Spazio a una nuova puntata della ricerca di Luciano Rossi e Luigi Rompani “Incroci di piccola e grande storia - Patrioti, colera, analfabeti, battelli a vapore, fanciulle al lavoro e l’ombra del peccato tra Ottocento e inizio ‘900 in quel di Mandello e in Italia”.
Eravamo arrivati al litigio del Comune di Mandello con la società di navigazione e poi con Rongio per le spese di manutenzione del pontile. Siamo nell’estate 1883. Leggiamo insieme. Il pontile viene riaperto e il sottoprefetto fa notare al sindaco che, scaduta nel 1882 la convenzione iniziale e divenuto il pontile di esclusiva proprietà del comune, «come le strade pubbliche deve ritenersi accessibile a tutti» e quindi anche ai piroscafi di altre società. Fa l’esempio della Geisser, costretta «ieri mattina», mentre lui era per caso tra i viaggiatori, a trasbordare i forestieri e «una grande quantità di ferramenti da fabbrica (persiane e finestre)» mediante barca, «anziché col mezzo più comodo e sicuro del ponte».
La Geisser era una delle società private che entravano spesso in concorrenza per il servizio di navigazione e il sindaco risponde che non si è ancora accordato con lei ma che presto lo farà.
Intanto però “Società riunite” comunica di dover sospendere l’approdo perché un capitano «s’accorse che una delle ruote toccava dei massi», cosa che non era mai accaduta, e il sindaco controbatte che era colpa della sua manovra scorretta e che comunque aveva provveduto a rimuovere gli ostacoli. E che insomma, di fronte alle continue spese, era ora che la società si decidesse a «contribuire in qualche parte, anche piccola», così da «contentare l’intera popolazione e calmare questi animi un po’ bollenti». Prima lo farà spontaneamente la Geisser, che verserà, in proporzione al suo traffico limitato, 50 lire annue, anche se per poco perché chiuderà presto, e poi anche la rinominata Lariana, che si adatterà, come vedremo tra poco, a un canone di 100 lire.
Fermiamoci un momento di fronte a questo conflitto. Fu piccolo, ma acido e significativo, e nasceva in quel sistema liberale e di liberismo economico per cui si erano per lo più battuti i patrioti del Risorgimento. Contro il vecchio potere assoluto dei re erano il privato, le libertà individuali, l’autonomia dell’impresa a emergere in primo piano e a essere sentiti come sacrosanti e inviolabili. Ce lo ricordava anche il nostro prefetto con la frase di poco sopra, che ora riportiamo per intero con una nostra sottolineatura: è inutile cercare di piegare la società di navigazione, «essendo essa completamente autonoma e scevra da qualsiasi ingerenza governativa, né io avrei alcun diritto di pretendere che si serva dei pontili dove esistono, o che li stabilisca dove mancano». Lo Stato dunque, in questo caso rappresentato dal prefetto e dai Comuni, non deve intromettersi negli affari dei privati, che sono liberi di decidere come vogliono ma semmai, al contrario, far rispettare i loro diritti. Una posizione radicale, di cui è del resto figlio, con le dovute correzioni, l’attuale neoliberismo.
Per i Comuni era dura, oltretutto in un regno accentratore sul piano amministrativo come quello sabaudo. All’epoca, tra l’altro, lo stesso sindaco era ancora nominato dal re fra i consiglieri comunali, a loro volta eletti da una esigua minoranza di cittadini. E quanto alle entrate, basate sui dazi, le tasse degli esercizi commerciali e poco altro, non bastavano mai per quello che si sarebbe dovuto fare. Era la difficile coesistenza di unità e autonomia, allora tutta sbilanciata a favore della prima, ma ancor oggi fonte di tensione e contrapposizioni.
Così Mandello si trovava per il pontile in grandi difficoltà e per cercare di superarle, mentre non era ancora chiuso il primo fronte di lotta, ne apriva un secondo, e questa volta proprio con un altro comune, Rongio, e sempre per lo stesso motivo, il contributo alle spese di manutenzione.
