04 giugno 2026

Il vescovo Dante Lafranconi a Caravaggio: “Preghiamo, perché la nostra vita sia fatta di scelte giuste”

Il prelato, originario di Mandello Lario: “Veniamo qui per onorare la misericordia di Dio, non soltanto proclamandola ma domandandola e desiderandola”

Monsignor Dante Lafranconi a Caravaggio.

Le celebrazioni per il 594.mo anniversario dell’apparizione di Maria alla giovane Giannetta de’ Vacchi, avvenuta il 26 maggio 1432, hanno caratterizzato la solennità del 26 maggio al Santuario di Caravaggio dedicato a Santa Maria del fonte, patrona della diocesi di Cremona insieme a sant’Omobono.

Per l’occasione il Santuario è stato affollato da centinaia di pellegrini che hanno reso omaggio alla Vergine sostando in preghiera davanti all’immagine dell’apparizione, nella navata minore della Basilica, in attesa della celebrazione principale.

Quest’anno la solenne messa pontificale è stata presieduta dal vescovo emerito di Cremona monsignor Dante Lafranconi, mandellese d’origine. Il prelato si è recato al Sacro fonte, dove la celebrazione è iniziata con la memoria dell’apparizione e l’atto penitenziale. Monsignor Lafranconi ha quindi compiuto il rito della memoria del battesimo, bagnandosi con l’acqua della sorgente prima di fare ingresso in Basilica, dove la messa è proseguita con la liturgia della parola.

Nella sua omelìa il vescovo Dante ha condensato il messaggio di Maria in due parole cardine: misericordia e conversione. “L’antico racconto inizia proprio così: Dio ricco di misericordia - ha esordito il vescovo emerito - Tutti abbiamo bisogno di misericordia, non soltanto da parte di Dio, ma anche di noi stessi e come gesto reciproco. Non c’è giustizia senza misericordia, così come la misericordia non deve scavalcare la giustizia”.

Sul tema del perdono il vescovo emerito ha richiamato la vicenda di Davide Cavallo, lo studente gravemente ferito lo scorso ottobre a Milano da un gruppo di adolescenti. Citando la lettera scritta dal giovane dal letto d’ospedale, in cui dichiarava di non provare rancore, Lafranconi ha riflettuto: “Azzardando, direi un po’ il suo pensiero: chissà che forse poteva esserci anche lui come uno di loro. Ma il Signore lo ha aiutato, invece, gli ha dato una grazia”. E ha proseguito: “Ecco, noi qui veniamo per onorare la misericordia di Dio, non soltanto proclamandola ma domandandola e desiderandola”.

Il secondo passaggio è stato dedicato alla conversione, necessaria perché la grazia “non ci sfiori soltanto ma ci penetri dentro”. Richiamando il dialogo tra la Vergine e Giannetta, monsignor Lafranconi ha evidenziato il contrasto tra la fretta della veggente e l’invito di Maria a fermarsi, a mettersi in ginocchio e a pregare. “Ma noi preghiamo ancora nelle nostre case? - ha domandato il vescovo - Bisogna pregare perché altrimenti viene meno il nostro rapporto con Gesù. Nella preghiera troviamo la forza perché la nostra vita sia fatta di scelte buone e giuste”.

Al termine della celebrazione eucaristica i sacerdoti si sono portati davanti all’immagine della Madonna, esposta all’esterno del Sacro speco, monsignor Lafranconi ha impartito la benedizione apostolica con l’indulgenza plenaria.


 

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