17 ottobre 2026

Scrive da Mandello: “A questo mondo ci sono ancora persone perbene e io l’ho sperimentato”

Piazza Matilde Carcano a Mandello Lario.

Da Mandello Lario riceviamo e pubblichiamo:

Mercoledì 14 ottobre mi è successa una cosa che ha quasi del magico. Tutto è iniziato la sera precedente. Ero rientrata a casa a mezzanotte. Ero sola. Avevo sistemato l’auto in garage, abbassato la saracinesca e, non avendo cenato, ero andata a prendere un gelato dal congelatore. Salita in casa, mi ero cambiata e mi ero goduta il gelato. Poi mi ero messa a leggere e, verso le 2 di notte, avevo spento la luce per dormire.

La mattina successiva era trascorsa lavorando. Nel pomeriggio avevo un impegno, ma a causa di una strada chiusa sono dovuta rimanere a casa a lavorare online.

Alle 17.30 la strada viene finalmente riaperta. Scendo di corsa in garage perché alle 18 ho una riunione importante. Apro il garage, salgo in auto e allungo la mano verso il portaoggetti accanto al cambio dove lascio sempre le chiavi. Niente. Le chiavi non ci sono. Inizia la ricerca frenetica. Cerco tra i sedili, sotto i sedili, sposto i libri e i sacchetti che tengo in macchina. Niente. Guardo persino nel bagagliaio. Svuoto la borsa, corro in casa a controllare le tasche della giacca e dei jeans indossati la sera precedente: vuote. Ritorno in garage con una torcia e setaccio di nuovo l’abitacolo. Poi penso: “E se mi fossero cadute mentre prendevo il gelato?”. Svuoto persino il congelatore a pozzetto, ma delle chiavi nessuna traccia.

Sono ormai le 18. Devo assolutamente andare, anche perché devo passare dalla Tabaccheria Redi, in piazza Matilde Carcano, a ritirare un pacco ingombrante. Prendo il duplicato delle chiavi ed esco. Parcheggio nella piazza e entro in tabaccheria. Il pacco è enorme: un metro di larghezza per 60 centimetri di altezza, fissato su un bancale. Lo sollevo ed è pesantissimo, riesco a mala pena a trascinarlo. Daniele, il proprietario, mi consiglia di avvicinare l’auto all’ingresso.

Sposto la macchina proprio davanti alla porta, ma due persone mi si avvicinano con toni non proprio gentili: mi dicono che gli stalli sono privati e che non posso stare lì. Cerco di spiegare che le dimensioni del pacco rendono impossibile il trasporto a piedi e che si tratta di un minuto, ma uno di loro insiste. Decido di lasciar perdere. Apro la portiera e provo a caricare il pacco da sola: un’impresa impossibile.

In quel momento si avvicina un signore di colore e mi chiede con gentilezza: “Posso aiutarla?”. Accetto riconoscente. Con cura mi sistema il pacco e il bancale, reclinando i sedili per creare lo spazio necessario. Quando lo ringrazio, mortificata per non potergli dare una mancia poiché non ho con me il portafoglio, lui mi sorride e mi dice semplicemente: “Ma io lavoro!”. Lo ringrazio, congratulandomi per la sua gentilezza e per il suo italiano perfetto.

Sposto l’auto in uno stallo poco distante, la chiudo utilizzando il duplicato e corro alla riunione, ormai in ritardo. Durante tutto il tempo, però, un pensiero continua a tormentarmi: dove sono finite quelle chiavi? Ripasso mentalmente ogni singolo movimento fatto la sera prima. Alle 20.05 la riunione finisce. Torno verso il parcheggio, prendo il duplicato dalla borsa, sblocco la vettura e mentre sto per salire l’occhio cade sul tetto della macchina. Le chiavi, che probabilmente erano dentro la vettura e che nei vari spostamenti per trovare un posto per il pacco erano cadute fuori dall'abitacolo, sono lì.

L’auto è dunque rimasta per due ore nel parcheggio con le chiavi appoggiate sul tetto. Dentro, dove tra l’altro c’era il pacco ritirato in tabaccheria, non era stato toccato nulla.

Mi sorge così spontanea una considerazione: spesso ci soffermiamo a parlare di vandalismi, di cattiveria, di persone che tagliano le gomme o creano problemi. Ma la verità è che ci sono ancora persone perbene.

Ringrazio di cuore chi ha notato quelle chiavi a terra, le ha raccolte e le ha appoggiate sul tetto della mia auto. In fondo, credo di sapere chi sia stato…

Lettera firmata

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