato la situazione politica, “massacrando” uno dopo l’altro pressoché tutti i partiti. “Dovranno fare i conti con noi - aveva detto - perché indietro non si torna e perché per vincere non abbiamo bisogno di mettere le bombe. La nostra arma è la cabina elettorale e da lì democristiani e socialisti usciranno con le ossa rotte”.

Maggio 1993, piazza Leonardo da Vinci gremita per ascoltare Umberto Bossi.

Aveva poi insistito sul concetto che la vera alternativa al sistema politico dell’epoca era il federalismo e lanciato un appello per il “suo” candidato. “Dovete votare Siani - aveva detto - perché è giovane e perché merita di fare il sindaco di Mandello”.

Umberto Bossi era tornato a Mandello a fine gennaio del ’96 e in un teatro comunale incapace di accogliere tutti coloro i quali erano intervenuti per assistere al comizio del “senatur” aveva dispensato accuse e mosso attacchi su più fronti, non prima di avere invitato i mandellesi a uscire dai ristretti confini del loro territorio “perché il lago è bello ma il mondo bisogna pur conoscerlo”.

Quindi la guerra alla mafia, all’assistenzialismo e agli sprechi, la denuncia dei tentativi dei partiti di dividere il Nord e la difesa dell’autodeterminazione “contro il gioco coloniale di Roma”.

Alla fine - dopo quasi due ore di comizio - un lungo, interminabile applauso. All’ex “Astoria” era partita la musica e in fondo al teatro era comparso uno striscione. C’era scritto: “Bossi per semper”.

Il leader leghista sul palco dell'ex "Astoria" nel gennaio 1996.


Nessun commento:

Posta un commento