03 luglio 2022

Mandello Lario. Cai Grigne e rifugio “Elisa” scrivono da oggi un nuovo capitolo della loro storia

L’appello del presidente Giancarlo Pomi alla rifugista: “Mantienilo sempre in buon ordine, accogliente e simpatico. E ricevi sempre tutti con un gran sorriso”



(C.Bott.) Una bellissima giornata. Bellissima e da incorniciare, non soltanto per il sole e il clima estivo che la sta caratterizzando ma ancora di più per il significato che la stessa assume per un rifugio e per un’associazione tra i più amati dai mandellesi e in particolare dagli appassionati della montagna e delle escursioni. Il rifugio è l’“Elisa”, in Alta Val Meria, inaugurato oggi dopo l’ultimazione dei lavori di riqualificazione e ampliamento iniziati un anno fa. Il sodalizio è il Cai Grigne, proprietario della struttura.

Una bellissima giornata, iniziata con la celebrazione della messa da parte di don Alessandro Comini, mandellese, e proseguita appunto con la cerimonia inaugurale.

E’ stato Luca Gaddi, vicepresidente del Cai, a leggere l’intervento del presidente Giancarlo Pomi, impossibilitato a presenziare all’atteso appuntamento, il quale ha inizialmente ricostruito la storia dell’“Elisa”.

“Costruire un rifugio come casa dei soci della sezione, aperta a tutti gli appassionati della montagna e dei nostri monti - aveva scritto - è stata una delle prime idee dei soci fondatori. L’idea si consolidò nell’autunno del ‘25 e nel ‘26, dopo una raccolta di fondi, iniziò la costruzione. I vecchi soci ricordano che non vi fu domenica o festività, anche durante il periodo invernale, in cui l’“Elisa” non venisse visitata”.

Quindi i riferimenti all’inaugurazione, datata giugno 1927, e al primo custode, Francesco Balatti, che gestì il rifugio fino al 1° novembre 1944, quando l’Elisa venne bruciata dai nazifascisti perché utilizzata dai partigiani della 89.ma Brigata Poletti, che operava sulle Grigne al comando del colonnello Galdino Pini, uno dei fondatori del Cai.



“All’incendio scamparono soltanto i muri perimetrali - ha avuto modo di ricordare Pomi - e il destino del rifugio pareva segnato. Ma finita la guerra la sezione Grigne riprese con vigore la propria attività. Scrisse Tullio Colombo: “Naturalmente il primo grande problema che ci ponemmo fu la ricostruzione della capanna Elisa. Ma come affrontare il finanziamento? A distanza di anni ancora non so capacitarmi di come ne venimmo a capo… Entusiasmo sì, a iosa, ma anche un bel coraggio! Organizzammo feste danzanti e lotterie a ogni piè sospinto. Cominciarono a arrivare magnanime sovvenzioni da parte di ignoti privati”.

E ancora: “Venne studiato un organico piano dei lavori. Primo problema la riedificazione del tetto. Acquistate le travi in castagno, vennero trasportate al fium d’Uga e da lì, a spalla, fino a destinazione. Non fu una cosa da poco (erano travi di 4 e di 7 metri) e fu un gruppo di soci a sobbarcarsi con caparbia volontà questo faticosissimo compito, in tempi in cui gli elicotteri non si sapeva cosa fossero. Viaggi con i muli permisero il trasporto di cemento, ferro e di tutto il materiale occorrente. Spuntammo un contratto all’osso con un’impresa edile che, sotto la competente direzione di un socio professionista, intraprese i primi lavori al fine di posare il tetto”. “Orgogliosamente - così continuava lo scritto di Tullio Colombo - a fine ottobre 1947 ponemmo sul trave di colmo un pinetto adorno di nastri colorati: avevamo “tettato”! Così, effettuato il lavoro di copertura, si poté iniziare il lungo e a volte problematico lavoro all’interno. Lentamente la capanna Elisa riprese la sua accogliente fisionomia”.



Nel luglio del ‘49 l’“Elisa” venne inaugurata per la seconda volta e tornò a essere la casa dei soci del Cai Grigne. Da allora la “capanna” è sempre stata tenuta con cura. “Ma il tempo fa la sua parte - ha ricordato Pomi rifacendosi sempre a quanto scritto in passato - le esigenze dei visitatori aumentano, le norme igienico-sanitarie diventano più severe: perciò in questi ultimi anni è stato necessario intraprendere lavori di sistemazione e di adeguamento. La cisterna, la sistemazione della sorgente, l’ammodernamento della cucina, il nuovo impianto elettrico alimentato da pannelli solari sono i primi lavori di questo ciclo”.



“Altri ne seguirono - continuava il presidente nel suo intervento - e oggi possiamo orgogliosamente dire di aver fatto tesoro dei consigli e dei desideri di chi ci ha preceduto. Il tetto e il sottotetto sono stati sistemati agli inizi degli anni 2000 e nel 2004 abbiamo aggiunto un tassello importante per la storia del Cai Grigne. Aiutati dalla ditta “Cemb”, abbiamo acquistato dal Cai Milano il rifugio Bietti, ora “Bietti-Buzzi”, per salvarlo dal degrado in cui si trovava. Siamo quindi rimasti impegnati su questo fronte e grazie all’aiuto di molti amici e soci, del Cai centrale e del Comune di Mandello siamo riusciti a ricostruirlo quasi ex novo”.

