27 gennaio 2026

L’addio di Mandello Lario a June Lafranconi. Il vescovo Dante: “Grazie per essermi stata accanto”

Il prelato alle esequie della sorella in “San Lorenzo”: “Scusami per non aver potuto esaudire il tuo ultimo desiderio di ritornare a vedere il tuo paese, la nostra casa e i volti delle persone che amavi”

di Claudio Bottagisi

Grazie. E scusa. Sono questi due sostantivi il filo conduttore dell’omelìa di monsignor Dante Lafranconi pronunciata alle esequie della sorella Maria June, morta alla soglia dei 96 anni (li avrebbe compiuti il prossimo 4 febbraio), celebrate oggi pomeriggio nella chiesa arcipretale di San Lorenzo a Mandello Lario.

“Grazie per avere accettato di seguirmi - ha detto il vescovo emerito di Cremona, classe 1940, origini mandellesi - grazie per la libertà che mi hai concesso e perché ogni volta che rientravo dopo avere assolto a un impegno del mio ministero mi accoglievi con il sorriso e mi chiedevi com’era andata la mia giornata. Siamo stati insieme 34 anni, hai accettato il mio operato e io ho sempre percepito di essere amato e accolto, pur se la tua è stata una presenza discreta. Così insieme abbiamo condiviso dolori e speranze, gioie e fatiche”.

Maria June Lafranconi (1930-2026)

“Ti devo però anche delle scuse - ha affermato il prelato - innanzitutto per non aver potuto esaudire il tuo ultimo desiderio di ritornare a vedere Mandello, la nostra casa e i volti delle persone che amavi. Sì, scusami se non ti ho potuto accontentare. Questa è stata la tua ultima rinuncia, ma adesso sei nella tua chiesa, quella dove sei stata battezzata, dove hai ricevuto la prima Comunione e la Cresima, quella che tante volte hai reso pulita e ordinata”.

Quindi una serie di profonde riflessioni. “Ciò che conta nella vita è cercare di rimanere sempre in comunione con il Signore - ha sottolineato monsignor Lafranconi - San Paolo dice che la carità è paziente e tu, June, la carità hai sempre cercato di viverla. Quando poi hai avuto bisogno di avere qualcuno accanto hai manifestato il disagio di non poter più assolvere ai tuoi consueti incarichi, ma sappi che starti vicino con pazienza e amore è stata una gioia”.

Poi qualche riferimento alla vita familiare: “In casa eravamo in tanti, eppure anche in famiglia ti sei sempre messa al servizio degli altri, sempre disponibile con tutti. E quando anziani e ammalati chiedevano di te, tu hai sempre detto sì”.

Infine il congedo con una frase attribuita a sant’Agostino e spesso citata dopo la morte di una persona cara: “Signore, non ti chiediamo perché me l’hai tolta, ma ti ringraziamo perché ce l’hai data”.

Al termine delle esequie - che hanno visto all’altare con monsignor Lafranconi i vescovi di Cremona, Antonio Napolioni, e di Como, Oscar Cantoni - i riti dell’aspersione e dell’incensazione della bara, sulla quale era stato posato un semplice mazzo di rami d’ulivo. Fuori dalla chiesa il libro delle firme, l’immagine con il volto sereno di June e un biglietto dei familiari con la scritta “Grazie di cuore per esserci stati accanto e aver condiviso il nostro dolore”.





 

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