30 gennaio 2026

Il vescovo affida le Olimpiadi al Signore: “Impegniamoci a essere campioni nella capacità di amare”

Il cardinale Oscar Cantoni oggi pomeriggio a Bormio: “Lo sport, specie quando è di squadra, insegna il valore della collaborazione, del camminare insieme, di quel condividere che è al cuore stesso della vita di Dio”

Il vescovo di Como, cardinale Oscar Cantoni.

Il vescovo di Como, cardinale Oscar Cantoni, ha presieduto nel tardo pomeriggio di oggi nella chiesa parrocchiale di Bormio la messa, momento promosso per affidare a Dio i Giochi olimpici invernali di Milano Cortina.

All’omelìa il prelato ha innanzitutto ricordato le parole pronunciate da papa Leone XIV in occasione del Giubileo degli sportivi: “Ogni buona attività umana porta in sé un riflesso della bellezza di Dio e lo sport è tra queste. Del resto Dio non è statico, non è chiuso in sé. È comunione, viva relazione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, che si apre all’umanità e al mondo”.

Quindi tre passaggi, il primo dei quali relativo a “un Dio che si diverte”. “Noi siamo stati creati da un Dio che gioisce nel donare l’esistenza alle sue creature - ha detto il cardinale - Alcuni padri della Chiesa parlano addirittura di un Deus ludens, un Dio che si diverte. Ecco perché lo sport può aiutarci a incontrare Dio: perché richiede un movimento dell’io verso l’altro, certamente esteriore, ma anche e soprattutto interiore. Si tratta di ricercare relazione, andare in profondità, condividere, superare gli egoismi. Dio stesso gioca, e il suo gioco è la creazione. Lo sport è un riflesso della creatività e della bellezza di Dio. Quando ci impegniamo nello sport stiamo partecipando alla creazione di Dio, stiamo mettendo in gioco le nostre capacità e le nostre passioni per creare qualcosa di bello e di buono”.

Il secondo passaggio: giocare se stessi. “Non si tratta soltanto di dare una prestazione fisica, magari straordinaria, ma di dare se stessi - ha sottolineato il vescovo - Si tratta di darsi per gli altri e, se si è veramente sportivi, questo vale al di là del risultato.  Lo sport è gioia di vivere, gioco, festa e come tale va valorizzato mediante il recupero della sua gratuità, della sua capacità di stringere vincoli di amicizia, di favorire il dialogo e l’apertura degli uni verso gli altri”.

“Lo sport è un linguaggio universale che unisce le persone di tutte le culture e le nazioni - ha aggiunto - Le Olimpiadi sono un simbolo di questo valore dello sport. Sono un momento in cui le persone di tutto il mondo si riuniscono per celebrare la loro comune umanità, per condividere la loro passione e la loro gioia. Sono un’opportunità per scoprire che, al di là delle differenze, siamo tutti fratelli e sorelle, figli di un unico Dio. Sappiamo però che i grandi eventi portano con sé anche fatiche e disagi. Quando crescono gli interessi, c’è il rischio che si perda di vista il bene comune e gli stessi valori olimpici. Come comunità siamo chiamati non alla polemica, ma a una vigilanza responsabile, perché nulla soppianti ciò che conta davvero: le persone e il territorio”.

Infine il terzo passaggio: lo sport come un “no” alla solitudine. “Viviamo in una società segnata dalla solitudine - ha detto al riguardo il vescovo Oscar - in cui l’individualismo ci ha portato a ignorare l’altro. Lo sport, specie quando è di squadra, insegna il valore della collaborazione, del camminare insieme, di quel condividere che, come abbiamo detto, è al cuore stesso della vita di Dio. Può così diventare uno strumento importante di ricomposizione e d’incontro: tra i popoli, nelle comunità, negli ambienti scolastici e lavorativi, nelle famiglie”.

“Non dobbiamo poi dimenticare - ha osservato ancora il prelato - che siamo in una società sempre più digitale, in cui le tecnologie, pur avvicinando persone lontane, spesso allontanano chi sta vicino, lo sport valorizza la concretezza dello stare insieme, il senso del corpo, dello spazio, della fatica, del tempo reale. Impegniamoci a essere campioni nella capacità di amare, di condividere, di essere amici, di cercare quello che unisce e non quello che divide. Il successo di queste Olimpiadi non si misurerà soltanto nelle medaglie ma nella qualità delle relazioni, nel rispetto del territorio, nella cura delle persone, nella crescita dell’unità tra culture”. 

Infine l’affidamento delle Olimpiadi al Signore “perché siano occasione di incontro, perché la competizione resti leale, perché Bormio, Livigno e tutti i territori coinvolti sappiano offrire non soltanto gare ma un segno di fraternità e di pace”.

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