04 gennaio 2026

L’addio delle penne nere, del Soccorso degli alpini e del mondo del volontariato a Michele Campanella

Il suo nome si lega anche a un episodio del 1993 quando Luigi Pascazio, che 17 anni dopo sarebbe rimasto ucciso in Afghanistan, gli tolse il cappello alpino e lo indossò

Michele Campanella (in basso, accosciato) nel giugno 2013 in occasione della serata voluta dall'Ana per accogliere a Mandello i genitori di Luigi Pascazio.

(C.Bott.) Lierna ha tributato ieri l’estremo saluto a Michele Campanella, morto all’età di 82 anni. Il suo nome, il suo volto e il suo impegno si associano in particolare agli alpini. Socio dell’Ana di Lierna dopo aver fatto parte del Gruppo di Mandello Lario, Campanella era stato per anni anche nel Soccorso degli alpini e nel suo paese di residenza ha sempre svolto una intensa quanto altruistica attività di volontariato. C’è chi lo ricorda dedito al trasporto degli ammalati e sempre a Lierna era stato tra i volontari del piedibus, il servizio che vede i bambini raggiungere la loro scuola accompagnati da adulti seguendo percorsi prestabiliti.

Il nome di Campanella si lega poi a un episodio del 1993. Quell’anno gli alpini mandellesi si erano recati in Puglia per l’annuale Adunata nazionale dell’Ana. In quella circostanza un bimbo di 8 anni, curiosamente originario di Bitetto proprio come Campanella, si avvicinò a Michele, gli tolse il cappello alpino e se lo mise in testa. Quell’alunno delle elementari si chiamava Luigi Pascazio. Campanella gli disse: “Ma lo sai che chi indossa il cappello alpino lo porta fino alla morte?”. Il piccolo Luigi di quel cappello si innamorò subito, al punto da fargli dire che da grande avrebbe fatto l’alpino. E così avvenne.

Pascazio frequentò il servizio militare, divenne caporal maggiore delle penne nere e un giorno di maggio del 2010 rimase ucciso in Afghanistan in un attentato. Luigi si trovava su un blindato che faceva parte di una colonna di automezzi in fase di spostamento nel Nord-est del Paese, in un’area controllata dal contingente italiano. Per lui quella in Afghanistan era la prima missione all’estero, mentre in precedenza aveva partecipato a tre missioni in Italia: per due volte nell’operazione “Domino” e una volta in un’operazione di sicurezza in pattuglie miste. Era partito per il Medio Oriente nel marzo 2010, dunque soltanto due mesi prima dell’attentato.

Nel giugno del 2013 erano arrivati a Mandello dalla Puglia, per parlare di Luigi e del suo amore per gli alpini, i genitori di quel giovane: mamma Maria e papà Angelo. Fu una serata di ricordi e di intense emozioni. Una serata voluta dall’Ana per trasmettere i valori più autentici scaturiti da una storia vera, purtroppo con un finale tragico ma con un messaggio d’amore: quello di un ragazzo poco più che ventenne verso la patria, la famiglia e, appunto, gli alpini.

Michele Campanella lascia la figlia Patrizia e gli affezionati nipoti Barbara e Alessandro.

Nessun commento:

Posta un commento