09 agosto 2021

L’addio di Bellano a Francesco Orio. “Ora lui gode della beatitudine eterna”

Beppe Carletti dei Nomadi: “Te ne sei andato troppo presto, lasciandoci senza parole, senza un sorriso e senza un abbraccio”

Franco Orio con Beppe Carletti, volto storico dei Nomadi.

 

(C.Bott.) Fuori dalla chiesa, dopo l’ultima benedizione alla salma, le note di Io vagabondo, uno tra i brani più conosciuti del repertorio dei Nomadi. Dentro la prepositurale dei santi Nazaro e Celso, appena prima della conclusione delle esequie, la lettura del saluto indirizzato a Francesco Orio da Beppe Carletti, volto storico del popolare gruppo musicale, di cui fu fondatore con Augusto Daolio.

Erano amici, Beppe e Franco, al punto da considerarsi “fratelloni”. E non a caso Carletti ha voluto “parlare” a Franco da “amico e fratello”. “Te ne sei andato troppo presto - ha scritto - lasciandoci senza parole, senza un sorriso e senza un abbraccio. Sicuramente ci proteggerai da lassù e vivrai per sempre nel mio cuore e in quello di chi ti ha conosciuto”.

Nel giorno dell’addio al giornalista scomparso all’età di 66 anni Bellano è sembrato volersi fermare. Erano in tanti, oggi pomeriggio, a salutare per l’ultima  volta Franco. C’erano la sorella Marialuisa, i familiari e i colleghi delle testate giornalistiche lecchesi per le quali Orio aveva lavorato. E poi la schiera degli amici.

A loro si è rivolto il vicario dell’Unità pastorale di Bellano e Vendrogno nella sua omelìa seguita alla lettura del Vangelo delle beatitudini. “Parrebbe stridere al punto da sembrare un controsenso - ha premesso don Simone Zappa - la lettura di questo brano di Vangelo nel contesto di una cerimonia funebre, ma ogni cristiano deve essere consapevole che Francesco ora gode della beatitudine eterna”.

Poi un riferimento agli scritti che Orio gli aveva inviato dopo il suo arrivo a Bellano, lo scorso anno, qualche tempo dopo il manifestarsi del male che lo aveva colpito. “Mi raccontò in particolare del suo cammino di fede - ha affermato - e si aprì totalmente a me. Mi domandava, e lo chiedeva soprattutto a se stesso, da dove potesse venire appunto la sua fede. Ma si dava anche una risposta, perché aggiungeva che lo avrebbe capito quando si sarebbe trovato faccia a faccia con il Signore”.

“E ora Francesco è davanti alla Verità - ha sottolineato don Simone - e ogni sua domanda, ogni sua preoccupazione hanno trovato appagamento”.

Poi le ultime considerazioni: “Perché allora anche noi dobbiamo essere felici? Proprio perché nulla ci può separare dall’amore di Dio e Francesco ha sperimentato che il Signore è dalla nostra parte, sempre. Ecco perché l’invito a rallegrarsi e ad esultare è anche per tutti noi”.

Prima della fine della cerimonia Danilo Perego, segretario del “Pedale bellanese”, ha ringraziato Orio per il suo impegno a favore dell’associazione sportiva dilettantistica. “Oltre a essere un amico - ha detto - Franco era un nostro grande sostenitore. Ci ha seguito per molti anni e ha scritto tanti articoli per noi. Così qualche anno fa avevamo deciso di donargli una targa in segno di riconoscenza e lui apprezzò tantissimo quel gesto”.

Poi l’ideale abbraccio del suo “fratellone” Beppe Carletti e, in piazza San Giorgio, le voci dei Nomadi ad accompagnare Franco nel cielo della vita. Eterna.

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