Il professor Provasi scriverà nel giornale del 1902, a proposito dei sei comuni che si dividevano il territorio, che «ormai alle vecchie gare campanilistiche si deve, fra paesi congiunti da mille legami», sostituire «un più alto e generoso sentimento di fratellanza e solidarietà», ma appunto lo dirà perché aveva visto cos’era successo e capiva di dover contrastare una mentalità radicalmente diffusa dappertutto. Qui siamo una ventina di anni prima e allora continuiamo a vedere da vicino i fatti.
Già nell’agosto 1882 il sindaco di Mandello aveva chiesto con una delibera consiliare al Comune di Rongio un contributo di 100 lire e Rongio aveva risposto con un’altra delibera che non poteva aderire. Morganti non è tipo da arrendersi al primo botto e in questo caso ci sembra abbia anche buone ragioni. Le espone a voce alta in una minuta dell’anno dopo che ci è rimasta, seppure monca, e che merita di essere letta con attenzione per le considerazioni che svolge, anche in relazione a tutto il circondario
Argomenta dunque Morganti nel 1883: “[Rongio] in primo luogo conta nel suo seno quasi tutti gli stabilimenti serici industriali, i quali pressoché in tutte le corse dei piroscafi hanno di che imbarcare e sbarcare, mentre Mandello messo al confronto è di gran lunga inferiore e conta ben pochi negozianti ed industriali. Di ciò fanno piena fede tutte le firme che si trovano nel ricorso, le quali, fatta eccezione di pochissime, tutte erano di individui del Comune di Rongio, e a capo di esse stava scritto ‘Ferrario Lodovico sindaco di Rongio’. [Il ricorso era appunto quello dei “comunisti”, cioè gli abitanti del comune, alla sottoprefettura per la riapertura del pontile]. Ora come fa il Comune di Rongio ad asserire che egli non è interessato, o quantomeno lo è in minima parte? Disdice egli ciò che ha detto? Lo stesso Comune adduce pure le strettezze finanziarie, ma che c’entrano qui le strettezze finanziarie? Se il comune di Mandello avesse ad esaminare le sue finanze, e fosse dell’ugual pensiero del Comune di Rongio, dovrebbe senz’altro o chiedere elemosine o spirare d’etisia.
Il Comune di Rongio asserisce inoltre doversi chiamare anche gli altri Comuni limitrofi a far parte alla tenue spesa di lire 100 - E su questo secondo pretesto si limita il sottoscritto a dimostrare che gli altri Comuni limitrofi sarebbero Abbadia, Linzanico, Olcio, Somana, fra i quali il primo ha lo sbarco dei piroscafi a mezzo barca e non ha bisogno di Mandello, il secondo, essendo vicino ad Abbadia, colà imbarca le merci e i passaggieri e non si prende cura di venire a Mandello. Sono gli abitanti di Olcio e di Somana che devono venire a Mandello a imbarcarsi. Tali paesi, è ben certo il sottoscritto, non danno in tutto che sette o otto passaggieri all’anno, e per questo si dovrà prenderli in consorzio? Rongio invece darà nientemeno che dieci e più passaggieri al giorno, ciò che Mandello difficilmente può dare.
Mandello fece le spese del pontile, Rongio ne gode pacificamente i vantaggi e perché chiamato a dividerne la passività, schernendosi si sottrae? Se il sottoscritto sapeva di ciò avrebbe mantenuto ferma la disposizione di alcuni consiglieri, e avrebbe tenuto chiuso il pontile, e forse la direzione della Lariana avrebbe concorso […]”.
Ha ragione Morganti? E Rongio come mai non lo capisce? Possibile una concezione amministrativa così ristretta alla propria convenienza immediata? Quanto all’etisìa, l’abbiamo cercata sul vocabolario ed è la tisi, allora tanto presente e conosciuta da entrare persino nelle battute ironiche.
Luciano Rossi
P.S.= Allego due foto attuali degli stabili che una volta ospitavano le sedi comunali e insieme le aule scolastiche: per il comune di Mandello era di fronte alla chiesa di San Lorenzo, per il comune di Rongio a Molina.
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