Don Alberto Clerici all’omelìa del rito funebre: “Dove c’era bisogno di un’opera di volontariato lui c’era e la sua presenza era sempre positiva”. Suor Elisabetta Lafranconi da Roma scrive: “In questi 70 anni della tua vita ti sei fatto pane spezzato per gli altri e il bene che hai sparso intorno a te è così grande che a guardarlo bene si rimane disarmati”
(C.Bott.) Sulla bara di legno chiaro, con la sua fotografia, un grande girasole. All’inizio del rito funebre, nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore, lo sguardo alle tante persone presenti suggerisce al celebrante una prima riflessione: “Chi ha servito la comunità, dalla comunità è onorato”.
Mandello Lario ha tributato oggi pomeriggio l’ultimo saluto a Piercarlo Redaelli, morto all’età di 70 anni. A officiare il rito don Giuliano Zanotta, parroco della comunità pastorale. Con lui all’altare numerosi sacerdoti, alcuni dei quali in anni più o meno lontani hanno esercitato il loro ministero proprio al “Sacro Cuore”. Tra loro don Alberto Clerici, che a Mandello fu vicario dal 1993, l’anno della sua ordinazione, al 1998, ora parroco della comunità pastorale di Montano e Lucino.
E’ affidata a lui, amico di “Geda”, l’omelìa. Ed è lui a esortare tutti a lasciarsi amare da Dio, “perché così avremo sollievo nel dolore”. “Ho conosciuto Piercarlo più di trent’anni fa - dice il sacerdote - e negli anni siamo diventati amici. E con il trascorrere del tempo ho riconosciuto in lui il desiderio di far fiorire un mondo migliore e io ho avuto il privilegio di condividere con lui questo grande ideale”.
“La sua ultima preoccupazione erano i nipoti - aggiunge don Alberto - nella consapevolezza di non poter dare loro il suo grande affetto di nonno”. Poi le meravigliose esperienze dell’affido, il suo impegno nei campi scuola, i Grest, i recital, le gite. E il volontariato svolto in più associazioni, su tutte l’Avis, il Soccorso degli alpini, “Abilmente”, la cooperativa sociale “Incontro”, il Cai e la Secim.
“Sì, dove c’era bisogno di un’opera di volontariato lui c’era - osserva ancora - e la sua presenza era sempre positiva, perché “Geda” sapeva testimoniare il Vangelo con il suo impegno”. “Oggi lui sarà accolto dal Padre - conclude don Alberto - e ci piace pensarlo ancora al nostro fianco, che cammina con noi tenendoci una mano sulla spalla”. Infine il richiamo alla sollecitazione di padre Ermes Ronchi, presbitero e teologo, a cercare prima di tutto il Regno di Dio, a occuparsi della vita interiore, delle relazioni e del cuore.
Al termine del rito la mamma di suor Elisabetta Maria Lafranconi, religiosa agostiniana mandellese dal 2024 nel monastero dei “Santi Quattro Coronati”, nel cuore della città di Roma, legge l’indirizzo di saluto rivolto dalla figlia a Piercarlo. “Chissà che festa ti hanno fatto quando ti hanno accolto con i tanti santi della porta accanto che in silenzio, ma con perseveranza, hanno seminato bene in abbondanza nei cuori di quanti hanno incontrato - ha scritto la religiosa - In questi 70 anni della tua vita ti sei fatto pane spezzato per gli altri e il bene che hai sparso intorno a te è così grande e così divino che a guardarlo bene si rimane disarmati. Ti sei sempre sentito amato da Dio Padre e così, da figlio, hai amato la tua famiglia di un amore casto e liberante e insieme a tua moglie Giudy avete sempre creato uno spazio per far posto all’altro”.
Infine il congedo di suor Elisabetta: “Ti saluto con un A-Dio che ha i colori della nostalgia, della gratitudine e della sicura speranza di poterti nuovamente abbracciare quando Dio vorrà”.
L’ultimo saluto a Piercarlo glielo rivolge la figlia Gaia a nome della madre e delle sorelle Alessia e Maura. “Sei stato un porto sicuro per tanti - dice - con l’umiltà e la semplicità che ti hanno sempre contraddistinto e noi abbiamo avuto un grande dono, quello di camminare al tuo fianco”.
.jpeg)
.jpeg)
.jpeg)
.jpeg)
.jpeg)
Nessun commento:
Posta un commento