11 febbraio 2022

Appunti di storia dei giardini di Mandello e il progetto ottocentesco di arginatura del Meria

L'esondazione del 1888 in Gera (dal libro "La storia in riva al lago" a cura dell'Archivio comunale della memoria locale).


Una nuova puntata dello studio condotto da Luciano Rossi sulla storia dei giardini pubblici a lago di Mandello Lario e dintorni. Di seguito, eccone il testo:

Eravamo al progetto del 1857 di arginatura della foce del Meria, quello della bella corografia a colori, in realtà non realizzato. Ne abbiamo una prova esplicita, come si accennava, in un documento di alcuni anni dopo, nel 1865. E’ il verbale di una seduta straordinaria del consiglio comunale (attenti, ora c’è il Regno d’Italia!) avente per oggetto la “domanda di un sussidio governativo per opere idrauliche”.

Il riferimento è alla “somma dal ministero anche in quest’anno stanziata per opere idrauliche e stradali e alla relativa dimanda dai Comuni” e al “voto tante volte manifestato e sempre inesaudito di vedere mediante un sussidio in danaro dal Regio governo continuato sino alla foce il muro di sponda sul torrente Meria, che dal tremendo e sovrastante pericolo dell’irruzione dello stesso protegga il borgo di Mandello”. Insomma, il problema dell’arginatura sembra trascinarsi da un pezzo, ma si è ancora alla ricerca dei soldi necessari.

Naturalmente la richiesta del contributo fu approvata all’unanimità dal Consiglio e inviata alla competente Sotto-prefettura di Lecco. Questa rispose l’anno dopo, dichiarandosi “dispiacente” che “codesto Comune non poté essere contemplato fra quelli che ottennero sussidio dal Governo” per l’anno 1865, come del resto per i precedenti.

Non abbiamo testimonianze sulle reazioni alla ripetuta esclusione. Fermiamoci però sulle date, perché penso siano la chiave di tutto: 1857-1865, anni cruciali e tormentati per l’Italia e per Mandello. Qui la vicenda locale del nostro torrente da arginare si intreccia senza saperlo con i grandi eventi nazionali.

Nel 1857, l’anno del progetto, siamo ancora sotto l’amministrazione del Regno Lombardo-veneto, che aveva certamente dato prova di grandi capacità costruttive. Un esempio per tutti, che ci riguarda da vicino: la Strada militare da Lecco a Colico sulla via dello Spluga, peraltro su progetto dell’ingegnere lombardo Carlo Donegani. Fu la prima strada, ora provinciale, su questa sponda del lago e fu realizzata tra il ʼ25 e il ʼ31.

Ma ormai quel Regno è agli sgoccioli: solo due anni e gli austriaci, in seguito alla sconfitta nella seconda guerra d’indipendenza, cui contribuiscono anche numerosi mandellesi, saranno costretti ad andarsene, mentre Mandello con la Lombardia entra nel Regno di Sardegna.

Altri due anni ed è il ’61, in mezzo c’è stata l’impresa dei Mille di Garibaldi e nel tripudio dei nostri concittadini patrioti (ma c’era chi aveva sognato la Repubblica) viene proclamato il Regno d’Italia. Cambiamenti che segnano un’epoca.

E i soldi per l’arginatura del Meria? Certo il nuovo Regno, trovatosi all’improvviso con un sacco di problemi enormi nell’intera penisola, non ne aveva per tutti. Lasciamo allora che si consolidi un po’ e avviciniamoci alla fine del secolo.

La strada militare costruita dal "Lombardo-veneto" (dal libro "La strada stretta tra monti e lago" edito dall'Associazione culturale Luigi Scanagatta di Varenna).


Prendiamo il 1891. C’è stata un’altra di quelle piene distruttive del Meria che si temevano e l’anno dopo ecco un “progetto per lo spurgo e la sistemazione del torrente Meria”. Lo accompagna una “relazione” che meriterebbe di essere riportata per intero, tante sono le informazioni che dà e l’eleganza della prosa (e persino della calligrafia) con cui le espone.

Permettete che ne trascriva l’inizio: “Nella scorsa estate in uno di quei temporali che da qualche tempo e con una certa frequenza imperversano in Italia e in altri emisferi ancora, apportando rovina ovunque colpiscono, si vide ingrossare in modo eccezionale le acque del torrente Meria, il quale scende dai monti della Grigna e mette foce nel lago di Lecco all’abitato di Mandello, trasportando colle torbide materie rubate alle falde dei monti o franate dai ripidi pendii materie che venivano trasportate in parte nell’alveo del torrente, ostruendo il naturale passaggio delle acque e ponendo a repentaglio la sicurezza di qualche manufatto che esiste sul torrente medesimo, e ancora la parte bassa dello stesso abitato di Mandello pel pericolo che le acque estraripassero e innondassero le case che si trovano alcune in un orizzonte più depresso che non il letto del torrente costituitosi dopo la piena”.

In effetti che fosse un periodo meteorologicamente turbolento lo testimoniano anche altre esondazioni, come quella del 1888, di cui abbiamo le foto con le barche che galleggiano in via Manzoni allagata, oppure del 1896, di cui parleremo a proposito del porto.

Sono anche anni di importanti iniziative e, come sempre, di cattive condizioni finanziarie del Comune, definito “disanguato” dalla preventivata costruzione del nuovo cimitero e delle strade di accesso alla stazione.

Luciano Rossi

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