La religiosa originaria di Abbadia Lariana: “Oggi la parola “missione” viene usata anche per azioni militari, come scatenare una guerra. Nella Chiesa si parla di missione, ma il raggio si è fatto più corto e a volte non si esce dai confini di casa”
| Suor Laura Canali |
Dagli Stati Uniti, dove esercita il suo ministero dal 2010, suor Laura Canali, originaria di Abbadia Lariana, ci invia queste riflessioni in occasione della Giornata missionaria mondiale di oggi, 18 ottobre:
Carissime e carissimi tutti, ecco una nuova Giornata missionaria mondiale, la centesima, che anche quest’anno arriva a noi con pressanti sfide ecclesiali e mondiali che attendono una risposta.
Con il passare degli anni affiorano più facilmente le immagini della giovinezza piuttosto che quelle attuali. Ricordo quando da “Beniamina” portavo all’asilo - oggi scuola dell’infanzia - lo zucchero, la farina, l’olio e le noci che le più grandi, “Giovanissime” ed “Effettive”, trasformavano in dolcetti vari per la Giornata missionaria. Noi “Beniamine” e “”Aspiranti” percorrevamo felici le strade del paese, allora senza pericoli, passando di casa in casa per venderli a sostegno delle Missioni. Dicevamo “per i bambini poveri”, ma per noi significava l’annuncio del Vangelo a chi ancora non lo conosceva.
Oggi la parola “missione” ha un significato meno chiaro, perché viene usata anche per azioni militari, come scatenare una guerra. Nella Chiesa si parla di missione, ma il raggio si è fatto più corto e a volte non si esce dai confini di casa, così che il termine non ha più l’ampio respiro di Gesù quando diceva: “Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo a ogni creatura”.
Oggi più che mai celebrare la Giornata missionaria vuol dire decidersi per il Vangelo di Gesù o contro di lui. Una decisione che in tutti i modi parla di “sangue”. San Paolo dice: In Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che dei due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne (Ef. 2,13ss).
Ascoltando il racconto di quanto sta succedendo nel mondo, viene naturale il desiderio di difendersi, considerando la guerra come un male inevitabile, un modo per salvarsi. E anche qui c’è del sangue versato. Versiamo il sangue altrui o siamo pronti a “versare il nostro sangue” per amore?
Contemplando il Cristo crocifisso scopriamo la verità di un’umanità trasfigurata e redenta dalla sua resurrezione. Papa Leone dice: “La guerra è la più terribile delle opere umane. Non è la prepotenza di Babele, ma la pace di Pentecoste che rende possibile la comunione dei popoli”.
Oggi è la Giornata missionaria. E tempo di metterci in cammino portando nel cuore le ferite dell’umanità e di ogni uomo e donna, come i 72 discepoli mandati da Gesù di città in città per portare pace in ogni casa, curare i malati come segno della vicinanza del Regno di Dio. In ogni incontro c’è un po’ del nostro sangue versato, insieme a Gesù, che per amore ha dato la sua vita per la salvezza del mondo.
Il Vangelo dice che “i 72 ritornarono pieni di gioia”. Anche Gesù era pieno di gioia ed esultò nello spirito dicendo: Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli (Lc 10,21). Ringraziamo anche noi il Signore per essere fra quei “piccoli” inondati dalla gioia del Padre Celeste. Buona Giornata missionaria!
Suor Laura Canali (Usa)
Nessun commento:
Posta un commento