05 agosto 2026

Mandello Lario piange Massimo Gilardoni, 54 anni. La musica e il canto erano la sua vita

Era organista al “Sacro Cuore” da 35 anni e aveva diretto il coro parrocchiale, il “Siyahamba” e il “Voci nel tempo” di Cortenova

Massimo Gilardoni

(C.Bott.) Mandello Lario piange Massimo Gilardoni, 54 anni compiuti pochi giorni fa. E’ morto ieri sera nella sua casa in frazione Olcio dopo una malattia con la quale combatteva da inizio anno. “Non so quanto mi resta da vivere - ci aveva confidato poco più di un mese fa - perché non vedo la luce, soltanto problemi e ricoveri. L’ultimo pochi giorni fa…”. Per poi aggiungere: “Alcune volte riesco ancora a suonare, ma spesso sono costretto a rinunciare”.

Rinunciare. Esattamente quello che non avrebbe mai voluto fare. Rinunciare alla “sua” musica, la principale ragione della sua vita. Rinunciare a quell’organo della chiesa prepositurale del “Sacro Cuore” su cui aveva suonato per anni. Per 35 anni, ininterrottamente. Trentacinque anni di gioie, di rinunce, di gratificazioni morali. Poi la direzione di alcuni cori: quello parrocchiale, il “Siyahamba” e il Coro misto “Voci nel tempo” di Cortenova, da lui guidato fino al 2018.

Era l’8 settembre 1991, la messa quella delle 8, quando Gilardoni iniziò ad accompagnare all’organo le celebrazioni religiose al “Sacro Cuore”. “Accompagnavo alla messa domenicale la sorella di mia nonna - ci raccontò un giorno - e avevo notato che a quella celebrazione eucaristica mancava l’accompagnamento musicale. Parlai con l’allora prevosto don Gianni Gatti e così iniziò il mio cammino di organista, anche se in verità già da alcuni anni accompagnavo a Olcio la celebrazione vespertina della domenica”. Passarono un paio di mesi e Giuseppe Scanagatta, organista della parrocchia, si ammalò. Fu proprio Gilardoni a sostituirlo per un paio di mesi, dopodiché lo stesso maestro Scanagatta gli chiese di affiancarlo nel servizio musicale. E così avvenne.

All’inizio del 2001 Scanagatta lasciò l’incarico e Massimo iniziò a suonare anche ai Vespri e alla messa festiva delle 10, oltre ad assicurare il suo accompagnamento musicale nei vari servizi settimanali: dai funerali ai tridui, passando per i servizi presso le chiese di Rongio, di “San Rocco” a Molina e a San Zenone. Da lì all’istituzione del coro parrocchiale il passo fu breve.

“Il canto è la mia passione - ci disse sempre Gilardoni - e io tengo molto che il popolo partecipi appunto con il canto alle celebrazioni, perché il canto è parte integrante della funzione religiosa”.

A Gilardoni non è mai mancato l’entusiasmo, non è mai venuta meno la forza di volontà. Quello stesso entusiasmo e quella forza di volontà che lo hanno sempre fatto andare avanti. Perché la musica e il canto sono stati la sua “casa”, la sua vita. Sempre.


 

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