Al Salone internazionale del libro di Torino la storia della motocicletta italiana si arricchisce di un capitolo inedito. Oggi, giovedì 14 maggio, alle 14.30 presso lo stand della Regione Liguria si terrà la presentazione del libro “La mia GP. Storia e racconti a quattro tempi” di Elena Bagnasco, pubblicato da Serel International - Stefano Termanini Editore. L’autrice, nipote di Giorgio Parodi, co-fondatore della Moto Guzzi, dialogherà con l’editore, svelando retroscena e documenti inediti riguardanti la genesi di uno dei marchi più iconici al mondo.
Nel libro, Elena Bagnasco accende i riflettori su uno scampolo di storia dimenticato: l’incubatore futurista della Riviera ligure dei primi del Novecento e, soprattutto, la profonda amicizia tra l’aviatore genovese Giorgio Parodi e il pilota collaudatore varazzino Stefano Baglietto sullo sfondo dei cieli della prima guerra mondiale. Fu proprio il dolore per la tragica e prematura scomparsa di Baglietto e del pilota Giovanni Ravelli a spingere Parodi ad apporre sui serbatoi delle moto, in loro memoria, l’aquila dorata ad ali spiegate, simbolo di tutti i piloti civili e militari e dell’Aeronautica militare.
Ma perché l’azienda prese il nome del solo Guzzi, se i capitali e la spinta imprenditoriale venivano dai Parodi, influente famiglia di armatori e industriali genovesi? Anche in questo caso la ricerca di Elena Bagnasco offre una nuova prospettiva: si trattò di una precisa scelta strategico-politica di Emanuele Vittorio Parodi, padre di Giorgio. In anni segnati da durissimi scontri sindacali nel settore marittimo, esporre il nome della dinastia Parodi in una nuova avventura industriale fu ritenuto un rischio da evitare.
“Questo libro rappresenta un’occasione imperdibile per restituire la giusta misura ai fatti storici, andando oltre il mito consolidato”, dichiara l’editore Stefano Termanini. “Elena Bagnasco - aggiunge - ha saputo unire il rigore della ricerca documentaria all’emozione della memoria familiare”.
“Ho voluto rimettere insieme i pezzi di un puzzle complesso - spiega dal canto suo l’autrice - Nel mio girovagare per gli archivi d’Italia ho scoperto che l’esperimento della prima “GP” non era la creazione ex novo di un motore ma l’applicazione su due ruote di tecnologie nautiche e aeronautiche di eccellenza che già avevamo in casa”. “Riscoprire il ruolo di Stefano Baglietto - aggiunge - l’amicizia con mio nonno Giorgio e le vere motivazioni che portarono alla scelta del nome Guzzi è stato per me un dovere morale: un atto di giustizia verso chi, con entusiasmo e coraggio, ha costruito questo pezzo di storia italiana”.

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