Da Mandello Lario riceviamo:
Qualche giorno fa ho scritto che “QC Terme” non cambierà niente fuori dalle sue mura. Lo confermo. Un resort di benessere, per quanto ben fatto, risolve il problema di chi entra. Fuori restano le strade di luglio, i parcheggi impossibili, il lungolago occupato, i residenti che aspettano che passi l’estate per tornare a casa propria.
Ma c’è una cosa che non ho detto. Un asset di quella qualità, in un territorio senza piano, è un’enclave. Un asset di quella qualità in un territorio con un piano di governo è un innesco. La differenza non è piccola. È tutto.
Ad aprile ho consegnato al sindaco, Riccardo Fasoli, un piano strategico integrato per il turismo sostenibile di Mandello Lario. Numeri reali. Fonti di finanziamento verificabili. KPI misurabili. Una governance costruita per durare oltre qualsiasi elezione. In meno di 24 ore mi ha chiamato. Non per cortesia istituzionale. Per dirmi che il documento verrà protocollato ufficialmente in Comune. Agli atti. Permanente. Disponibile per questa Amministrazione e per quelle che verranno.
Alla vigilia di un’elezione, un amministratore poteva aspettare. Poteva rimandare. Poteva far finta di non aver letto. Ha fatto il contrario. I residenti di Mandello sanno riconoscere chi risponde e chi aspetta. Chi costruisce prima del voto e chi promette dopo.
Cosa dice quel piano? Dice che il turismo deve pagare se stesso. Con tariffe dinamiche, con contributi di accesso, con l’imposta di soggiorno finalmente usata bene. Dice che il parametro di successo non è il numero di persone che arrivano, è quanto spende ognuna e quanto rimane al territorio. Dice che con il 30% dei flussi attuali Mandello può generare più revenue, meno danno, e restituire ai residenti quello che è loro: la strada, il lungolago, il silenzio del mattino.
“QC Terme” porta qualità dentro le sue mura. Un territorio governato porta quella qualità fuori. Nei servizi. Nelle strade. Nella vita di chi c’è tutto l’anno, non soltanto d’estate.
I residenti di Mandello non hanno chiesto molto. Hanno chiesto di non sentirsi ospiti a casa propria. Hanno chiesto che qualcuno smettesse di sperare nel maltempo e iniziasse a costruire qualcosa che duri. Un documento protocollato non è la fine del lavoro. È la fine delle scuse. Da oggi non si può più dire che non c’è un piano. C’è. Ed è agli atti.
Fabrizio Marra (Mandello Lario)
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