“Mai nessuno come San Francesco ha messo in campo una vera e propria rivoluzione semantica e spirituale”. Con queste parole don Paolo Avinio ha introdotto lunedì scorso al teatro “San Lorenzo” la tavola rotonda dedicata a Francesco d’Assisi dal titolo: “Il cuore ribelle. Francesco d’Assisi, tra l’armonia della natura e la sete di infinito”. L’appuntamento ha ufficialmente inaugurato l’attività accademica dell’Università delle tre età di Mandello Lario, presentando la figura del santo a 800 anni dalla morte.
Relatori erano Umberto Calvi, storico dell’arte, Adriana Lafranconi, pedagogista, e monsignor Angelo Riva. A loro sono state poste una serie di domande per sondare il motivo della straordinaria attualità di Francesco e il valore del suo messaggio anche attraverso le immagini e l’iconografia proiettate in sala.
Umberto Calvi ha sottolineato la forza rivoluzionaria e esistenziale del santo attraverso l’evoluzione visiva. “Francesco rompe l’oro statico delle icone bizantine - ha detto - per riportare il sacro dentro la polvere e la luce della natura. Il coraggio di vivere una vita originale si riflette nell’arte del Duecento, costretta a inventare un nuovo linguaggio per descrivere la realtà. Il Cantico delle creature diventa un vero e proprio manifesto estetico dell’arte moderna, un’armonia che si riflette nelle opere di Giotto e dei maestri francescani”.
Monsignor Angelo Riva ha richiamato l’attenzione sulla necessità di un rigore storico e teologico per non banalizzare il santo. “La scelta di Francesco è prima di tutto un ritorno al nudo Vangelo - ha specificato - Questa non è una maschera per i nostri desideri ma un atto teologico radicale che interroga profondamente la morale cristiana nel suo rapporto con le istituzioni e il mondo moderno. Chiamare “fratello” il sole e “sorella” la luna non è semplice poesia o una generica sensibilità ecologica da macchietta, ma una proposta morale concreta. Adottare questo sguardo di fraternità universale cambia radicalmente la nostra responsabilità etica verso la casa comune”.
Adriana Lafranconi ha offerto una sintesi dal punto di vista educativo e formativo, evidenziando la complessità dello stimolo pedagogico di Francesco. “Il gesto di Francesco di spogliarsi in piazza rifiutando l’eredità paterna - ha spiegato - ha un forte valore pedagogico odierno. In una società del possesso, educare alla spogliazione dei beni materiali è un atteggiamento forte per conquistare la libertà interiore. Infatti il modello educativo francescano si fonda sul porsi come “minori”. Questo ribaltamento delle gerarchie suggerisce un nuovo modo di intendere il rapporto educativo tra maestro e allievo e il dialogo tra le generazioni”. “In un mondo che offre risposte immediate a bisogni finiti - ha aggiunto - l’esempio francescano diventa una pedagogia che rieduca i giovani (e gli adulti) alla “sete di infinito” e allo stupore”.
In sintesi, la tavola rotonda messo in luce come la figura di Francesco d’Assisi non sia un reperto storico da idealizzare, ma una forza viva e provocatoria.
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