06 settembre 2025

Mandello Lario. Nell’antica officina di Ripamonti il prototipo della “GP” rivisitato da Berardelli

Giovanni Trincavelli: “Rivivere gli stati d’animo e le emozioni che provarono Carlo Guzzi e lo zio Giorgio è il motivo che ci ha spinto a intraprendere un’esperienza che è un ideale ritorno al nido”

(C.Bott.) “Rivivere gli stati d’animo e le emozioni che provarono Carlo Guzzi e lo zio Giorgio quando costruirono la "GP" è il motivo che ci ha spinto a intraprendere questa esperienza”. Giovanni “Gechi” Trincavelli sembra scrutare ogni dettaglio dell’officina, anzi dell’antica officina dove tutto ebbe inizio.

Ne osserva le pareti, lui che pure quel luogo lo conosce non bene, benissimo. E che da questo fine settimana e per tutti i giorni del motoraduno internazionale accoglierà un ospite in più, il prototipo proprio del modello “Guzzi-Parodi” nella versione rivisitata e reinterpretata da Roberto Berardelli, bergamasco di Endine Gaiano, inutile dirlo grande appassionato di motori. E della Guzzi. A lui si devono interessanti elaborazioni di esemplari di varie case motociclistiche e del marchio dell’Aquila ama in particolare i modelli realizzati negli anni Venti e Trenta.

E’ di casa, Berardelli, a Mandello Lario. Proprio presso l’antica officina di Giorgio Ripamonti in via Cavour nel marzo dello scorso anno aveva esposto la “Tributo”. A ispirarlo era stata in quel caso la “Quattro valvole” di Terzo Bandini, pilota emiliano tre volte campione italiano negli anni Trenta, gli anni dei primi esperimenti delle ruote lenticolari. “A questa “creazione” sono particolarmente affezionato - aveva detto Roberto in quella circostanza - per il mio legame affettivo per la Guzzi e poi perché richiama il mio stile, con il serbatoio allungato e spigolato”. “Realizzare questo come altri modelli è per me motivo di grande soddisfazione - aggiungeva - e creare tutto da zero è impagabile, così come salire su una “due ruote” che hai costruito è una sensazione indescrivibile”.

Sempre dallo scorso anno - in quel caso erano i giorni del motoraduno di settembre - dentro la roggia e proprio davanti all’antica officina era stata esposta (e da allora la si può ammirare ogni giorno, perché da lì non è più stata spostata) una motocicletta in acciaio inox realizzata da Berardelli. Un’autentica “creazione”, frutto di due anni di lavoro e destinata a richiamare l’attenzione di chiunque si trovi a passare da via Cavour e da quell’officina meccanica dove lavorava il Giorgio ferèe, dove era solito sostare Carlo Guzzi nei primi anni del Novecento e dove venne montato - con il determinante aiuto finanziario di Giorgio Parodi, pilota dell’Aviazione negli anni della prima guerra mondiale - il già ricordato prototipo del modello “Guzzi-Parodi”, che ora dunque si può ammirare nell’interpretazione di Berardelli.

“Ricreando quel modello - afferma Roberto - ho riproposto idealmente anche un progetto, quel volo nell’ignoto nell’allestimento di una motocicletta che avrebbe segnato tutti gli anni Venti, per supportare tra suggestione e sensazioni la scoperta, la rivelazione, l’emozione e la soddisfazione dei ragazzi di Guzzi e Ripamonti”. “Un volo verso l’ignoto - aggiunge - un sogno costruito giorno dopo giorno, un sogno chiamato Moto Guzzi”.

Un ideale ritorno al nido, in definitiva. “A fianco del prototipo “interpretato” da Berardelli - spiega Trincavelli - troverà posto una pergamena con la citazione di chiunque vorrà partecipare per così dire in modo attivo a questo progetto. Proporremo anche una maglietta ricordo e l’officina sarà resa operativa e riportata nella condizione dei tempi passati, appunto per un simbolico ritorno al nido”.

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