“Il problema più grande che questo lago abbia mai affrontato viene gestito sperando nel maltempo. È triste sentirlo dire. È ancora più triste che nessuno si stupisca più”
Da Mandello Lario riceviamo e pubblichiamo:
Non te ne sei accorto subito. È successo piano, estate dopo estate, finché un giorno sei sceso al lungolago e hai capito che non era più tuo. Non lo hanno comprato, non lo hanno recintato. Lo hanno semplicemente occupato. Con i selfie, con le borse frigo, con i materassini, con i festival, con le case vacanze a ogni piano di ogni palazzo. Finché il posto dove sei cresciuto è diventato uno sfondo per le vacanze di qualcun altro. E tu sei rimasto lì, residente, a fare i conti con i parcheggi impossibili, i bar pieni di gente che non conosci, le strade bloccate a luglio nel paese dove sei nato.
Sul lago gli alberghi di lusso praticano prezzi che la maggior parte di noi non può permettersi. Ma sai cosa vendono? Vendono quello che noi avevamo gratis. La stessa acqua, la stessa luce, lo stesso silenzio. Quel panorama esiste ancora oggi, senza cancelli e senza prenotazione, in decine di angoli del lago che non hanno ancora finito di distruggersi. Sulla sponda orientale, nei paesi che nessuna guida ha ancora scoperto, in quelle mattine presto in cui il lago è ancora tuo. Per adesso. Perché ogni anno ce ne rimangono meno.
Ogni estate arriva la notizia di un festival con l’occupazione al cento per cento, i numeri record, il turismo che cresce. Ci si esalta. Ma quello non è turismo. È gente che arriva il venerdì e riparte il lunedì lasciando lattine, disordine e qualche residente che non ha dormito. Per il territorio non rimane niente, zero. Soltanto il conto da pagare. Il turismo vero è qualcuno che si ferma, spende, torna. Qualcuno che impara il nome del posto, non solo il tag.
Arriva “QC Terme” e tutti dicono che cambierà tutto. Non cambierà niente. Chi entra starà bene, chi esce troverà quello che c’era prima: tuffi pericolosi, spazzatura, il solito luglio impossibile. “QC Terme” è un progetto chiuso, porta benessere dentro le sue mura. Fuori, la sponda è la stessa.
C’era una volta l’hotel “tre stelle”. La camera pulita, la colazione, il prezzo che una famiglia normale poteva permettersi. Quella gente tornava ogni anno, conosceva il barista, rispettava il posto perché il posto dava qualcosa di vero. Quell’hotel non c’è più. Al suo posto ci sono appartamenti su Airbnb, case vacanze, rendite da estrarre. E il turismo che riempiva quei letti, quello ordinato e rispettoso, è stato sostituito da chi arriva il venerdì e riparte il lunedì con le lattine vuote. Non è stato il turismo di lusso a distruggerlo. È stata la speculazione a breve termine. Ogni camera trasformata in una macchina per fare soldi veloci, senza pensare a chi ci vive intorno.
I residenti del lago di Como non odiano i turisti. Odiano essere diventati comparse. Odiano sapere che il posto dove sono nati vale miliardi ogni anno e che di quei miliardi quasi nulla torna in servizi, in strade, in qualità della vita di chi c’è tutto l’anno. Odiano sentirsi ospiti in casa propria. E odiano, soprattutto, quello che sentono dire sottovoce da chi dovrebbe avere un piano, da chi siede ai tavoli, da chi amministra uno dei posti più belli del mondo. Tante promesse. Tante sfide. Tanti convegni sul turismo sostenibile.
E poi, sottovoce: “Speriamo che domenica sia brutto e ce la caviamo”. Questo è il piano. Questo è tutto quello che c’è dietro le dichiarazioni, i progetti, le inaugurazioni. Il problema più grande che questo lago abbia mai affrontato viene gestito sperando nel maltempo. È triste sentirlo dire. È ancora più triste che nessuno si stupisca più.
Il lago è ancora lì, bellissimo come sempre. Ma quella mattina presto, sulla sponda orientale, prima che i traghetti inizino a correre e i pullman svoltino sulla Statale, quella mattina in cui l’acqua ha un colore che non esiste nelle foto e il silenzio è quello vero sta diventando un privilegio. Una volta era semplicemente casa. Nessuno ve lo restituirà. A meno che qualcuno non abbia il coraggio di dire ad alta voce quello che tutti sanno già.
Fabrizio Marra (Mandello Lario)

Un quadro assolutamente perfetto e realistico della realtà che ci circonda. Sarebbe bello poter tornare anche solo a 10 anni fa ...
RispondiElimina