Riceviamo e pubblichiamo:
Conosciamo dei ragazzini che quando sono in vacanza dai nonni chiedono, come dono preferito, di essere accompagnati a fare un giro in treno. Ma - attenti bene - per loro fare un giro non significa, che so, salire a Mandello Lario e scendere a Tresenda-Aprica-Teglio o raggiungere Pavia prendendo due soli treni: Mandello-Milano Centrale; Milano Centrale-Pavia. Capaci tutti di fare percorsi di questo tipo, non c’è divertimento!
Per loro, fare un giro in treno significa regalarsi l’arrivo alla meta dopo un percorso zigzagante che mette insieme tratte di linee diverse, per stare il più possibile sul treno e concedersi di fare tappa in qualche stazione intermedia, dove consumare il pic-nic e avere modo di veder transitare tanti treni diversi.
I controllori che hanno avuto occasione di incontrarli si sono spesso detti stupiti di questo gioco: senza dubbio insolito, così divertente da meritare di essere proposto ad altri. Un’idea per Trenord! E infatti la mattina di giovedì 20 agosto noi siamo stati tra i fortunati scelti da Trenord per assaporare questo tipo di avventura. Ve lo raccontiamo.
Finalmente è arrivata la pioggia. Il meteo ci dice che verso le 11 sarà abbandonante, perciò partiamo da casa a piedi con valigie, ombrelli e congruo anticipo per arrivare alla stazione di Mandello prima dei rovesci attesi. Ce la facciamo. Quasi. Siamo alla rotonda vicino alle Poste quando arrivano le prime gocce. Ma alla scala che porta al binario 2 già l’acqua scende a secchi. Sulla banchina non ci sono più le pensiline (è previsto che tornino?), perciò cerchiamo riparo all’inizio del sottopassaggio ferroviario.
Siamo in anticipo, c’è da aspettare un bel po’. Non aspetta invece l’acqua che scorre sulla strada: da via Parodi, attraverso via Tommaso Grossi, forma un fiume che si incanala giusto giusto nel sottopassaggio. Dobbiamo decidere se restare a mollo fino alle caviglie o contare, speranzosi, sugli ombrelli, che riparino noi e le nostre valigie. È questa la nostra scelta.
Dunque saliamo al binario 2 sotto gli scrosci battenti. Il treno è in ritardo. Una parvenza di avviso vocale, che si perde però nel temporale. C’è, lo sappiamo bene, anche il tabellone sul primo binario, ma bisogna camminare sotto l’acqua per andare a leggerlo e poi il muro della pioggia non ci permetterebbe di decifrare le informazioni. Ma ecco che un treno entra in stazione.
Avremmo dovuto sapere - lo ammettiamo - che questo è il locale che precede il diretto, ma il miraggio di un tetto sopra la testa ci toglie lucidità e saliamo. Ad Abbadia Lariana il treno si ferma. Oh, ma questo non è il diretto. “Pare che sia stato soppresso il diretto, ma non era chiaro”, dice un nostro dirimpettaio. Arriviamo a Lecco. Chiediamo al personale di bordo informazioni più precise. Risposta: “Sto aspettandole anch’io. Ma dovrebbe essere in ritardo di 40 minuti”. In effetti, nel rispetto del ritardo, il diretto arriva. Tiriamo il fiato. A Milano, per prendere un Italo per Venezia, pur con il ritardo accumulato abbiamo ancora 15 minuti di abbuono. Ce la possiamo fare comodamente.
Si parte da Lecco. A Calolzio fermata non programmata. Senza nessun avviso. Poi un rallentamento. Fisiologico. A Monza il ritardo è salito a 50 minuti. Ci diciamo: “Dovremo correre, ma ce la possiamo fare”.
Poco dopo la ripartenza, Trenord accoglie i suoi viaggiatori: “Benvenuti a bordo del treno… diretto a Tirano. Il treno ferma a Monza, Calolziocorte, Lecco, Mandello…”. Ridono anche i turisti cinesi al nostro fianco. Nessuno si aspettava questo scherzetto. Trenord ti sorprende sempre! Ci prepariamo in pole position per scendere in Centrale. Siamo ormai a Milano Greco Pirelli quando arriva un altro avviso, che non è uno scherzo - questa volta - purtroppo. “Il treno si fermerà nella stazione di Milano Greco Pirelli. Per raggiungere la Centrale i signori viaggiatori hanno a disposizione un treno per Milano Porta Garibaldi, dove con un altro treno potranno raggiungere la Centrale”. Nessuno si capacita del perché. La spiegazione viene da una gentile signora che indossa una maglia con la scritta Servizio Trenord: “Il ritardo accumulato è troppo perché il treno possa essere accolto in Centrale”. Non si finisce mai di imparare!
Al fiume di persone che scende dal diretto non rimane altro che seguire le indicazioni dell’avviso. Così alle 13.15 arriviamo in Centrale. Il treno Italo su cui saremmo dovuti salire ormai ha superato Brescia. Il successivo sarà alle 17.25, ma fermerà a Mestre. Però, visto il (dis)servizio di Trenord, ci siamo conquistati il diritto al cambio gratuito del biglietto e alla possibilità di poter stare in Centrale per ben 4 ore e più.
I ragazzini di cui all’inizio sarebbero stati molto contenti! Ben quattro treni per andare zigzagando da Mandello alla Centrale, col battesimo del “Malpensa Express” da Garibaldi. Più di due ore su questa tratta rispetto ai soliti 50 minuti. E la possibilità di avere tempo disteso in Centrale, con l’opportunità di vedere cento e un convoglio diversi. Ma noi non siamo più ragazzini!
Lettera firmata
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