Il presidente della sezione di Como di “Italia Nostra”, Darko Pandakovic, ha diffuso le osservazioni che di seguito pubblichiamo:
La sezione di Como di “Italia Nostra”, fondata nel 1965 (la provincia di Como allora includeva anche il territorio di Lecco), ha svolto una delle sue prime iniziative di tutela del territorio documentando i disastri ambientali e paesaggistici che il primo progetto della superstrada Lecco-Colico avrebbe arrecato al prezioso ambiente lariano. Quella campagna di sensibilizzazione, gestita con la collaborazione della sezione di Milano, scosse l’opinione pubblica e il progetto della Superstrada venne integralmente rifatto dal prestigioso Studio BBPR di Milano: l’esito sono i lunghi tratti di percorrenza in galleria e la discrezione dell’inserimento del nastro stradale che salvano gli aspetti orografici, naturalistici, percettivi della scabra costa orientale del Lario.
Non possiamo omettere che siamo nel paesaggio che ha meritato una delle descrizioni più intense della letteratura italiana: “…che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli…” Oggi, per risolvere un problema viabilistico funzionalmente indispensabile, ma di limitata portata, destinato a pedoni e ciclisti, si propone la rocambolesca soluzione di un ponte che forma una struttura sopraelevata, incombente pesantemente su chi percorre la sottostante strada e visibile dal lago e dalla sponda opposta, in contraddizione con gli elementi morfologici caratteristici della sponda lacustre.
ANALISI DELLE AUTORIZZAZIONI
I sessant’anni trascorsi dalla realizzazione della Superstrada sembra abbiano stravolto i criteri di comprensione dei valori paesaggistici e della tutela, tant’è che la Commissione per il paesaggio della Provincia di Lecco (numero 20 del 30 aprile 2024) esprime parere favorevole al progetto motivando con le seguenti argomentazioni: l’intervento si inserisce in un contesto che non evidenzia elementi di particolare pregio paesaggistico (con l’eccezione della chiesa di San Martino). Il pregio paesaggistico è la riva stessa del lago, vincolata da tutela: nel suo insieme e nella sua continuità sussiste il bene paesaggistico. Quanto espresso nel succitato parere (elementi di particolare pregio paesaggistico) sembra non considerare che il paesaggio è composto dall’insieme, dalla successione delle immagini percepibili lungo tutta la sponda del lago, vista nella sua continuità e coerenza.
Si afferma che la chiesa di San Martino è elemento di particolare pregio: dunque l’intervento non s’ha da fare perché toglie la visuale della chiesa. Invece l’intervento è approvato. Perché si cita la chiesa di San Martino? Per dire che viene sacrificata? Per quale motivo? Excusatio non petita accusatio manifesta.
L’intervento per collocazione e caratteristiche geometriche costituisce un elemento sicuramente visibile, sia dagli utenti della viabilità sia dallo specchio lacuale. Anche questa affermazione, oltre a essere ovvia, sembra voler parare una logica domanda: perché l’intervento dovrà essere così platealmente visibile? Per risolvere la questione funzionale non è possibile individuare soluzioni meno visibili e più discrete?
Ma ecco che la giustificazione è nella terza argomentazione: l’intervento può costituire un elemento di caratterizzazione e valorizzazione del contesto in cui si colloca. La struttura introdotta si presenta in chiara contrapposizione con la configurazione morfologica presente: uno ‘sbrego’ anomalo taglia e interrompe le linee dei monti, degli insediamenti (se visto da sotto), dell’orizzonte del lago (se visto da sopra).
“Italia nostra”, per la lunga esperienza nella tutela del lago, può affermare che si tratta di un episodio di “ordinaria distruzione” della percezione del paesaggio lariano. Immaginiamo questo paesaggio come fosse un mosaico costituito da tante tessere: progressivamente, una per una, le tessere vengono a mancare, e la percezione globale si fa più confusa, l’occhio viene distratto e si perde l’insieme, si perde soprattutto l’integrità che per tanti secoli gli abitanti del lago hanno saputo conservare e consegnarci oggi come un bene universalmente riconosciuto. Il danno paesaggistico è indiscutibile.
E’ interessante notare che l’argomentazione sopra riportata esprime con pudore il fatto che un’autovolante da Luna park, fuori dal suo contesto, può costituire (sia chiaro, non ne siamo sicuri) un elemento di caratterizzazione e valorizzazione. L’organo di tutela da cui ci si sarebbe aspettato un maggior rigore nell’analisi del progetto è la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio, che approva il progetto, “non arrecando sostanziale pregiudizio ai valori paesaggistici dell’area sottoposta a tutela”. Il parere della Soprintendenza è dettagliato nelle prescrizioni di materiali e colori del manufatto.
