Fu tecnico di pista, specialista meccanico e memoria storica delle affermazioni e dei primati conseguiti dalla Casa dell’Aquila
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| Bruno Scola, classe 1946. |
(C.Bott.) La sua è stata una vita dedicata alle motociclette. E alla Guzzi. Oggi Mandello Lario piange Bruno Scola. Ricoverato dallo scorso 12 gennaio all’ospedale di Erba in seguito all’aggravarsi del male che lo aveva colpito poco più di un anno fa, Scola è morto questa notte all’età di 79 anni (classe 1946, avrebbe tagliato il traguardo degli 80 anni il prossimo mese di aprile).
Una vita, la sua, come detto nel segno delle “due ruote” e della Casa dell’Aquila. Lavorò in Guzzi dal 1962 al 1982, per i primi tre anni nel reparto assistenza e in seguito nel reparto esperienze al fianco dei più importanti progettisti e meccanici che hanno fatto grandi i modelli nati in quel periodo. Lavorò anche sulle moto da corsa, in particolare sulle V7 dei record del 1969 e sulle successive V7 Sport, poi portate in corsa a Le Mans, in Francia. L’esperienza maturata in quel campo gli aveva consentito di mettere a punto una miriade di parti meccaniche che in seguito avrebbero costituito un riferimento fondamentale per chiunque volesse cimentarsi nell’elaborazione di un motore Guzzi. Quando l’Aquila lasciò le corse (si era all’inizio degli anni Settanta) lui continuò a seguirle privatamente e intraprese la carriera di preparatore.
Il nome di Scola, simpatico e dal carattere affabile, si lega anche alle concessionarie da lui aperte nell’87 a Lecco e nel ’94 a Carate Brianza. Gli amici erano soliti definire la sua officina, dove lavorò con impareggiabile abilità, “il tempio di Bruno Scola”.
“Avevo una squadra corse privata - raccontò un giorno Scola - e quando la Guzzi, alla fine del 1972, dopo il Bol d’Or chiuse con le corse io ho proseguito con alcuni collaudatori. Mantenevamo la nostra squadra corse facendo elaborazioni sui V7 Sport trasformandoli in Le Mans, fino a tutti gli anni Ottanta. Ho fatto le “teste” del Le Mans nel ‘76, con motore da 100 cavalli, e nel 1981 ho fatto altre “teste” con valvole 51-43 con 110 cv”. “Siamo stati protagonisti per altri 3-4 anni delle “24 ore”. Avevamo un equipaggio che si piazzava sempre dal terzo al sesto posto, quindi non semplicemente per partecipare. Eravamo rispettati dagli avversari e ammirati dai guzzisti in giro per l’Europa. In Francia, poi, era impressionante vedere la passione per le Guzzi”.
Praticò anche il canottaggio, Scola, e dal 1988 al 1992 fece parte del consiglio direttivo della Canottieri Moto Guzzi, in quel quadriennio guidata da Emilio Mornati. E’ del resto un legame altrettanto forte, va detto, quello della famiglia Scola al remo mandellese e alla sua gloriosa Canottieri. Basti dire che Umberto Scola, fratello di Bruno, è stato atleta di assoluto livello (si avvicinò al canottaggio nel ’64 ed era dotato di ottimo stile, forte carica agonistica e eccezionale volontà, oltre a essere campione di modestia e lealtà), mentre sua nipote Rossella è stata presidente della “Moto Guzzi” dal 2019 al 2022.
Scola - che lascia Antonia Gianola, sua compagna nella vita di ogni giorno, e i figli Riccardo e Arianna - risiedeva da qualche anno a Somana dopo avere abitato ad Abbadia Lariana.



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