10 febbraio 2022

Vivibilità, rigenerazione urbanistica e mobilità. “Il Lario può e deve fare di più”

Sergio Fenaroli: “Non sono più rinviabili scelte e interventi che limitino l’accesso dei mezzi privati in città e favoriscano le persone”

 


Una riflessione legata alla vivibilità e alla mobilità sul Lario, che fa seguito al “messaggio” da lui fatto pervenire di recente ai sindaci del territorio lecchese. Una tematica determinante e fondamentale per il nostro futuro, approfondita in questo nuovo intervento di Sergio Fenaroli.

Lecco come Londra. Rigenerazione urbanistica, risparmio energetico, transizione ecologica. E’ evidente la metafora tra le due città, ma rende bene il concetto che è necessario cambiare le nostre abitudini e il nostro modo di rapportarsi alle tematiche di una vita più sana, in un ambiente che tutti ci invidiano, che sono a noi imposte dalle criticità presenti e future.

Migliorare la qualità della vita nella città capoluogo richiede l’impegno e la disponibilità delle comunità periferiche che quotidianamente si relazionano con essa.

Non sono più rinviabili scelte e interventi che limitino l’accesso dei mezzi privati in città e favoriscano le persone, i cittadini a raggiungere Lecco con mezzi pubblici efficienti e rapidi, con notevoli risparmi di tempo e di qualità salutari e ambientali.

Il nostro territorio è ad alta densità abitativa, tra i più sviluppati sul piano economico e produttivo di tutta Italia e in Europa, ma ancora con infrastrutture viabilistiche risalenti a fine guerra, escluso l’attraversamento sotterraneo della Statale 36.

Gli amministratori locali, le associazioni economiche devono porre con forza a Trenord la necessità di ottimizzare l’utilizzo della rete ferroviaria esistente, che attraversa in ogni direzione il nostro territorio ma con una fruizione sottodimensionata dei cittadini, esclusi gli studenti.

La tratta ferroviaria Lecco Sud ci collega con Milano e incrocia la vecchia Statale 36 a Olginate e proprio in località Fornasette/Capiate si potrebbe attrezzare una zona di scambio pubblico/privato con un grande parcheggio (2-3.000 auto) e il capolinea di “treni leggeri” che in 20-25 minuti raggiungerebbero Lecco.

Si potrebbero realizzare nel contempo fermate aggiuntive in zone attrezzate a quelle esistenti, favorendo un collegamento efficace rapido e conveniente.

Il collegamento a Nord con le comunità del Lago è più complicato per l’esistenza di un solo binario, tuttavia conveniente per Mandello Lario, Abbadia Lariana e Pradello, dove esiste già un’area attrezzata a parcheggio (“Orsa Maggiore”).

La tratta a Ovest è assai interessante: collega Lecco all’Alta Brianza, pur essendo a binario unico. Attualmente vi sono tre stazioni: Valmadrera, Oggiono e Molteno, dove incrocia la nuova Ss 36. Vi potrebbe realizzare un capolinea attrezzato con parcheggio custodito. Altre fermate andrebbero realizzate a Civate, in località La Santa, al Gaggio di Malgrate, al Ponte Vecchio (ex cava Mossini), un’altra a Pescarenico prima di raggiungere Lecco (La Piccola) capolinea.

Rimane la Valsassina, dove a Ballabio (Piani di Balisio) andrebbe realizzato un grande parcheggio, in questo caso gomma/gomma collegato al capoluogo con mezzi pubblici delle Linee Lecco, utilizzando la vecchia Provinciale da Laorca e il nuovo tratto che collega all’Ospedale di Lecco.

Non si propone la Rivoluzione d’ottobre, ma rappresenterebbe un’alternativa efficace da offrire ai cittadini/utenti e in linea con le finalità ispiratrici del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Inoltre è poco invasiva, ecocompatibile e assai economica, in quanto non prevede grandi opere aggiuntive ma un’ottimizzazione delle strutture già esistenti.

In questo contesto la metafora iniziale potrebbe divenire un esempio… Certo, con le rispettive specificità e con misure incentivanti a favore degli obiettivi condivisi.

Sergio Fenaroli (Lecco)

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