Sembra non si colga l’immagine dell’insieme, la nuova struttura che si erge in netta contraddizione con le morfologie lariane e con le concrete forme di muri, percorsi e stradine, infinite volte ripetute nel paesaggio lariano “in un andirivieni di montagne, e di mano in mano più allargato tra altri monti che si spiegano, a uno a uno, allo sguardo, e che l’acqua riflette capovolti, co’ paesetti posti sulle rive”… “Il luogo stesso da dove contemplate que’ vari spettacoli, vi fa spettacolo da ogni parte: il monte di cui passeggiate le falde, vi svolge, al di sopra, d’intorno, le sue cime e le balze, distinte, rilevate, mutabili quasi a ogni passo, aprendosi e contornandosi in gioghi ciò che v’era sembrato prima un sol giogo, e comparendo in vetta ciò che poco innanzi vi si rappresentava sulla costa: e l’ameno, il domestico di quelle falde tempera gradevolmente il selvaggio, e orna viepiù il magnifico dell’altre vedute”.
Le citazioni manzoniane sono forse eccessive, ma vorremmo che almeno i giovani delle scuole, ai quali arriverà la presente “osservazione”, riprendano il contatto con chi, in tempi non tanto lontani, ha saputo esprimere con passione la cultura dei luoghi e del paesaggio e si rendano conto che alcune delle improvvide realizzazioni contemporanee sono da ascrivere a un vuoto culturale.
SOLUZIONI ALTERNATIVE
Un gruppo di cittadini di Abbadia Lariana, sensibile all’imminente disastroso inserimento del nuovo ponte, preoccupati per i gravosi impegni finanziari che il Comune verrebbe ad assumersi, ha indicato soluzioni alternative al problema funzionale del raccordo tra la pista ciclopedonale e la viabilità comunale. Riassumiamo dunque quanto è possibile fare in alternativa. La pista ciclopedonale proveniente da Lecco è posta verso lago. Anche la futura pista ciclopedonale da Colico sarà prevalentemente verso lago. Si propone, nel tratto di Abbadia Lariana, di mantenere la pista verso lago, occupando una porzione della strada provinciale che verrà allargata verso monte.
Il progetto approvato prevede che l’improvvido ponte si arrocchi sul muro di contenimento del terreno soprastante alla strada, di pertinenza dei due condomini presenti, espropriando la fascia più esterna del terreno. La stessa fascia costituirà l’allargamento della strada, arretrando il muro di contenimento. Il costo di questa soluzione al problema è infinitamente minore rispetto all’abnorme costo finanziario del ponte, che, oltretutto, avrà un costo sociale collettivo per le difficoltà del traffico durante le fasi di realizzazione.
Una seconda soluzione ipotizzabile è il proseguimento della pista da Lecco all’interno dei lotti, peraltro edificati, verso lago. Esiste qui un sottopasso alla strada provinciale che emerge prima di quel possibile allargamento della strada con arretramento del muraglione di contenimento. In questo caso la Provinciale non subirebbe alcuna modifica. Anche questa soluzione, impegnativa ma non impossibile per quanto riguarda il passaggio della pista tra i lotti edificati, comporta costi molto inferiori rispetto al progetto approvato.
Qualora quell’anomalo ponte venisse realizzato, sarebbe giusto che i nomi di quanti hanno sostenuto l’iniziativa (amministratori, funzionari degli organi di tutela, progettisti) fossero ben scritti sul ponte stesso, affinché negli anni futuri, quando il contrasto nell’ambiente sarà vieppiù evidente, i cittadini qui residenti, i villeggianti e i turisti possano sempre ricordare a chi devono il merito di questo “sbrego” ambientale.
A conclusione umoristica dobbiamo aggiungere che, richiesti del loro parere circa l’improvvisa salita sul ponte nel loro percorso, molti ciclisti e passeggiatori hanno risposto che sarà molto più comodo seguire la strada provinciale, attraversando sulle strisce pedonali. A conferma abbiamo molti esempi di ponti pedonali con scale da una parte e dall’altra della strada: quasi nessuno se ne serve, preferendo il più vicino passaggio pedonale a raso!
Il presidente della sezione di Como di “Italia Nostra”, professor architetto Darko Pandakovic
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