Spiega la docente mandellese: “So cosa significa aver bisogno che qualcuno si accorga che qualcosa non va e so quanto possa essere difficile trovare le parole per chiedere aiuto”
Il progetto costituisce il punto d’incontro tra la sua vita professionale, il suo impegno nella prevenzione della violenza e il percorso da lei portato avanti anche attraverso la scrittura. Denominato “Educare per proteggere” e “aperto” su Facebook e Instagram, è uno spazio attraverso il quale ha deciso di mettere a disposizione fuori dalla scuola l’esperienza e le competenze maturate in tanti anni di lavoro con bambini, ragazzi, famiglie e docenti.
L’idea si deve a Giordana Bonacina e nasce da una convinzione semplice: la violenza non inizia quasi mai nel momento in cui diventa cronaca. Prima ci sono segnali, silenzi, comportamenti che cambiano, richieste di aiuto che non sempre si sanno riconoscere, relazioni che diventano progressivamente oppressive.
“Ci sono bambini vittime di bullismo - spiega la mandellese - che non riescono a raccontare ciò che stanno vivendo, adolescenti esposti ai rischi della rete, genitori disorientati, donne che si trovano dentro relazioni violente o manipolatorie e, molto spesso, persone che non sanno neppure quale possa essere il primo passo per chiedere aiuto”.
Ecco allora che “Educare per proteggere” vuole partire proprio da lì. “Non voglio sostituirmi agli psicologi, ai centri antiviolenza, alle forze dell’ordine, ai servizi sociali o alle altre figure professionali competenti - precisa Giordana - e neppure offrire ciò che non rientra nelle mie competenze. Vorrei soltanto dare uno spazio educativo, di orientamento, prevenzione e ascolto capace di aiutare una persona a comprendere quando una situazione non debba più essere affrontata da sola e sia necessario rivolgersi a servizi e a professionisti appropriati”.
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| Giordana Bonacina |
Giordana Bonacina è insegnante di scuola primaria da 32 anni e da tempo si occupa di prevenzione e contrasto al bullismo e al cyberbullismo, sicurezza in rete, educazione alle emozioni, uso consapevole dei social e prevenzione delle diverse forme di violenza. Ha incontrato bambini, adolescenti, genitori, insegnanti e adulti, tenuto incontri e percorsi formativi e, soprattutto, ha avuto modo di ascoltare storie che le hanno insegnato quanto sia importante intervenire prima che il disagio diventi emergenza.
“La mia esperienza personale di ex vittima di bullismo - osserva ancora - ho scelto di trasformarla non in un’etichetta ma in uno strumento educativo. So cosa significa aver bisogno che qualcuno si accorga che qualcosa non va e so quanto possa essere difficile trovare le parole per chiedere aiuto. Forse anche per questo, nel mio lavoro, ho sempre cercato di prestare particolare attenzione a chi quelle parole ancora non riesce a pronunciarle. Da qui nasce anche il nome scelto per il mio progetto, educare per proteggere”.
In queste settimane lo spazio social ha già raccolto interesse e partecipazione, confermando quanto ci sia bisogno di una comunicazione che affronti questi temi con chiarezza, competenza e un linguaggio comprensibile. L’obiettivo è farlo crescere progressivamente, proponendo contenuti di informazione e prevenzione e mettendo a disposizione la mia esperienza anche attraverso incontri, interventi nelle scuole, momenti formativi rivolti a docenti e genitori, iniziative dedicate al bullismo e al cyberbullismo, educazione digitale, prevenzione della violenza e riconoscimento dei segnali di disagio.
“Non vorrei però che diventasse semplicemente… un’altra pagina social - aggiunge -Vorrei che dietro fosse percepita una porta aperta. In questo momento storico in cui continuiamo ad assistere a episodi di violenza e a femminicidi credo infatti che limitarsi all’indignazione del giorno dopo non sia sufficiente. Ogni volta ci domandiamo come sia potuto accadere. Forse dovremmo imparare a porci quella domanda molto prima, quando esistono ancora margini per riconoscere, educare, prevenire, orientare e proteggere”.
Proprio il tema della violenza di genere è del resto al centro di un altro significativo momento del suo percorso. Il romanzo “Via Crucis. Diario di una rosa rossa” ha ricevuto la menzione di merito all’XI Premio internazionale di narrativa “Salvatore Quasimodo”. “Per me - commenta Giordana Bonacina - questo riconoscimento ha un valore particolare perché il libro affronta la violenza sulle donne attraverso la scrittura, dando voce alla sofferenza ma soprattutto cercando di interrogare chi legge. Anche in questo caso, infatti, non mi interessa raccontare la violenza per spettacolarizzarla, ma raccontarla perché venga riconosciuta e per dare un aiuto concreto per affrontarla”.
Il romanzo e il progetto “Educare per proteggere” parlano insomma la stessa lingua. Uno lo fa attraverso la letteratura, l’altro attraverso l’educazione e la divulgazione. E entrambi partono dalla stessa domanda: cosa possiamo fare prima? Prima che un bambino pensi che le umiliazioni subite siano colpa sua o che una persona confonda il controllo con l’amore. Prima che una ragazza consideri normale che qualcuno pretenda password, posizione, fotografie o disponibilità continua o che una donna si ritrovi progressivamente isolata. Prima che un adulto sottovaluti un segnale perché “sono cose da ragazzi” e che una storia di sofferenza diventi una triste storia di cronaca.



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