I lavori all’“Elisa” sono proseguiti negli anni. Sono stati cambiati i pannelli solari, aumentandoli di numero e migliorandone l’efficienza. E nell’ultimo anno ecco la nuova cucina, la nuova cantina con la cisterna, il bagno per il gestore al secondo piano, un impianto di fognatura che rispetta tutti i requisiti imposti, la linea vita sul tetto del rifugio.



“Mancano ancora alcuni piccoli lavori - ha spiegato sempre Pomi nel suo intervento - Ad esempio la stufa per la sala da pranzo deve ancora essere consegnata, dobbiamo mettere un’altra cisterna per l’accumulo dalla sorgente, sistemare il sentiero dietro la cucina e gli scarichi dei pluviali del tetto, ma penso che abbiamo soddisfatto i desideri di chi ci ha preceduto”.

Infine un appello a Elena Cosmo, la rifugista (“Mantieni il nostro rifugio sempre in buon ordine, accogliente e simpatico. E ricevi sempre tutti con un gran sorriso”), e un pensiero ai volontari che hanno lavorato senza chiedere nulla in cambio. “Senza di loro - parola del presidente - tutto quello che ora si può vedere non sarebbe mai esistito, perciò dire grazie è poca cosa ma so che per loro è più che sufficiente”.

Nel corso della cerimonia è stata anche data lettura del messaggio fatto pervenire dalla sezione “Lario orientale” dell’Anpi in cui il suo presidente, Roberto Citterio, evidenziava il ruolo “di quanti hanno collaborato alle opere che oggi si inaugurano, ultimo capitolo di una lunga storia di attenzione e di cura che il Cai Mandello ha sempre riservato al suo rifugio”, come avvenne nel luglio 1949 quando si concluse la ricostruzione dell’“Elisa”, distrutta dai nazifascisti nel rastrellamento dell’ottobre-novembre del ’44 durante il quale  furono bruciate o danneggiate  anche case di Era e in Gardata, la “Monza” e il Pialeral, oltre alla “Brioschi” e alla “Rosalba”.



“Obiettivo dei nazifascisti - ha scritto Citterio - era togliere ai partigiani la possibilità di rimanere in montagna durante l’inverno, perché la montagna era il retroterra dove i partigiani trovavano rifugio, organizzavano le forze e pianificavano le loro azioni”. L’Anpi evidenziava poi il legame profondo tra la Grigna e la Resistenza. “Versarico, Era, Gardata, l’“Elisa”, la “Rosalba” furono i luoghi in cui, fin da settembre del ‘43, si riunirono coloro che, anche a rischio della vita, avevano scelto di opporsi al fascismo e di combattere per dare all’Italia la dignità di un Paese libero e democratico”.

Nel messaggio si ricordava quindi che “qui, sulle nostre montagne, si formò la Brigata Cacciatori delle Grigne, divenuta poi 89.ma Brigata Giuseppe e Giovanni Poletti”. “Un legame che è passato anche attraverso le persone - aggiungeva l’Anpi - e che possiamo riassumere nei nomi di quattro presidenti del Cai Grigne: Gino Carugati, primo presidente dal 1924 al 1944 e collaboratore della Resistenza, il colonnello Galdino Pini, tra i fondatori della sezione, poi comandante della “Cacciatori delle Grigne” e della Brigata Poletti” e quindi presidente del Cai dal ‘45 al ’55, Nilo De Battista, collaboratore della Brigata Poletti, ferito alla Maiola e presidente dal ‘56 al ’63, e Ulisse Guzzi, capo di Stato maggiore delle Brigate Garibaldi, di cui la Brigata Poletti faceva parte, presidente dal 1969 al 1974”.

“Attorno a loro - affermava sempre l’associazione partigiani - vi furono donne e uomini che non si arresero neppure dopo il rastrellamento del ’44. Anzi, fu proprio a Mandello, nell’edificio delle allora scuole elementari di Molina, che i reparti tedeschi dell’Armata Liguria dovettero firmare la resa nelle mani dei comandi partigiani”.


 

Infine un richiamo all’odierna celebrazione: “In questo giorno di festa per il rifugio “Elisa” e per il Cai Grigne è giusto richiamare la memoria di quegli anni difficili e cruciali, l’esempio di chi scelse di combattere il fascismo e il sacrificio di chi in quella lotta perse la vita. Storie diverse, persone diverse, con punti di vista differenti, ma che seppero unirsi nella lotta per la libertà e l’indipendenza dell’Italia”.

Alla cerimonia inaugurale di questa prima domenica di luglio hanno presenziato, tra gli altri, Fabrizio Carella, presidente della Commissione rifugi e opere alpine del Cai Lombardia, Alberto Pirovano, consigliere del Cai centrale, e l’assessore comunale di Mandello Sergio Gatti.

A dare alla giornata un tocco di ulteriore fascino i canti del Coro Grigna dell’Ana di Lecco.








Nessun commento:

Posta un commento