Mandellese ora residente a Malgrate, a Berbenno di Valtellina sarà uno dei tedofori nella tappa della fiaccola che in serata raggiungerà Lecco. “Per me - spiega - essere tedoforo vuol dire andare incontro alla luce e all’emozione della vita”
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| Marta Betti |
(C.Bott.) Mandellese ora residente a Malgrate, sposata, madre di due figli - Teodoro di 6 anni e Pietro di 3 - è ginecologa presso l’ospedale “Manzoni” di Lecco e domenica 1° febbraio a Berbenno di Valtellina porterà la fiaccola di Milano Cortina 2026 nella tappa del “viaggio della fiamma olimpica” che in serata raggiungerà Lecco.
Lei è Marta Betti e spiega: “Ho saputo per caso dal sito dell’Eni della possibilità di segnalare la propria disponibilità a fare da tedoforo, precisandone le motivazioni. Mancava un’ora alla scadenza delle candidature, che sarebbero poi state vagliate. Pensare alle mie pazienti mi ha dato la spinta per segnalare la mia disponibilità in merito”.
“L’idea della luce unita alla corsa - aggiunge - ha per me un grande valore simbolico. Con questo spirito ho compilato il form e l’ho spedito. Ho spiegato cosa simboleggiano per me la fiamma e la corsa. E l’essere tedoforo: andare incontro alla luce e all’emozione della vita, sempre e comunque. Da sé ma non da soli. Mantenendo accesa la luce e confidando nel futuro anche nelle condizioni avverse, a volte perfino di malattia e discriminazione. Essere moglie, mamma e ginecologa mi conferma ogni giorno in questa convinzione”. E ancora: “La corsa per me ha rappresentato uno strumento sano per riuscire a stare nelle difficoltà della vita, mantenendo uniti ideali e quotidianità. Dopo qualche tempo mi è arrivata la conferma che ero stata scelta per portare la fiaccola”.
Sorge allora spontanea una domanda: quale potrà essere la ricaduta di questa esperienza sulla famiglia? E’ la stessa Marta Betti a rispondere: “Rispetto ai miei figli, Teodoro e Pietro, testimoniare ancora una volta e in veste diversa dalla quotidianità, in modo speciale e festoso, che se si scommette sulla bontà delle proprie intenzioni e desideri, sulla tenacia e sulla fiducia si riescono a fare meraviglie. Portare la fiamma olimpica è una di queste. Rispetto a mio marito per i motivi e per i ricordi che custodiamo nel segreto dei nostri cuori”.
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