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| Don Michele Gianola |
(C.Bott.) “Da solo, un prete non esiste. Un prete esiste perché legato a un vescovo e a un presbiterio composto dai sacerdoti della diocesi, quelli che si avvicendano al servizio delle parrocchie come la nostra. Un prete esiste sempre per una comunità fatta di persone, di volti dietro ai quali si intrecciano la vita e la morte, momenti lieti e tristi, dolori, gioie e speranze. Un prete esiste perché la vita non finisce in questa storia. C’è un’altra comunità da costruire, una città che, per dirla con sant’Agostino, è quella di Dio, là dove tutti siamo diretti e dove tutti siamo attesi, da tutti i santi e da coloro che ci hanno preceduto”.
Concetti chiari e ad un tempo profondi, espressi da don Michele Gianola e riportati sulla pubblicazione data alle stampe dalla comunità pastorale di Abbadia Lariana nel venticinquesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale e da lui ripresi questa mattina nell’omelìa della messa solenne celebrata nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo.
“Guardiamo a questo giorno non soltanto per “celebrare” i miei 25 anni di messa ma anche come a una festa della Chiesa - ha detto don Michele - ricordando che ogni prete porta avanti il ministero del Signore, che noi siamo suoi figli e che in ogni situazione la misericordia di Dio non verrà mai meno”. “La vita buona fa bene a tutti - ha aggiunto il sacerdote - e in quella direzione deve essere costruita”.
Poi un pensiero per suo padre Domenico, del quale proprio oggi ricorre l’anniversario della morte. “Noi abbiamo una direzione da seguire - ha affermato - e dobbiamo fare memoria di chi ci ha preceduto e ora guarda alla storia dal balcone dei Cieli”.
“Là - aveva scritto don Michele nella riflessione riportata sul libretto guida della cerimonia religiosa - di questa vita rimangono soltanto il bene, l’amore dato e ricevuto, il perdono offerto e accolto, il tempo speso gratuitamente nel gusto di stare insieme, nella fatica di ascoltare o sostenere, nella semplicità di una visita, di un incontro”. Infine una considerazione e, insieme, un auspicio: “Bella vocazione, quella del prete! Chissà che qualcun altro tra noi possa seguirla”.
All’altare, con don Michele Gianola e con il parroco don Aldo Milani, c’erano altri sacerdoti. Tra loro don Tullio Salvetti e don Vittorio Bianchi, che ad Abbadia furono parroci rispettivamente dal 1982 al 1995 e dal 2010 al 2019. Tra i doni consegnati al festeggiato una piccola pianta di ulivo. “Falla crescere con cura perché ogni fogliolina è ciascuno di noi - gli ha detto don Aldo - e il tronco è Cristo”.
Al termine della cerimonia il saluto e gli auguri del sindaco. “Tagli un traguardo importante - ha detto al sacerdote Roberto Azzoni - e nessuno di noi ha dimenticato che qui ad Abbadia sei cresciuto e hai maturato la tua vocazione. Hai scelto la tua strada e noi siamo orgogliosi di te e del cammino che hai fin qui percorso. Abbadia ti guarda sapendo che nel tuo essere sacerdote c’è qualcosa di ognuno di noi”.
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