A dirlo è la direttrice, Emanuela Cariboni: “Ho sempre desiderato creare una casa familiare, un luogo in cui le persone anziane potessero sentirsi accolte, rispettate e ascoltate. Un posto dove la cura non fosse soltanto un servizio ma un gesto quotidiano fatto di attenzione, empatia e umanità”
Da Emanuela Cariboni, direttrice della casa dell’anziano “Pietro Buzzi” di Lierna, riceviamo:
Undici anni fa iniziava un’avventura che avrebbe cambiato per sempre la mia vita. Era il 2015 e, proprio come oggi, mi trovavo davanti a una strada sconosciuta. Non sapevo dove sarei arrivata, né come ci sarei arrivata. Sapevo soltanto una cosa: avevo un sogno e una voglia immensa di realizzarlo.
Ricordo ancora le parole di una persona che, vedendomi così giovane, mi chiese: “Come farà a gestire e sviluppare un’attività del genere senza esperienza?”. E io, con tutto l’entusiasmo e l’incoscienza dei miei anni, risposi: “Nessuno è nato imparato. Per tutto c’è una prima volta. Mi lasci provare, sbagliare e riprovare”. Forse è proprio da lì che è iniziato tutto. Da quella fiducia ostinata nel futuro. Da quella convinzione che, con il lavoro, la passione e la determinazione anche ciò che sembra impossibile possa diventare realtà.
La casa dell’anziano “Pietro Buzzi” era tutta da costruire. Non soltanto nelle mura ma soprattutto nei valori, nelle idee e nel modo di intendere l’assistenza. Ho sempre desiderato creare una casa familiare, un luogo in cui le persone anziane potessero sentirsi accolte, rispettate e ascoltate. Un posto dove la cura non fosse soltanto un servizio ma un gesto quotidiano fatto di attenzione, empatia e umanità.
Non è stato un percorso semplice. Ci sono state difficoltà, sacrifici, momenti di stanchezza e periodi in cui tutto sembrava più complicato del previsto. Essere “sociali” oggi non è facile. Molto spesso chi osserva da fuori non immagina il lavoro, la responsabilità e il coinvolgimento emotivo che si nascondono dietro questa professione. È un lavoro che non finisce quando si chiude una porta. Ti accompagna a casa, nei pensieri, nelle preoccupazioni e nelle speranze. Eppure, nonostante tutto, non ho mai smesso di credere in questo progetto. Anche grazie alle persone che hanno camminato accanto a me.
Non sono mai stata davvero sola. Al mio fianco c’è sempre stato l’avvocato Dario Pesenti, che in questi anni mi ha sostenuta e supportata, soprattutto nei momenti più difficili, quando sarebbe stato più facile arrendersi che continuare. Accanto a noi, uno staff che negli anni ha contribuito con professionalità, dedizione e cuore a rendere questa realtà ciò che è oggi. A tutti loro va il mio grazie più sincero.
Ma voglio ringraziare anche chi non ha creduto in me. Chi mi ha detto che non ce l’avrei fatta. Chi ha dubitato delle mie capacità. Perché, senza volerlo, mi ha regalato una motivazione in più per andare avanti, per migliorarmi e per continuare a costruire.
Guardando oggi la casa dell’anziano di Lierna provo un profondo senso di gratitudine e di orgoglio. Non per ciò che abbiamo costruito materialmente, ma per le vite che si sono incontrate lì dentro, per i sorrisi condivisi, per le mani strette nei momenti difficili, per le storie ascoltate e custodite con rispetto.
Undici anni fa ero una ragazza piena di entusiasmo. Oggi sono una donna che è cresciuta insieme a questa realtà. Questa “casa” non ha accolto soltanto anziani. Ha insegnato qualcosa anche a me. Mi ha insegnato la pazienza, la responsabilità, il valore dell’ascolto e l’importanza di non smettere mai di credere nelle persone.
Oggi festeggiamo tutto questo insieme ai nostri ospiti. Festeggiamo il bene, la voglia di fare, la capacità di rialzarsi dopo le difficoltà. La forza dei sogni quando vengono accompagnati dall’impegno quotidiano. E festeggiamo la speranza. Quella speranza che vorremmo continuare a trasmettere ogni giorno a chi ne ha bisogno.
Auguri a tutti noi. Che possiamo continuare a costruire, accogliere, aiutare e credere che l’umanità, la cura e l’amore per gli altri possano ancora fare la differenza. Buon compleanno, casa dell’anziano “Pietro Buzzi”. E grazie per aver fatto crescere, insieme a te, anche me.
Emanuela Cariboni
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