La sorella Giuditta: “Dio possa compiacersi per questo suo figlio e riservargli un posto dove lui possa continuare a dedicarsi a noi, forse non più ai motori della Guzzi ma a quelli dei nostri cuori”
di Claudio Bottagisi
Il primo grazie, appena prima che avesse inizio il rito funebre, è “ai tanti amici che hanno voluto partecipare al momento di congedo, molti di loro arrivati anche da lontano” . Poi a Dio “che oggi lo accoglie tra le sue braccia e che ci ha dato di vivere della sua presenza”. A parlare, a nome di tutti i familiari, è la sorella Giuditta.
A Mandello Lario è il giorno dell’ultimo saluto a Bruno Scola, “un uomo - prendendo a prestito la definizione che in questi giorni ha dato di lui il “Moto Guzzi club Roma” - che ha messo le mani, la testa e il cuore su generazioni di motociclette, diventando un riferimento autentico per chi cercava una soluzione, un consiglio onesto, o semplicemente qualcuno che “capisse” la moto prima ancora del guasto”.
Sottolinea, la sorella di Bruno, “la dignità e la compostezza anche nell’affrontare la lotta contro il male che lo aveva colpito” e il suo non rassegnarsi a quella condizione tanto era il desiderio di essere ancora utile ai suoi cari e ai suoi guzzisti. Ricorda i trascorsi del fratello nel canottaggio, che lo portarono a ottenere importanti conquiste. Una su tutte, quella della maglia azzurra nel 1964 dopo aver vinto la selezione per il Pentagonale giovanile di Zug. L’anno prima Scola si era aggiudicato il titolo italiano Allievi con l’otto della Canottieri Guzzi e del 1965 è l’altro suo titolo tricolore, vinto nella categoria Junior su un “quattro senza” con la Canottieri Lecco. Nel 1967 la partecipazione alle regate internazionali di Heidelberg in Germania. Quello stesso anno, quando remava a Sabaudia per la Marina, fu incluso tra i “probabili olimpici”, mentre del 1970 è il secondo posto ottenuto con l’otto azzurro sulle acque del Rotsee a Lucerna.
Appena sotto i gradini che conducono al presbiterio c’è il labaro dell’Associazione nazionale atleti olimpici e azzurri d’Italia. E dentro la chiesa arcipretale di San Lorenzo ogni parola, ogni sguardo verrebbe da dire, parla di Bruno Scola, del suo estro e della sua passione per i motori, della sua professionalità e del suo carisma, ma anche “della sua bontà d’animo e della sua generosità - come ricorda sempre la sorella - nel mettere la sua competenza al servizio di quanti chiedevano il suo aiuto”.
“Ogni uomo ha per così dire uno scopo, una missione, oseremmo dire una vocazione - aggiunge - e Bruno attraverso la sua passione per i motori ha interpretato la sua vita come una ricerca della felicità che ben trapelava dal suo sorriso”. E a renderlo felice era la soddisfazione dei suoi clienti, la loro gioia di sentirsi seguiti e accuditi. “Quella per lui era davvero “vita” - afferma - e questa è l’eredità che oggi Bruno ci consegna: essere capaci di gioire della felicità altrui, di pensare che le nostre azioni e i nostri gesti possono far stare bene quelli che incontriamo sulle strade della nostra vita”.
E un’ultima invocazione: “Dio possa compiacersi per questo suo figlio e riservargli un posto dove lui possa continuare a dedicarsi a noi, forse non più ai motori della Guzzi ma a quelli dei nostri cuori, perché impariamo a essere fratelli capaci di riparare anche le fatiche degli altri e offrire loro una nuova vita”.
A celebrare il rito funebre sono don Cesare Ciarini, salesiano e cugino del defunto, e padre Angelo Cupini, legato alla famiglia Scola da sentimenti di amicizia e affetto. Ricorda all’omelìa, don Cesare, l’intelligenza e le intuizioni di Bruno e sottolinea il suo aver saputo spendere al meglio i talenti che il Signore, che ora lo accoglie nella pienezza della vita, gli ha donato.
Durante il rito un canto che nel giorno dell’addio a Scola diventa naturale accostare al suo grande amore per la Moto Guzzi: …E ti rialzerà, ti solleverà, su ali d’aquila ti reggerà. Poi la lettura della preghiera del canottiere. All’uscita del feretro, sul sagrato dell’arcipretale è il rombo del motore di una delle motociclette “schierate” ai lati del carro funebre a dare a Bruno Scola l’ultimo saluto. E’ il congedo ideale di tutti gli appassionati centauri a un grande della motocicletta. E della Guzzi.
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