15 giugno 2026

Mandello, la moto di Berardelli affascina. “Centauri, restate fedeli ai sogni”, parola di… Don Chisciotte

(C.Bott.) C’erano anche Don Chisciotte e il suo fido scudiero Sancho Panza ieri pomeriggio all’“Antica officina” di Mandello Lario dove oltre cento anni fa nacque un mito chiamato Moto Guzzi, perché lì sono state scritte le prime pagine della storia dell’Aquila. C’erano numerosi centauri in quello che fu il “regno” del Giorgio ferèe dove era solito sostare Carlo Guzzi nei primi anni del Novecento. E c’erano una cinquantina di motociclisti del “Falcone club”, giunti in Italia qualche giorno fa dalla Germania con il loro presidente, Matthias Auth, per “celebrare” i 50 anni del sodalizio.

C’era insomma il mondo dei motori, nel cortile e appunto dentro l’officina di via Cavour, anche - se non soprattutto - per ammirare la motocicletta realizzata da Roberto Berardelli ispirandosi al prototipo del modello Guzzi-Parodi costruito proprio là dentro nel 1919. Qualcuno ha voluto sapere dal giovane e ingegnoso bergamasco di Endine Gaiano i dettagli di quella sua creazione (denominata “Svasso maggiore”, monta un motore Guzzi Superalce 500cc), qualche altro si è limitato ad ammirarla quasi in silenzio ma con occhi attenti a ogni più piccolo particolare. E ad alcuni è parso addirittura di rivivere le sensazioni e le emozioni provate da Guzzi e Ripamonti.

Da ammirare (o per meglio dire da tornare ad ammirare) ieri in via Cavour c’era poi anche il murales realizzato nel 2021 da Giovanni “Gechi” Trincavelli, pronipote di Giorgio Ripamonti, all’esterno dell’officina in occasione del centenario di fondazione della Moto Guzzi e da lui stesso rivisitato con l’aggiunta proprio di Berardelli bambino accanto agli altri personaggi raffigurati.

Motocicletta e murales meritavano dunque una festa e un padrino. E nel ruolo di padrino si è calato perfettamente Luciano Gazzola, nome e volto ben noti a ogni guzzista per il suo passato di collaudatore. La festa è andata in scena nel cortile dell’“Antica officina”, presenti come detto anche… Don Chisciotte e Sancho Panza. Il perché è presto detto e a spiegarlo è stata Giordana Bonacina, alla quale era affidata la conduzione della cerimonia, svoltasi alla presenza del sindaco di Mandello, Riccardo Fasoli, e del primo cittadino di Endine Gaiano, Marco Zoppetti.

“C’è qualcosa di profondamente donchisciottesco nel mondo dei motori e della Moto Guzzi - è stato detto - e c’è molto di Don Chisciotte soprattutto nelle persone che ancora oggi scelgono di credere in ciò che può sembrare fuori dal tempo, in chi continua a restaurare un vecchio motore quando sarebbe più semplice sostituirlo, in chi custodisce una tradizione senza trasformarla in malinconia e nostalgia”.

“La vera lezione di Don Chisciotte è il coraggio di combattere battaglie che il mondo considera perse in partenza - ha specificato sempre Giordana - Lui non è sciocco, al contrario sa che ogni grande impresa umana nasce da una visione che inizialmente può apparire assurda”. Poi alcuni riferimenti specifici alla motocicletta, che “non è soltanto un mezzo meccanico ma può diventare una dichiarazione d’intenti”. “Ogni volta che qualcuno sceglie una strada meno battuta - è stato evidenziato - quando resta fedele a un sogno che gli altri non comprendono, quando difende una tradizione con orgoglio sta compiendo un gesto che ha qualcosa di cavalleresco”.

Quindi spazio alla consegna di una serie di riconoscimenti da parte del “Falcone club” tedesco tra sorrisi e scambi di battute. Prima di dare un ultimo sguardo alla motocicletta di Berardelli, in bella mostra là dove tutto ha avuto inizio.























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