28 maggio 2026

Scrive: “C’è differenza tra il lago che tutto il mondo vede e ci invidia e il lago che noi viviamo”

Da Mandello Lario riceviamo:

Domenica pomeriggio il mondo guardava il Lago di Como in televisione. Poche ore prima, alla stazione di Mandello Lario, un gruppo di ragazzi giunti dall’hinterland milanese scatenava una rissa sui binari e fermava i treni. Due immagini dello stesso lago, nello stesso giorno. Una girava su tutti gli schermi del pianeta, l’altra è finita nelle pagine di cronaca locale. Nessuno le ha messe vicine, ma vale la pena farlo.

Questa settimana la Champion’s League ha scelto il lago come teatro. George Clooney lo aveva già trasformato in un simbolo. La moda lo aveva scelto come sfondo. Il calcio europeo ha soltanto confermato quello che tutti sanno già: il Lago di Como non è più soltanto un posto. È un marchio famoso in tutto il mondo. E i marchi famosi non invecchiano, si apprezzano. Il problema è che un marchio non si abita, un lago sì.

Chi vive su questa sponda conosce la differenza meglio di chiunque altro. La conosce ogni volta che cerca un parcheggio e non lo trova. Ogni volta che entra in paese il week-end e sente di essere d’intralcio in casa propria. Ogni volta che un ragazzo del posto se ne va perché non riesce più a permettersi di vivere dove è cresciuto.

I ragazzi della rissa di domenica non erano di qui. Aspettavano il treno per tornare a Milano. Nessuna prenotazione, nessun programma, solo un lago famoso e un biglietto economico, forse neppure quello. Sono il simbolo di un turismo che non lascia niente: non lavoro, non rispetto, non un euro in più alle famiglie del posto. Lascia soltanto pressione su un territorio che non è stato costruito per reggerla.

I residenti quella roba la subiscono da anni, in silenzio, senza che nessuno li venga a intervistare. C’è una cosa però che vale la pena dire chiaramente, anche se scomoda. Non è il turismo di qualità il problema di questo territorio. È esattamente il contrario.

Quando arriva un posto serio - un hotel fatto bene, un’offerta vera - arrivano persone che spendono, rispettano e tornano. Arriva lavoro stabile per chi vive qui, non il lavoretto estivo che finisce a settembre. Arrivano soldi che rimangono sul territorio, dal fornaio al giardiniere, dall’artigiano al ragazzo che finalmente può pensare di restare.

Attenzione, però. Non tutto quello che si chiama lusso fa bene al territorio. Un progetto che porta i mattoni da fuori, il personale da fuori e i profitti da fuori è speculazione con una bella facciata e alla fine alza gli affitti senza lasciare niente. Il lusso che funziona per i residenti è quello che assume qui, compra qui, forma qui. Quello che tratta il territorio come un partner, non come uno sfondo. La differenza non è nel prezzo della camera, è in chi decide come si costruisce e con chi.

La sponda orientale si sta muovendo nella direzione giusta. Lecco ha in programma cinque hotel a 5 stelle nei prossimi anni. Mandello Lario ha davanti una grande opportunità nel settore del benessere e delle terme, il tipo di offerta che porta le persone giuste e costruisce un’economia reale per chi vive qui. A Bellano il cotonificio, la fabbrica che per generazioni ha dato lavoro a tante famiglie, si avvia verso un nuovo futuro. Non è il lato dimenticato del lago, è il prossimo capitolo. Ma un capitolo si può scrivere in modi molto diversi. Il marchio del Lago di Como continuerà a crescere. Gli eventi arriveranno, le immagini gireranno, i giornali di mezzo mondo scriveranno quanto è bello. È già scritto. La domanda è un’altra. Ed è l’unica che conta davvero per chi ci vive.

Mentre tutto questo accade, mentre il lago diventa sempre più famoso e sempre più affollato, chi starà bene su queste rive? Chi potrà ancora permettersi di abitare, di lavorare, di crescere i figli qui? La risposta non la danno gli investitori, non la danno i grandi eventi, non la danno le riviste patinate. La danno le scelte che vengono fatte adesso. Su cosa si costruisce e come. Se chi è nato qui conta qualcosa nei progetti che cambieranno questa sponda, oppure se conta solo come scenografia.

La sponda orientale ha ancora una cosa che vale più di qualsiasi vista sul lago: una comunità che c’è ancora. Gente vera, radici vere, storia vera. Quella cosa non si compra. Non si importa. Non si fotografa. Ma si può perdere. Il lago sarà sempre bello. La domanda è per chi.

Fabrizio Marra (Mandello Lario)

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